Arrivano intanto, scendendo dalla basilica di Saint Victor un gruppo di giovani, con delle torce accese, portando una preziosa Madonna del XIII secolo, chiamata Vierge de la confession per la testimonianza, cioè la confessione dei martiri. La folla prega, canta sommessamente. Riscalda, così, il cuore. Da tutta Marsiglia si era messa in cammino nel cuore della notte: questa, infatti, é una festa cara a tutti i suoi abitanti.

Qualche minuto dopo le cinque ecco spuntare la sagoma di un’imbarcazione, la nave degli allievi della marina mercantile. Portano il Vangelo, giunto qui via mare nei primi secoli. Lo si rivive ora, come ogni anno: un appuntamento abituale della fede dei marsigliesi. In alto dell’imbarcazione, tre giovani - uno con un antico evangeliario ricco di pietre preziose e due con torce accese – sembrano statue congelate, fissate al pennone.  Giunto a riva vi sale anche l’arcivescovo monsignor Georges Pontier per una breve omelia e preghiera alla folla. Sembra il Cristo a Cafarnao, quando parlava dalla barca alla folla sulla riva. Presenta oggi a Dio «la sofferenza e le lacrime, la gioia e le risa» della vita di ognuno. È la Candelora, il giorno della presentazione di Gesù, luce delle nazioni, al tempio.

Accompagnando ancora le ultime ombre della notte, la folla aux flambeaux sale lentamente alla basilica di Saint Victor, che a quest’ora mattutina scampana a festa. Il sito sovrasta la città ed è insediato su una cripta del IV secolo, luogo del martirio di San Vittore. Primissime tracce, queste, della fede cristiana, in terra di Francia.

Prima di entrare in basilica, il momento forse più toccante. L’arcivescovo si volta verso la città, che da sotto riempie gli occhi con uno sfavillio ancora di luci e di ombre. La sua benedizione scende su tutto il popolo che vive a Marsiglia. Anche su chi è ebreo, musulmano o non credente. Aggiunge «per avere il conforto della speranza e della presenza di Dio e semmai la gioia di conoscerlo». Per «crescere tutti nel vivere insieme, e saper fare comunità umana con ognuno». Un abbraccio universale alla città, che scende come un balsamo nel cuore dei presenti. Lo lenisce, lo incoraggia, dopo i duri giorni di violenza passati.

All’interno l’organo con tutte le sue canne anima una celebrazione solenne, intensa e affollatissima. Ed è un brio mattiniero che risveglia gli spiriti. Ancora una volta l’arcivescovo ricorda che la nostra fede non pone mai gli uni contro gli altri, ma insegna a vivere insieme nella pace e nell’armonia. Dopo la dura esperienza vissuta recentemente è un orizzonte che si profila per una città-mosaico come questa, dove un terzo della popolazione é di fede islamica. «Nada te turbe, nada te espante, solo Dios bast, commenta la corale, dolcissimamente come una berceuse, una ninna-nanna. Anche questo consola e innalza lo sguardo con fiducia.

Al termine della celebrazione, prima della benedizione finale, un’ultima raccomandazione. Monsignor Georges Pontier si rivolge calmamente ai presenti: «Pensate ai volti che incontrerete oggi e nei prossimi giorni. Non tradite il Cristo in pensieri, gesti o parole. Non siate suoi traditori». Tutti capiscono. Bisognerà essere, per davvero, costruttori di pace. Una luce per tutti, nonostante tutto. Ad ogni costo. Un cioccolato caldo sarà offerto, infine, come primo segno di pace. Leggero, come un au revoir.

Padre Renato Zilio

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