E invece Sirio, la nave della marina militare italiana, sente il grido di allarme dei disperati che da un momento all’altro possono essere inghiottiti dal mare e li fa approdare al nostro porto alle 9,00 del mattino. 113 uomini, tutti oriundi da una decina di paesi dell’Africa subsahariana, 4 donne e una salma, cui pietosamente viene data la precedenza nello sbarco con destinazione il camposanto. A mezzogiorno tutto è finito, tutto è andato spedito e tranquillo, anche con l’apporto del nostro Coordinamento che ha distribuito a tutti tè caldo e indumenti in quantità.

Seconda sorpresa. Durante la celebrazione eucaristica delle 17,00 in nella chiesa di Sant'Agostino la croce giunta qualche giorno prima da Lampedusa, costruita con i rottami di un barcone che era andato a sbattere contro le scogliere dell’isola, viene benedetta dal nostro arcivescovo al suo ingresso in chiesa e collocata ai piedi dell’altare a fianco di un mappamondo composto da fiori. Un curioso abbinamento che colpisce molto monsignor Morosini tanto da ispirarne l'omelia. Per lui quel mappamondo fiorito richiama il giardino fiorito del paradiso terrestre, dove il Signore Dio si compiaceva di passeggiare sull’imbrunire con i nostri progenitori. Poi la tentazione, la caduta, l’interminabile serie di sventure e di sofferenze che continuano a colpire l’intera umanità, comprese quelle che costringono tanta gente a un’emigrazione forzata, fuga disperata dal proprio paese per la sopravvivenza.

L’arcivescovo sembra fremere quando ricorda con parole vibranti quel doloroso carico umano che da qualche ora ha messo piede a terra dal nostro porto, prima provvisoria tappa di un avventuroso viaggio pieno di incognite. Ed invita tutti i presenti, in maggioranza immigrati che gremiscono la chiesa, a spostare lo sguardo dal mappamondo fiorito alla rozza croce di legno, alla passione di Cristo mescolata quella di tanti fratelli che giungono da lontano. Cristiano vero è chi con amore e riconosce che la duplice passione si identifica con un’unica croce redentiva. Ma quanta disattenzione, indifferenza e intolleranza che sconfinano troppo spesso in aperte maldicenze e condanne nei confronti di questi fratelli.

Terza sorpresa. Il celebrante a conclusione dell’omelia ricorda il monito di san Giacomo: «la fede, se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta» (Gc 2,17), non dà testimonianza evangelica e non può avere incisività. Ringraziamo Dio: anche in occasione di quest’ultimo sbarco la Chiesa di Reggio ha fatto tutto ciò che poteva e, vista l’emergenza alla quale nessuno sembrava in grado di rispondere, ha improvvisato una prima accoglienza presso l’Unitas Catholica a 18 minori non accompagnati e a 95 affetti di scabbia.

Siamo figli di una Chiesa senza frontiere, Madre di tutti, come dice il tema della Giornata, ben visibile in una in una gigantografia accanto chiesa, per essere letto da chiunque vi entra.

Padre Bruno Mioli

 

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