• .

report sihma rifugiatiLa mobilità umana nell’Africa sub-sahariana è guidata più da fattori economici che da conflitti. Nonostante ciò, quest’area del continente è la patria di milioni di rifugiati e sfollati interni costretti a lasciare le loro case a causa di persecuzioni, disordini sociali e il cambiamento climatico. È quanto emerge dallo studio Access to Socio-Economic Rights for Refugees: a Comparison across Six African Countries, curato da Sergio Carciotto, direttore dello Scalabrini Institute For Human Mobility In Africa (SIHMA) e Cristiano d’Orsi.

Quasi tutti nell’Africa sub-sahariana

«Lo stato attuale dei movimenti forzati in Africa – scrivono nelle conclusioni gli autori – presenta una serie di sfide socio-economiche e politiche, che devono essere affrontate al fine di invertire questa tendenza e ridurre il numero di persone che necessitano di protezione internazionale».

Ad ospitare la maggior parte dei rifugiati e degli sfollati interni di tutto il continente è solo un piccolo numero di paesi nell’Africa sub-sahariana. Ecco perché le risorse che i singoli paesi destinano all’accoglienza si ritrovano sotto un’enorme pressione, «rendendo inevitabile la necessità di trovare una soluzione comune per condividere la responsabilità globale di ospitare i rifugiati», sottolineano Carciotto e d’Orsi.

Una vita in esilio

Se ciò non bastasse, il numero di rifugiati che vivono in tale condizione (anche da decenni) sta aumentando vertiginosamente, rendendo i paesi che offrono asilo in Africa dipendenti dagli aiuti stranieri e dall’assistenza umanitaria fornita dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.

È perciò necessario non solo affrontare le cause del fenomeno degli sfollati alla radice, ma anche «individuare soluzioni durevoli per le persone che hanno trascorso quasi tutta la loro vita in esilio alla ricerca di pace e sicurezza», si legge nel report.

La non-accoglienza

A parte alcuni casi isolati, nei quali i governi hanno attuato le buone pratiche per l’integrazione della popolazione dei rifugiati e adottato politiche dalla porta aperta, la reazione più comune che si registra è quella della non-accoglienza. Questo impedisce di accedere al territorio e limita sia i diritti socio-economici sia l’istruzione di base di masse di umanità, come pure sbarra la strada all’assistenza sanitaria e all’occupazione.

«La negazione dei diritti umani fondamentali e la “corrosione” della protezione dei rifugiati in Africa sono entrambi temi di grande preoccupazione, che richiedono uno sforzo collettivo al fine di migliorare il disagio vissuto da rifugiati», concludono i due ricercatori. La questione della protezione dei rifugiati in Africa è, d’altro canto, un fatto estremamente complesso, tutt’altro che facile da risolvere. Nel report vengono anche fornite alcune raccomandazioni per contribuire a mitigare e gestire al meglio la crisi dei rifugiati.

Padre Gabriele Beltrami

Leggi il report

 

f f