Perché migrare? Il caso di ghanesi e nigeriani nella crisi libica del 2011Quando si tratta di migrazione, nella spiegazione dei processi decisionali è importante esaminare non solo le grandi cause ma anche i microfattori. Lo sostiene un’articolo pubblicato nel nuovo numero dell’African Human Mobility Review, quello di giugno-agosto 2019.

Utilizzando le esperienze dei migranti ghanesi e nigeriani coinvolti nella crisi libica del 2011, la ricerca Migrants in Countries in Crisis: The Experiences of Ghanaian and Nigerien Migrants during the Libyan Crisis of 2011 di Leander Kandilige and Manou Nabara Hamidou sostiene che tali processi decisionali, che comportano la fusione di considerazioni di carattere economico, sociale, culturale e politico, siano influenzati da un’esperienza di intrappolamento nei paesi in crisi che appare modellata dall’economia politica tanto nei paesi di origine quanto in quelli di destinazione.

L’instaurazione di una cultura migratoria

L’uso acritico dei soli macrofattori come cause profonde esogene della migrazione va pertanto messo in discussione, specialmente nei contesti dei paesi in via di sviluppo: qui l’economia politica del paese di origine contribuisce all’instaurazione nel tempo di una cultura migratoria, in particolare tra i giovani che si sentono intrappolati nel “waithood” e non sono in grado di realizzare le basi socio-culturali ed economiche marcatori nella vita.

Nella ricerca la forza della migrazione internazionale viene presentata come strategia di sostentamento anche per le persone delle comunità povere, rurali e agricole. L’uso dei social network e di altre infrastrutture di migrazione (inclusa una rete di trafficanti di migranti) per superare le strutture formali mette in luce l’organizzazione dei migranti nel rompere le catene dell’immobilità involontaria in Africa.

Una prova di maturità

Perché migrare? Il caso di ghanesi e nigeriani nella crisi libica del 2011Adottando approcci principalmente qualitativi e contestando le ricerche sulla crisi libica del 2011 che trattano le esperienze dei migranti dell’Africa subsahariana nel paese come quelle di un gruppo indifferenziato, lo studio rileva che la cultura della migrazione, le aspirazioni di sostentamento della famiglia, la propensione geografica, l’esistenza dei social network e gli anelli del traffico di migranti incoraggiano le migrazioni verso la Libia.

«I fattori socioculturali svolgono un ruolo chiave nel dare forma alle decisioni dei giovani maschi nigeriani e ghanesi che migrano in Libia – si legge nel documento – I risultati dello studio indicano che tra i giovani in particolare Tahoua e Tchintabaraden in Niger e Nkoranza e Domaa-Ahenkro in Ghana, l’emigrazione in Libia è percepita come una prova di maturità e una dimostrazione di coraggio. Alcuni genitori rifiutano persino le loro figlie in matrimonio con qualsiasi giovane che non sia stato in Libia, almeno in un’occasione».

L’impegno dell’African Human Mobility Review

Di queste e altre questioni si occupa l’ultimo numero African Human Mobility Review (AHMR), la rivista dello Scalabrini Institute for Human Mobility in Africa (SIHMA) nata per incoraggiare e facilitare lo studio di tutti gli aspetti della mobilità umana in Africa(socio-economici, politici, legislativi e di sviluppo).

Attraverso la pubblicazione di ricerche originali l’AHMR offre un forum globale dedicato all’analisi delle tendenze contemporanee, ai modelli di migrazione e ad alcune delle più importanti questioni connesse alla migrazione.

 

Il numero di maggio-agosto 2019 dell’African Human Mobility Review

Il sito dello Scalabrini Institute for Human Mobility in Africa (SIHMA)

 

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