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comunicare immigrazione milanoSi è tenuto lunedì 4 settembre 2017 a Milano il terzo appuntamento di Comunicare l’immigrazione, il percorso di formazione giornalistica sulle migrazioni ideato dall’Ufficio Comunicazione Scalabriniani – UCoS e dalla Fondazione Centro Studi Emigrazione – CSER.

Ad ospitare l’evento, organizzato in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è stato il centro congressi della Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche (FAST). Oltre centoventi i giornalisti presenti, che hanno ascoltato gli interventi a tema La narrazione del fenomeno: Editoria, TV e WEB, tra miti e realtà.

Gli interventi

comunicare immigrazione milano Ai panel, moderati dal direttore UCoS padre Gabriele Beltrami, si sono succeduti vari interventi. Daniele Biella, autore di Nawal. L’angelo dei Profughi e dell’Isola dei Giusti. Lesbo, crocevia dell’umanità, ha raccontato la sfida dello scrivere storie complesse, come quelle incontrate in questi anni e che hanno dato origine ai suoi libri.

Padre Mussie Zerai, fondatore e presidente dell’Agenzia Habeshia, ha invece sottolineato come i media stiano dimenticando molti aspetti del racconto migratorio, soprattutto dal Corno d’Africa. Far conoscere all’opinione pubblica quanto sta realmente accadendo, ha dichiarato, potrebbe stemperare i fermenti razzisti che ormai sembrano essere d’ordinaria amministrazione.

Sara Bordoni è un addetto stampa di Auser Lombardia e fa parte del coro gospel Jesus, Love and Blue Sky di Gallarate. Nel suo intervento ha raccontato il progetto articolato e continuativo necessario a far registrare il brano We shall overcome a un coro di detenute della Casa Circondariale di San Vittore.

Paola Barretta, ricercatrice dell’Osservatorio di Pavia, ha invece offerto una panoramica attualizzata di come i media italiani e europei stiano trattando il tema immigrazione: dai luoghi comuni ai pregiudizi, ma anche dal serio reportage all’approfondimento di nicchia. Ha poi ricordato le regole che i professionisti del settore si sono dati (le Carte deontologiche prodotte nei vari anni) e le buone pratiche che stanno avanzando sempre più.

Infine Rosario Sardella, giornalista freelance, ha parlato dello stile che deve avere la narrazione online e del rischio di affidarsi solo alla rete per ottenere informazioni senza una ricerca di fonti originali da cui raccogliere notizie. Lui e altri colleghi freelance scelgono il vecchio modello di giornalismo di inchiesta pur essendo consce utilizzando al meglio quanto le nuove tecnologie possono offrire alla professione.

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