Padre Gabriele Beltrami, direttore dell’Ufficio Comunicazione Scalabriniani (UCoS), ha partecipato alla terza settimana di Io Ci Sto 2019, l’iniziativa di servizio ai migranti nella Capitanata promossa dai missionari scalabriniani. L’edizione di quest’anno si svolge dal 20 luglio al 24 agosto e ha per tema “Essere umano”. È possibile supportarla sulla piattaforma di crowdfunding Produzioni Dal Basso, tramite una donazione libera o scegliendo una fra le opzioni disponibili.

“Essere umano”: 29 anni di Io Ci Sto. Una foto di gruppo dei volontari che hanno partecipato alla terza settimana di servizioEssere umano è il tema scelto per questa ventinovesima edizione dell’esperienza estiva promossa da noi missionari scalabriniani insieme all’Agenzia per la Cooperazione allo Sviluppo (ASCS Onlus) e all’arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo.

Persone accanto ad altre persone

Visti i recenti sviluppi (soprattutto) politici in Italia, mi sembra che uno slogan come questo risuoni appropriato sia come constatazione – presa d’atto di ciò che ci accomuna – sia come provocazione urgente utile a recuperare quanto perduto. Viviamo un tempo confuso, a tratti soffocante, nel quale davvero tanti blaterano ossessivamente le proprie verità riguardo a quanti si trovano costretti a spostarsi da quella che tutti chiamiamo casa: i migranti (termine che rischia ormai di suonare davvero male all’orecchio superficiale di molti).

In questo caos, però, emergono da quasi trent'anni centinaia e centinaia di altre persone, per lo più giovani, ma non solo, nella maggior parte dei casi italiane di nascita, ma non solo. È la realtà che oggi si chiama Io Ci Sto, ma che altri ricordano come Exodus o Le Rondini: persone accanto ad altre persone per un tratto della vita di entrambe, con l’unica folle pretesa di relazionarsi, regalarsi la possibilità di sognare insieme più giustizia e diritti, esattamente così come li abbiamo noi.

Imparare l’italiano per restare liberi

“Essere umano”: 29 anni di Io Ci Sto. La scuola di italianoQuesta iniziativa nata quasi trent’anni fa, che raccoglie mediamente trenta partecipanti dall’Italia e da altre nazioni d’Europa lungo le cinque settimane previste, si è adattata anno per anno alle esigenze dei fratelli migranti e più recentemente dei rifugiati. Oggi le due attività principalisono la scuola di italiano (con quattro livelli di insegnamento) e la ciclofficina (un laboratorio di riparazione del mezzo più comune di trasposto per i migranti della Capitanata).

Le due iniziative però sono anche e soprattutto mezzi per raggiungere l’indipendenza dai caporali ed evitare ulteriori forme di sfruttamento, poiché permettono ai migranti di comprendere quanto viene loro richiesto o offerto in ambito lavorativo e di muoversi liberamente fino al luogo di lavoro.

“Essere umano”: 29 anni di Io Ci Sto. La ciclofficinaAccanto ai volontari si affiancano confratelli e consorelle scalabriniani, laici e fedeli delle comunità di Siponto e di Borgo Mezzanone: tutti presenti per essere parte di un progetto che funziona proprio perché ognuno giochi il suo ruolo.

La testimonianza di Valentina: “Non siamo più noi. Siamo altro, siamo nuovi

Vorrei però portare la vostra attenzione sulle parole di Valentina, volontaria che ha partecipato quest’anno al campo Io Ci Sto. Nel suo racconto c’è il frutto più interessante dell’esperienza: il risveglio dell’impulso al bene e all’incontro con l’altro, spesso assopito in tanti giovani d’oggi.

 

«Di noi rimane questo. Una stretta di mano, un timido sorriso che accenna fiducia. Relazioni. Relazioni che riaccendono la speranza, forniscono uno strumento di riscatto.Adesso il cuore ci sembra frammentato in pezzi piccolissimi e confusi, le certezze svanite. Torniamo, sgangherati, alla solita vita. Le comodità ci avvolgono, ma non siamo pronti.

 

«Non siamo più noi. Siamo altro, siamo nuovi. Tante cose ora appaiono inutili, superficiali. Ed ecco che comprendiamo appieno la bellezza di quel sorriso inebriante che avevamo accolto troppo frettolosamente, di quella stretta decisa di mani stanche, affaticate. Riusciamo a percepire l’importanza di quelle vite che si sono donate a noi. Ne sentiamo il peso, ne avvertiamo il dolore. Siamo responsabili, di quelle vite. Ne siamo la voce.

 

«Ora ci sentiamo a pezzi, ma col tempo il cuore guarirà e ci apparirà più grande. Dentro ci sarà Samura, il suo sorriso, la sua gratitudine. Ci sarà Habib, e la sua lotta per l’essenziale: ricongiungersi con la sua famiglia, riabbracciare i suoi bambini. Dentro ci saranno Loro, i compagni di viaggio: i sorrisi puntuali, le lacrime, le mani sporche, i piedi scalzi. Il coraggio di lottare per la verità. In direzione ostinata e contraria.

 

«Grazie, per i passi fatti, per quelli che faremo. Questa energia ci terrà uniti con un filo rosso. Ci rivedremo ma, mentre aspetto, faccio un nodo attorno al cuore per non farvi scappare.

Pura vida hermanos!».

 

La pagina Facebook di Io Ci Sto

La campagna di sostegno a Io Ci Sto

 

f f
Utilizziamo i Cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Condividiamo inoltre informazioni sul modo in cui utilizza il nostro sito con i nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che ha fornito loro o che hanno raccolto dal suo utilizzo dei loro servizi. Per continua ad utilizzare il nostro sito web acconsenti ai nostri Cookie.