Abba Mussie Zerai è un sacerdote eritreo impegnato da anni nel mantenere desta l'opinione pubblica sui drammi legati alla migrazione nel Mediterraneo. 
L'abbiamo intervistato sul racconto che i media fanno dell'immigrazione, sulle alleanze necessarie per trovare una soluzione e sugli effetti della sua recente candidatura al Premio Nobel per la Pace. Ecco come ci ha risposto.

 

 

 

Abba Mussie nel racconto che i media fanno ultimamente della migrazione qual è la mancanza più evidente secondo lei?

Prima di tutto l’uso strumentale oppure questo allarmismo eccessivo che è apparso in queste ultime settimane, addirittura dei titoloni "Arrivano gli estremisti - oppure i terroristi - con i barconi". Questo crea un clima di paura, di terrore nell’opinione pubblica quando poi... non corrisponde al vero. Quello che non si trova sui giornali, spesso, è che prima di tutto stiamo parlando di essere umani, di persone, con delle storie, veramente drammatiche, alle spalle, per cui almeno potrebbe far bene, potrebbe far capire alla gente anche raccontare "una" storia, di tutti questi che arrivano, che dice il perché questa persona si trova in queste condizioni in questa situazione, perché ha accettato o ha dovuto affrontare un viaggio del genere. Così l’opinione pubblica può rendersi conto di che cosa lasciano queste persone alle spalle.

 

abba mussie zerai intervista 26022015Quali alleanze è riuscito ad instaurare finora nel suo sforzo di portare in evidenza il dramma dei migranti?

Ci sono alleanze ben costruite, c’è una certa sensibilità che ho riscontrato in alcuni parlamentari, in alcuni giornalisti, in alcune NGO con i quali si cerca di collaborare, di portare le istanze, che poi è essere voce di queste persone, di questi migranti, di questi profughi che sono realmente senza voce, quindi portare i loro bisogni, le loro richieste nelle stanze del potere.

La Nazioni Unite da una parte stanno cercando di sensibilizzare la comunità internazionale per affrontare questi temi e dare delle risposte anche adeguate, solo che spesso c’è una specie di pecca da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite perché sono costrette anche a dover "rincorrere" le emergenze. Quindi senza concludere, senza approfondire, senza portare avanti certi progetti, e scoppia da qualche altra parte un’altra emergenza (come è adesso: c’è la Siria, poi prima c’era l’Iraq, poi c’era l’Afghanistan, e la Somalia, così…), quindi devono rincorrere sempre emergenze nuove nuove nuove… non si riesce a completare il lavoro iniziato.

La Santa Sede, anche grazie al Santo Padre che più volte insiste, continuamente, a richiamare la comunità internazionale, la responsabilità di tutti, uomini, donne di buona volontà, per maggiore accoglienza, per rispetto dei diritti, per dare risposte concrete ai bisogni di queste persone. E ci sono anche i nunzi. L’osservatore permanente della santa sede a Ginevra, monsignor Tommasi, veramente sta facendo un lavoro ineccepibile per perorare, portare la causa, soprattutto per quanto riguarda i diritti umani, i diritti dei richiedenti asilo rifugiati, i diritti delle famiglie, i diritti dei minori in tanti aspetti, martellando continuamente le diplomazie mondiali per affrontare questo sistema, sperando poi che ci siano orecchi attenti e cuori sensibili per poi dare delle risposte.

 

La candidatura al Nobel per la Pace che cosa significa per la causa che porta avanti?

Io spero che questa candidatura apra ulteriormente altre porte, altre possibilità di dialogo con istituzioni, con altre organizzazioni umanitarie, organizzazioni internazionali che ci possono aiutare alla ricerca della soluzione, per alleviare le sofferenze, i dolori di questi profughi che sono costretti ad affrontare viaggi, i cosiddetti "viaggi della speranza", e però soprattutto con le istituzione governative, sia dell’Unione europea ma non solo, proprio di andare alla radice del problema, alla ricerca della soluzione per i problemi che spingono queste persone a lasciare il proprio paese d’origine. Io spero che questa candidatura possa aprirci queste porte e queste finestre di dialogo e di reciproco ascolto e collaborazione.

 

 

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