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Con duecento kilometri di viaggio ci portiamo sull’altopiano di Midelt, a 1.500 m. La kasbah Myriem, con le sue torri berbere color ocra, ci accoglie insieme al sorriso di Jean Pierre SchumacherSchumacher, il priore dei monaci di Tibhirine. Incontrare e ascoltare la testimonianza dell’altro Jean Pierre, alsaziano, sull’ottantina, unico sopravvissuto del martirio dei sette monaci è emozionante.

La sua serenità e i suoi occhi azzurri vi sorprendono. La sua parola calma vi rasserena. Pur parlando di una tragedia vissuta: «Non è triste – scandisce con convinzione – sono andati fino in fondo nell’offrire la loro vita. Sono dei martiri». Sì, la vita è dono, prima di tutto.

Dio ama la fragilità

L’empatia di questo monastero con la popolazione musulmana circostante è evidente. La loro preghiera cantata in francese e in arabo, il tè preso a mezza mattinata insieme agli operai musulmani del monastero, il ramadan fatto insieme a questo popolo. Tutti segni di un qualcosa di originale in terra d’Islam. Percorrono, così, sentieri inediti di dialogo e di testimonianza evangelica. Segni del Regno di Dio.

midelt zilio 2«Dio ama la fragilità» ci dirà il priore, parlando della sua comunità di appena quattro monaci trappisti e dei loro piccoli passi di comunione con un mondo tanto differente. «È questo il mistero della Visitazione» suggerisce, sospeso. Portare Cristo come Maria, senza dirlo. Mai riuscirebbero, infatti, a vivere in un grande monastero in Europa. L’incertezza, la provvisorietà li perseguita. E li fa vivere.

“Una fede che muove le montagne

Accanto vivono le suore francescane missionarie di Maria. Marie, francese, e Barbara, polacca, sono impegnate con i nomadi. Le altre tre in un atelier di tappeti insieme a un gruppo di donne musulmane. Qui da quarant’anni o più sono tutte anziane, come suor Monica, che vi ripeterà ammirata: «I nostri vicini di casa hanno una fede che trasporta le montagne!».

Ormai, dopo tanti anni, li conosce bene. L’unica giovane, quarantenne, suor Adonai, la ritroviamo in compagnia del verde di qualche cipresso, nella pace del piccolo cimitero accanto. Dopo tanti tentennamenti aveva deciso di rimanere per sempre missionaria in terra d’Islam. Ma è morta a causa di un brutto incidente stradale. Solo qualche sasso, in forma di croce, posto là dove è sepolta. Con amore.

Continua...

Renato Zilio, autore di Dio attende alla frontiera, Emi, 2011

 

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