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Padre Luison: “In cammino con il Vangelo”Matteo Luison, nuovo missionario e sacerdote scalabriniano, è stato ordinato sabato 3 febbraio a Castello di Godego, in provincia di Treviso. Padre Gabriele Beltrami, direttore dell’Ufficio Comunicazione Scalabriniani (UCoS) l’ha incontrato alla vigilia dell’ordinazione.

«Sto vivendo questo momento come tappa di un percorso – ha dichiarato il missionario – la conferma di un’opzione di vita concreta quale missionario e sacerdote: tutto è parte di questa unica scelta. È un modo nuovo di partecipare della missione della Chiesa, in una storia concreta».

Nel luglio del 2001 l’invito al volontariato

Padre Matteo Luison in un momento dell'intervista con padre Gabriele BeltramiIl percorso di vita di Matteo è stato segnato da una parola: servizio. «Vedo la mia vita in prospettiva di servizio, e tutto ciò nasce dal Vangelo e da una persona, Gesù di Nazareth. Accolgo giorno dopo giorno, in questa relazione di fede, ciò che Lui mi mostra: non sono tanto io che faccio qualcosa, in ogni tappa che ho vissuto finora, ma mi metto a disposizione una volta in più».

Per macro tappe la vita di Matteo è cominciata nel luglio 2001: «In quel momento – ricorda Matteo – ho compiuto effettivamente la decisione di cambiare strada, tagliare in un certo senso con quello che vivevo fino ad allora, e partire. Certo, lasciare quello che ho da questa parte del mondo e mettermi al servizio di chi ha bisogno era l’idea base… ma dove realizzarlo?». Ecco che è tornato allora alla mente l’invito rivoltogli quasi tre anni prima da padre Francisco Pellizzari (sempre legato a Castello di Godego): diventare volontario internazionale.

Una Casa del Migrante a Nuevo Laredo

«Mi sono ritrovato con altri quindici giovani di varie nazioni in Messico, a Ciudad Juarez, a imparare lo spagnolo, a mangiare tacos e inserirmi pian piano in questa nuova pagina della mia storia». Ma questo luogo sulla frontiera tra Messico e Stati Uniti non sarà la sua unica nuova casa. Di lì a poco, infatti, si consoliderà un progetto allora appena iniziato: l’apertura di una nuova struttura di accoglienza ad Agua Prieta, lungo la frontiera e a metà strada tra Tijuana e Ciudad Juarez, nello stato di Sonora.

«Quell’inverno, per un paio di mesi – racconta Matteo – siamo andati in due, io e Alessandra Santopadre, altra volontaria italiana, di Roma, in una piccola casetta ad Agua Prieta per sondare il terreno. La mia strada però non si è fermata lì: ho trascorso, infatti, il mio secondo anno da volontario in Guatemala a Tecun Uman, per poi tornare in frontiera nord a Nuevo Laredo dove, grazie a contatti stabiliti con il vescovo locale, si concretizzava la costruzione di una nuova Casa del Migrante».

Dal noviziato allo studio della teologia a São Paulo

È l’ottobre del 2003. Assieme ad altri due volontari Matteo inizia a cooperare con un sacerdote diocesano da anni al lavoro con i migranti. Dopo pochi mesi, nel febbraio del 2004, la nuova Casa di Nuevo Laredo è una realtà. «Da lì sono rimasto cinque anni in quella struttura, fino alla fine del 2008, momento in cui ho deciso di rispondere alla chiamata al servizio, compiendo un passo ulteriore. Infatti ad inizio del 2009 mi sono spostato a Los Angeles per iniziare il cammino nella congregazione scalabriniana».

Dopo due anni di filosofia a Città del Messico, Matteo passa al noviziato tra Purepero e Guadalajara (fine del 2012) per poi passare alla successiva tappa di studio della teologia a São Paulo, in Brasile, dal 2013 al 2018, con una pausa di tirocinio a Montevideo in Uruguay nel 2015.

Essere migranti fa parte di noi

Padre Matteo Luison in un momento della celebrazione per la sua ordinazione sacerdotale. Nella foto a imporgli le mani è padre Gianni Borin, superiore regionale dei missionari scalabriniani di Europa e AfricaOggi Matteo si vede proiettato come attore in un settore delicato come quello della crisi migratoria: «Sono convintissimo che i primi posti dove dobbiamo essere, proprio per un invito evangelico, sono quelli dove le persone più urgentemente vivono il dramma legato alla migrazione, come ci ricordano le nostre regole di vita. Siamo quindi spronati ad avere coraggio per lasciare, probabilmente, alcune posizioni del passato per investire le energie missionarie altrove. Coscienti e contenti di aver fatto del bene, ci auguriamo, come scalabriniani siamo chiamati “oltre”, da un’altra parte.

