ghetto rignano distrutto incendio 1Un incendio ha distrutto ieri il ghetto di Rignano, che ospitava i migranti presenti nella provincia di Foggia come lavoratori stagionali. «Le fiamme scrive Antonio Maria Mira su Avvenire – hanno distrutto centinaia di baracche di plastica, legno e lamiera, che arrivano ad ospitare fino a 2mila persone nella stagione della raccolta del pomodoro, ma che in questi giorni davano riparo a “solo” 450 migranti africani».

"Hanno perso tutto"

ghetto rignano distrutto incendio 2La devastazione è iniziata alle due di notte. I migranti, tutti illesi ad eccezione di quattro intossicati dal fumo, «hanno perso tutto» racconta Concetta Notarangelo, esponente del Presidio Caritas che a Foggia offre loro assistenza legale e sanitaria. «Avrei voluto accontarvi del piano regionale per lo sgombero del ghetto, invece sto a raccontarvi del rogo che ieri ha distrutto buona parte delle baracche, il 90% mi dice il caporeparto dei vigili del fuoco che per tutta la notte hanno lavorato per spegnere il fuoco».

Padre Arcangelo Maria, fondatore di Io ci sto (l'iniziativa degli scalabriniani che offre ai giovani un'esperienza di volontariato, incontro e servizio con gli ultimi nella realtà migratoria della provincia di Foggia) e ora missionario tra i rifugiati in Svizzera, a Berna e Basilea: «Il fatto che case di cartone e plastica prendano fuoco, lì dove ci si riscalda mettendo un po' di legna in un bidone, non è una novita. Di incendi, il ghetto ne aveva già visti, ma di queste dimensioni è la prima volta. La reazione dei pompieri è stata veloce, ma non potevano farcela: la strade non asfaltate rallentano i camion e lì è bruciato tutto troppo velocemente».

"Nessuno li ha accolti"

ghetto rignano distrutto incendio 3Negli ultimi mesi con il dirigente regionale erano stati fatti sforzi per la ricerca di strutture d'accoglienza più stabili. Un impegno che seppure carente nell'affrontare “il vero problema, il lavoro”, «ci sembrava una azione che avrebbe fatto bene ai nostri fratelli» continua Notarangelo. «Ieri ci auspicavamo che il piano fosse pronto, che le accoglienze partissero in giornata, che un piano delle emergenze potesse riguardare anche i migranti non votanti. Invece no! In trecento sfollati sono rimasti al ghetto perché nessuno li ha accolti, non le associazioni che ne avevano possibilità, non le istituzioni che pensano ai migranti come un problema da sgomberare. Non è stato attivato neppure un piano per le emergenze».

Caritas e Croce Rossa si sono attivate per la raccolta e la consegna di cibo e coperte ma «per trovare alloggio a queste trecento persone che hanno perso tutto (vestiti, documenti, cellulari quindi indirizzi, recapiti, tutto quanto…) – continua padre Arcangelo – non si è mosso ancora niente. Niente. La prefettura sembra quasi non interessarsene. Anche la protezione civile, subito allertata, dice che ci vogliono dieci giorni. Per far partire il piano di sgombero della Regione Puglia ci vogliono le gare d'appalto, e quindi mesi, forse anni. Questa non è una risposta. Sembra che le istituzioni se ne lavino le mani, tanto sono immigrati, non votano e ai politicanti, che pensano solo al proprio stipendio e alla propria comoda poltrona, non interessano. La politica e le istituzioni sono essenzialmente incapaci di risolvere il problema del ghetto».

 

 

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