Dal 25 al 26 novembre 2019 una delegazione dell’ufficio Migrantes delle Marche ha partecipato a incontri ed eventi a Marsiglia. Crogiolo etnico dai mille volti e colori, Marsiglia è anche una città dalle mille risorse e mille problemi, in parte dovuti al massiccio fenomeno di immigrazione.

Una in ogni casa di Provenza

Il benvenuto ci viene dato al famoso vecchio porto, dove si snoda la fiera dei santons de Provence. Sembra un alveare in piena attività. Visitatori, curiosi e turisti vi ronzano attorno di giorno e di sera, per tutto il periodo natalizio.

A Marsiglia per i “santons de Provence”Più di una dozzina di ditte di artigiani, antiche e prestigiose come Carbonnel e Escoffier espongono il loro tradizionale savoir faire in centinaia di santons, personaggi sacri e profani, in argilla rossa o dipinta a mano, a colori vivi, vestiti nelle più differenti fogge. È la quintessenza dell’arte e della fede di questa terra. «In ogni casa di Provenza vi è un angolo riservato per loro» vi assicura Paul, maestro santonnier.

Nel quartiere più povero

La tradizione dei santons si sviluppa durante la Rivoluzione francese, quando dal 1793 fu deciso di chiudere le chiese. La devozione si limita allora all’interno delle mura di casa, come prima avveniva nelle chiese. Con il pescatore, la lavandaia, il mugnaio, l’arlesienne, il santon ravi (l’estasiato) prende sempre posto davanti alla grotta. Immancabile, con le sue braccia lanciate all’aria dallo stupore rappresenta il semplice del villaggio e tutta la sua meraviglia di fronte alla divina nascita.

I santons in carne ed ossa, invece, li troviamo alla parrocchia Belle de Mai nel terzo arrondissement. Questo era il quartiere degli italiani già a fine Ottocento, per le vicine fabbriche di tabacco, di fiammiferi e di sapone, e il loro gran bisogno di manodopera. In questi ultimi decenni il quartiere si è impoverito al punto da essere considerato il più povero d’Europa.

Re magi di oggi

In chiesa, come domenica scorsa, incontrate capoverdiani, vietnamiti, spagnoli, africani, qualche vecchio italiano, qualche francese. Un’assemblea multicolore, dalle tante fisionomie diverse. Sono loro i santons de Provence di oggi, re magi venuti da lontano, che non hanno da offrire nulla se non la loro vita e una gran sete di dignità e di laboriosità.

Per la festa la comunità capoverdiana di Marsiglia ha portato la bella statua di santa Catarina, sua grande patrona. Alla fine, tutti sono invitati al pranzo popolare preparato per giorni dalle donne capoverdiane.

Uno spazio di libertà

I santons più belli e vivaci, però, li incontriamo nella vicina rue Crimée, all’associazione Enfants d’aujourd’hui, monde de demain. Sono più centocinqanta ragazzi musulmani del quartiere: irrequieti, affettuosi e sempre distratti. Masticano arabo e francese, vengono qui tutti i pomeriggi per il sostegno scolastico, per fare i compiti, approfondire problemi e conoscenze.

È il loro avvenire, infatti, che le suore scalabriniane e padre Elia con una sessantina di volontari coltivano con tutte le loro energie. Trovano qui uno spazio di libertà, di serietà e di promozione. E poi senti dire, per esempio, una mamma algerina rivolgendosi alla suora: «Sai, io ringrazio ogni giorno Allah, perché ci siete voi. Io non sono mai stata a scuola, non saprei farlo, ma voi preparate il futuro di mio figlio!».

L’omaggio al coraggio dei missionari

Girando lo sguardo per la città, dei santi di Provenza più veri e più spirituali non ne è rimasto che un monumento, tuttavia carico di emozione. È un volto di Cristo, mentre cade sotto la croce, preso tra le mani teneramente da Maria. È in memoria delle migliaia di missionari, partiti per ben quattro secoli, da questo stesso porto di Marsiglia per l’India, l’Africa, le Americhe o l’Oriente.

È un omaggio al loro coraggio senza confini. Al loro sacrificio senza misura. Un’avventura verso l’ignoto, a volte verso il martirio, trasportati solo dalla gioia del Vangelo. Ogni congregazione ha infatti qui a Marsiglia una casa, per accompagnare questi addii commoventi.

Anche qui non mancano i problemi comuni alle grandi città europee: droga, malavita, miseria, discriminazioni. Ciononostante, due tratti caratteristici degli abitanti vi colpiranno subito: un ritmo di vita sereno e i rapporti umani impastati di grande cordialità. Sì, la vita qui si gusta in tutti i suoi sapori, come la bouillabaisse, la celebre zuppa locale di ben sette pesci diversi. Sembra di gustarvi l’anima di un popolo.

Padre Renato Zilio, direttore dell'Ufficio Migrantes Marche

 

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