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marsiglia mare migranti zilioSabato 20 febbraio alle 18,00 è salpata dal porto di Marsiglia l’imbarcazione SOS Mediterranée. Prenderà il largo tra la Libia e l’Italia, in acque internazionali, nel tratto più pericoloso al mondo (2% di mortalità). È un progetto di cittadini europei, francesi e tedeschi, in partenariato con Medecins sans frontières che sarà operativo per quasi tre mesi.

Le tragedie continuano

In seguito al finanziamento raccolto di 4mila donatori in Europa, l’associazione ha affittato l’Aquarius, un’imbarcazione tedesca. Klaus Vogel, il capitano, è tedesco con un team internazionale di venticinque persone, di cui buona parte volontari pieni di passione e volontà. Preparati, inoltre, ad aiutare la gente in mare colpiti da choc psicologico e fisico. «Non è possibile assistere a continui naufragi in mare aperto, cioè nel nostro stesso Mediterraneo – afferma Sophie Rahal, portavoce dell’associazione – senza che nessuno o quasi intervenga!».

Dall’operazione Mare Nostrum, che prendeva a carico il salvataggio in mare si è infatti passati alla semplice difesa delle coste a trenta miglia. Ma in mare aperto le tragedie continuano. E le partenze si fanno in gommoni sempre più fragili… SOS Méditerranée rappresenta un soprassalto morale della coscienza civile europea in seguito all’anno 2015, rivelatosi il più mortale della storia del Mediterraneo: 3771 vittime sono state recensite. Non si contano le scomparse. Le pressioni migratorie costanti annunciano in futuro altre tragedie di mare, se non si fa nulla.

L’Aquarius sarà operativo in azioni di salvataggio dal 25 febbraio prossimo al largo della Libia. Può imbarcare 300 persone o al più 500. I costi calcolati sono di 11mila euro al giorno, circa 300mila al mese; ma la vita umana non ha prezzo. L’associazione spera in ulteriori sponsors per continuare la sua azione di aiuto.

Premiati a Parigi

Il 3 febbraio scorso SOS Mediterranée ha ricevuto a Parigi il premio Coup de coeur 2016 come «iniziativa importante, sorta appena un anno fa dalla volontà di cittadini europei dell’ambiente marittimo per tentare il tutto per tutto nel portare soccorso ai migranti in difficoltà nel Mediterraneo».

Resta l’inquietante l’interrogativo di Jean Philippe Rigaud, responsabile a Marsiglia dell’Apostolato del Mare: «Si può giustificare il lasciar morire qualcuno, per il fatto che la sua sopravvivenza rischia di disturbarci?». Per loro l'imperativo è unico: salvare vite in mare.

Renato Zilio, autore di Dio attende alla frontiera, Emi, 2011

 

 

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