Il 1 agosto di otto anni fa moriva in Brasile padre Ennio Cavazzini, allora superiore regionale degli scalabriniani di Europa e Africa. Qualche giorno prima aveva rivolto queste parole ai giovani missionari riuniti a Cape Town

Accettate la buona battaglia - Ricordo di padre Ennio CavazziniIl 1 agosto 2012 moriva in Brasile padre Ennio Cavazzini. Moriva improvvisamente, mentre era superiore dei missionari scalabriniani di Europa e Africa. Appena una decina di giorni prima, partecipando all’incontro annuale dei missionari giovani a Cape Town, in Sudafrica, aveva rivolto loro parole che possono essere considerate una sorta di testamento spirituale.

Ragioni per gioire, trepidare e sperare

Si stava vivendo il 125° anniversario della congregazione, e padre Cavazzini sottolineava ragioni per gioire”, “trepidare” e “sperare. Tra queste, il fatto che la Chiesa avesse «maturato la coscienza che l’attenzione ai migranti è parte essenziale della evangelizzazione e accompagnamento pastorale delle persone; non solo, ma che anche i migranti sono soggetti attivi nella costruzione della comunione ecclesiale».

Foto di gruppo dell'incontro annuale dei giovani missionari (Cape Town, 2012)Unitamente alla considerazione di alcuni grandi cambiamenti in atto, come la diminuzione delle vocazioni nella zona europea a fronte di un aumento da quella non europea, o la più generale crisi degli istituti religiosi, padre Cavazzini invitava tutti i missionari ad abbracciare con coraggio e nella verità le esigenze di rinnovamento, fedeli a una consacrazione religiosa che conduce a «scegliere di donare di più, non certo il minimo…»; a chiamare per nome le dinamiche che disgregano, per bloccarle; a restare docili all’azione dello Spirito Santo per «fare il bene per tutta la vita» a misura delle proprie possibilità.

Siamo venuti da Dio e a Dio torneremo

Rivolgendosi infine ai giovani, li spronava a diventare ogni giorno di più protagonisti nel processo di transizione in atto. Ma lasciamo a lui la parola.

 

Fate fruttare “i talenti” accumulati mediante le esperienze di convivenza interculturale di cui avete beneficiato, la preparazione teologica post Vaticano II, la conoscenza della figura di Scalabrini, gli sviluppi dell’ecclesiologia attuale, la conoscenza delle lingue, l’esperienza diretta con migranti di nazionalità distinte.

 

Accettate la buona battaglia di mantenere autentica la consacrazione religiosa e sacerdotale, insieme alla preparazione e competenza nel lavoro con i migranti.

 

Abbiate della CS una visione globale, insieme alla preoccupazione per l’ambito particolare in cui lavorate.

Vi stia a cuore il dialogo con i migranti, insieme al dialogo con le persone della Chiesa locale. 

 

Siate attenti alla vostra gioia (soddisfazione) nel vivere un ruolo pastorale, insieme alla gioia della vostra comunità religiosa: il buon nome degli scalabriniani in una zona pastorale è conseguenza del buon operare delle nostre persone.

 

Siate aperti e disponibili alle necessità missionarie che la CS intravede.

 

Coltivate la mentalità del servizio (non sono venuto per essere servito) e preparatevi ad assumere responsabilità di animazione, coordinazione, governo.

 

Vivete con passione l’attimo presente, senza che mai vi sfugga il percorso completo della vita: siamo venuti da Dio e a Dio torneremo.

 

«Carissimo Ennio - ha scritto in un post padre Gabriele Beltrami, direttore dell'Ufficio Comunicazione Scalabriniani (UCoS) - riposa in pace, sì, ma butta ogni tanto un occhio pure qui sulla tua congregazione... e come dicevi sempre tu: “Buon cammino!”».

 

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