colonia giovani italiani scalabriniani«I ragazzi italiani in Germania sono ragazzi in gamba, che si sono stancati e hanno capito che il sistema in Italia non funziona». A parlare è Antonio, ingegnere e architetto sardo di trent'anni. Nato a Colonia e trasferitosi in Italia all'età di nove anni, è ritornato in Germania sei mesi fa in seguito alla chiusura dello studio per il quale lavorava. «In Germania si respira serenità, felicità e sicurezza. In ambito lavorativo i tedeschi sono estremamente professionali, più umani, alle candidature rispondono sempre. Non ti senti inadeguato». Le proposte di lavoro ricevute in Italia? Tutte «estremamente ridicole».

Qui lo stato è presente

Antonio non ha alcuna intenzione di tornare, e sembra pensarla come lui anche Irene: «Ho fatto la scelta migliore della mia vita!». Ventiduenne triestina, in Germania da un anno dopo aver avuto un'esperienza negativa all'università, Irene ha iniziato lavorando presso una famiglia come ragazza alla pari. Alla fine del rapporto di lavoro è stata proprio questa famiglia che l'ha aiutata a cercarsi un lavoro e un appartamento. «Non è stato sempre facile. È difficile lasciare i propri affetti e imparare una nuova lingua, ma l'importante è non mollare e contare sempre su se stessi». Sulla Germania dice: «Qui tutto funziona in modo eccellente, offre lavoro e opportunità. Lo stato è presente e pronto ad aiutare non facendo alcuna distinzione».

Luca, trentaseienne calabro, racconta invece di essere arrivato in Germania per caso nove anni fa e di essersi subito innamorato di questa terra. Nonostante non conoscesse il tedesco, ha incontrato persone molto pazienti e disponibili che si sono offerte di aiutarlo: «Mi piace come funzionano le cose qui, il rispetto per l'ambiente, la cura per tutto. Al primo impatto i tedeschi possono sembrare freddi, ma poi ti accorgi che sono persone favolose. Ormai mi trovo fuori posto in Italia, non saprei come muovermi lì».

"Tornare in Italia?"

Ad accomunare le esperienze è anche il giudizio deluso su una politica italiana incapace di premiare i suoi giovani talenti. Franziska, tarantina, è arrivata in Germania per una vacanza quando aveva diciotto anni e ne è rimasta affascinata. Oggi di anni ne ha trentaquattro. «Ho imparato in breve tempo che la Germania, oltre a essere una nazione organizzata, è anche e soprattutto meritocratica, non manca di gratificare il lavoratore per il suo impegno, la sua costanza e soprattutto la sua flessibilità. Mentirei se dicessi che non mi manca il mio paese d'origine, ma non mi pento di aver investito le mie energie per trasferirmi qui. La Germania è il mio paese adesso, non riuscirei ad immaginarmi altrove».

Pensando alla politica italiana Antonio s'innervosisce, non ha fiducia nella politica né nei politici. «In Italia la situazione è insostenibile» e i cittadini purtroppo non sono preparati in materia, al contrario dei cittadini tedeschi che hanno «il coraggio» di dire, se qualcosa non va.

«L'Italia – continua Irene –non sembra in grado di mettere in atto una politica efficiente e a lungo termine che possa suscitare prospettive per i giovani. I nostri politici “non s'interessano” dei giovani, non valorizzano il territorio né la storia né la cultura italiana». In sintesi la politica italiana dovrebbe guardare a quella tedesca poiché «la Germania dà spazio e sostegno ai giovani». Ritornare in Italia? «Qui ho il mio presente, e opportunità che in Italia possiamo solo sognare».

Una protesta silenziosa

Ho scelto di dare voce ai giovani che, come me, hanno affrontato e affrontano tutti i giorni l'esperienza migratoria in Germania. Ascoltando le loro esperienze mi è chiaro che integrarsi non è facile. Ma con volontà, studio e sacrificio è possibile.

Perché nessuno fa niente per evitare che noi giovani lasciamo la nostra terra italiana? Perché nessuno pensa a una soluzione veloce e duratura per far in modo che noi giovani ci sentiamo tutelati, capiti e apprezzati nel nostro paese? La nostra migrazione di massa è una specie di protesta silenziosa, della quale nessuno si sta interessando e con la quale a perdere sarà soprattutto lo stato italiano. Uno stato che non ci dà voce, che non ci ascolta e non ci tutela. In poche parole, che non ci stima.

La Germania ci ha offerto opportunità di crescita professionali. Se dobbiamo ringraziare qualcuno, dobbiamo ringraziare lo stato e i cittadini tedeschi, che ci accolgono e sono pazienti verso i nostri limiti nella lingua, le organizzazioni statali e religiose e i nostri connazionali che ci hanno offerto il loro aiuto. Soprattutto, dobbiamo ringraziare noi stessi, perché ogni giorno affrontiamo tutte le difficoltà integrative che la migrazione comporta.

Lo stato tedesco c'è, è presente: ci ascolta, ci giuda, ci aiuta, ci forma professionalmente e ci inserisce nel mondo del lavoro. Dov'è lo stato italiano quando ne abbiamo bisogno di lui? Questa protesta silenziosa non è stata capita, ascoltata e affrontata. Nessuno si sta ponendo domande. Se le cose non cambieranno, noi giovani italiani in Germania non sentiremo mai il bisogno di tornare in Italia. Se non verremo apprezzati e sostenuti, rimarremo in Germania e sarà qui che daremo vita ai nostri sogni, che saremo sereni, felici e realizzati professionalmente, nella vita sociale e affettiva. Qui ci sentiremo sicuri e tutelati. E sarà qui, che un giorno diremo di sentirci veramente a casa.

Valentina Ghigliotti

 

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