«Quando mi chiedo perché sono scalabriniano – aggiunge poi Matteo –e non ho aderito ad un altro tipo di carisma… trovo la risposta anche in un’altra sfida a cui necessariamente occorre rispondere al giorno d’oggi e ad ogni latitudine, ormai: è più che mai urgente e vitale far capire, anche in contesti dove la migrazione non è sentita come un problema, che non è ovunque così, che il nostro essere migranti, dal punto di vista umano e non solo spirituale, fa parte di noi, di tutti noi».

Incontrare l’altro guarisce i timori

In questo passaggio, a giudizio di Matteo, potrebbe essere la chiave per guarire quei timori, al limite anche comprensibili, suscitati dal primo approccio con qualcuno diverso da sé. «È possibile costruire infatti una nuova realtà, diversa dal passato, certo, ma non necessariamente peggiore; possiamo forse “perdere” qualche tratto a cui eravamo abituati”, ma di fronte al nuovo ed inaspettato che ci può arrivare, perché chiudere semplicemente i ponti?”.

Per un cristiano, insiste Matteo, vivere questa esperienza fruttuosa dell’incontro è basata primariamente sul Vangelo da vivere incarnato nel quotidiano, e non è solo una logica derivante da approcci sociologici o antropologici, come verrebbe spontaneamente da pensare. «C’è bisogno di una solida volontà di mettersi a disposizione, a servizio – parola chiave per Matteo – di quel nuovo che sta emergendo nelle nostre società una carta che come scalabriniani possiamo giocare al meglio».

Io Ci Sto? “Se ci si mette in gioco, si diventa profeti

Anche in Europa, in particolare in quel Sud Italia meta di migliaia di richiedenti asilo, tanti giovani seguono i missionari scalabriniani da tempo nelle esperienze di servizio con e tra i migranti e i rifugiati. Tra queste Io Ci Sto spicca tra le opportunità offerte dal Servizio di Pastorale Giovanile chiamato Via Scalabrini 3.

«Pensando a questo tipo di esperienze, partendo dalla mia vita – ricorda Matteo – già il concedersi l’opportunità di vivere una proposta di servizio come questa è un primo bene. Se poi ci si mette in gioco seriamente, sarà proprio il vissuto, anche in una settimana, che potrà andare a rivoluzionare l’equilibrio interiore, a cozzare contro strutture interne consolidate fino a quel momento.

«A quel punto se ci si butta, se si accetta di rivedere le proprie convinzioni, si diventa in certo modo “profeti”, umili, si comprende di trovarsi dentro una strada che non ci appartiene, ma che è già presente ed è stata percorsa da altri prima di noi».

Il servizio trasforma la vita

Padre Matteo Luison accanto a sua Ecc. Gianfranco Agostino Gardin e alla famiglia, al termine della celebrazione per la sua ordinazione sacerdotaleDi fronte alla disponibilità generosa di questi giovani che si prestano a settimane di servizio, Matteo insiste ribadendo che il volontariato, per avere senso, deve anche superare la immancabile tentazione del farlo principalmente per sé, per sentire qualcosa, per sentirsi utili:

«Non posso fondare il servizio solo su queste pur legittime sensazioni, ma mi è offerta l’occasione di mettermi a disposizione di altro e di altri, fatto questo che necessariamente non risponderà sempre alle mie aspettative, ma sarà frutto di qualcosa dove anche io partecipo assieme ad altri e in una determinata storia.

«Tornando a casa, quindi, non si potrà più essere gli stessi, l’esperienza infatti avrà trasformato il modo di leggere la vita, le persone, il mondo; si capirà che l’esperienza suscita sì il cambiamento, ma solo vivendola con generosità».

Per promuovere i diritti dei migranti

Il futuro che ora Matteo vede davanti a sé, come sacerdote e missionario, è quello di un impegno a varie facce: «Il binomio “fede e Vangelo” sarà quello che mi spingerà a continuare a stare con le persone, con i migranti lì dove sarò inviato; ma dovrò, sicuramente e forte di questo primo pilastro, impegnarmi a dialogare anche con il mondo sociale e politico per promuovere i diritti della persona in stato di migrazione.

«È a mio modo di vedere proprio il Vangelo, infatti, che mi chiede di rimanere accanto all’umanità in cammino, che mi fa respirare la loro storia e che legittimerà questo ulteriore spazio di servizio».

Padre Gabriele Beltrami

Album Flickr dell'ordinazione sacerdotale di padre Matteo Luison

 

 

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