genitori figli emigrazioneIl rapporto fra genitori e figli è un tema delicato e attuale per ogni famiglia e ogni società. Lo è tanto più per quelle famiglie filippine in cui i genitori lavorano in Italia e i figli rimangono nelle Filippine, i famosi left-behind che vivono con parenti e amici. È stato questo il tema del convegno del 28 febbraio 2015 presso la parrocchia Santa Maria del Carmine a Milano. Sorprendente la partecipazione degli adolescenti, che hanno seguito con interesse le relazioni e le testimonianze.

Zanfrini: la migrazione come strategia di famiglia

Ha aperto i lavori Laura Zanfrini, professore ordinario presso la facoltà di Sociologia dell’università Sacro Cuore di Milano e responsabile del Centro di Documentazione e del settore Economia e Lavoro della Fondazione ISMU. Coordinatrice di una ricerca realizzata dall’ISMU in collaborazione con lo Scalabrini Migration Center (SMC) di Manila, ha evidenziato i risvolti problematici e le ricadute positive nella situazione dei left-behind, nell'ottica della migrazione come progetto e strategia familiare anziché come avventura individuale. Se l’ideale rimane la famiglia unita, non è da sottovalutare la nuova mobilità familiare soprattutto se permette un precoce inserimento nella società di arrivo.

Valtolina: quattro possibili approcci degli adolescenti alla cultura del paese ospite

Giovanni Giulio Valtolina, professore di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso la facoltà di Scienza politiche e Sociali dell’università Cattolica del Sacro Cuore, ha definito le varie tipologie di adolescenti. Appartengono a un primo gruppo i giovani che, correndo il rischio della chiusura e della non condivisione dei valori, considerano bella solo la propria cultura e hanno per amici solo i connazionali (identità reattiva).

A un secondo gruppo appartengono invece coloro che, reagendo negativamente alla propria cultura, imparano presto la lingua e la cultura del paese ospite ma non hanno radici e sono spesso in conflitto con i genitori. Un terzo gruppo è invece contrario sia alla propria che alla cultura del paese ospite, con il pericolo di restare figli di nessuno. Il quarto gruppo è infine quello che riesce a integrare le due culture e sviluppare una piena personalità.

La testimonianza di Rosalie: chi arriva giovane in Italia ha più possibilità

Alle relazioni sono seguite le testimonianze di tre giovani. Rosalie Palisoc, mamma con due figli che ha studiato alla Far Eastern University a Manila e ora lavora a Milano, ha sviluppato il tema Immigrazione e seconda generazione, rilevando le conseguenze in base all’età migratoria. Chi nasce in Italia o vi arriva molto giovane, ha maggiori possibilità di riuscita; chi arriva già avanti negli anni deve sacrificare la propria preparazione professionale per impieghi di basso livello; più critica è la situazione di chi arriva in età adolescenziale, per la difficoltà di integrarsi sia nella famiglia sia nel lavoro.

Michelle Brijuega, single, diploma in maturità scientifica, vive e lavora a Milano e ha percorso in modo molto vivace il cammino dell’integrazione fra due culture diverse ma complementari, quella italiana a quella filippina. Prince Joseph, giovane genitore e impiegato, ha descritto gli aspetti positivi delle famiglie aperte.

Il dibattito, seppur breve per mancanza di tempo, ha visto intervenire giovani e genitori. Gli uni a chiedere, ma senza recriminazioni, maggior spazio di azione e di autonomia. Gli altri a sottolineare l’importanza della comunicazione, della fiducia e della stima reciproca.

Gaetano Parolin

 

 

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