Ma è sicuro di essere arrivato a destinazioneMa è sicuro di essere arrivato a destinazione? Si preoccupa un ragazzo sull’autobus che collega Parigi a Londra vedendomi scendere a Calais. Sono l’unico a scendere in quella che è ormai nota come la città da cui i migranti tentano di raggiungere l’Inghilterra. Siamo a nord est, non lontano dal confine col Belgio. Dover e le sue bianche scogliere distano solo 33 km. Quando il cielo è terso le si possono scorgere perfino dalla spiaggia di Calais. Guardando il mare vengono in mente le scene del commovente film Welcome. È il 25 ottobre e secondo la prefettura oltre 2400 migranti sono presenti in zona. Sono uomini e donne, bimbe e bimbi, sudanesi, eritrei, siriani, afghani, iracheni... Hanno storie terribili alle spalle e molti di loro vogliono raggiungere l’Inghilterra, dove sperano di trovare un lavoro e di rifarsi una vita.

Vivono in condizioni disumane in squat e jungles. Visitarli è come entrare in un campo profughi. Gli squat sono vecchie case, capannoni o infrastrutture abbandonati e trasformati in alloggio precario. Viene c h i a m a t a jungle quella che potremmo assimilare a una tendopoli. La zona a più alta densità di migranti si trova presso la fabbrica chimica della Tioxite. I suoi terreni sono avvelenati, le acque inquinate e l’aria a tratti irrespirabile. Nonostante ciò centinaia di esseri umani continuano a viverci e a lavarsi con queste acque dall’aspetto biancastro. I più ricchi o coloro che sono appena arrivati passano la notte in hotel. Il costo di una notte per una famiglia di tre persone si aggira intorno ai 110 euro. Ahmed, 24 anni, siriano, ingegnere informatico, mi racconta che in altri casi un posto in camerata può costare 15 euro a notte.

Di giorno e di notte provano a nascondersi sotto i camion o nei container per entrare nei ferry diretti verso l’Inghilterra e raggiungere l’Eldorado. Altri provano a passare con documenti falsi ma è troppo rischioso perché se scoperti si è espulsi dall’Europa. Quelli che se lo possono permettere pagano un “passeur”, che, se “onesto”, trova un passaggio per l’Inghilterra su un’auto o un camion di un complice. Il sistema è mafioso. Sofia, professoressa di matematica e madre di due gemelli e di una bimba di sei anni lo sa bene. Costretta a fuggire dall’Iraq dopo essere stata minacciata dall’Isis perché cristiana, ha pagato 48000 euro per un visto per la Polonia. Da lì è arrivata a Calais e ora vuole raggiungere l’Inghilterra per cominciare una nuova vita.

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