Veglia 22 aprile 2015 002Niente di solenne o coreografico, solo profonda partecipazione e pochi segni. Il più espressivo, un lungo telo azzurro che dai piedi dell’altare scende verso la navata. Col chiaroscuro delle sue pronunciate increspature richiama l’ondeggiare tumultuoso del mare. La sera del 22 aprile la preghiera doveva essere riservata agli operatori della Caritas e della liturgia ma si è sparsa la voce, e ora la chiesa del seminario non riesce a contenere la massa dei partecipanti.

Una voce al microfono: «Vi invito a pregare in silenzio, prima, e poi tutti assieme per questi fratelli e sorelle». Sono le parole conclusive dell’appello accorato di papa Francesco in piazza San Pietro, a poche ore di distanza dalle prime frammentarie notizie sul più disastroso naufragio mai avvenuto nel Mare Nostrum. Parole che, accompagnate da una musica pacata, mantengono un clima di silenzio orante mentre viene portata davanti all’altare la Croce di Lampedusa, composta con due rozzi legni d’un barcone affondato al largo dell'isola ed esposta per tutto l’anno nella chiesa di Sant'Agostino a Reggio Calabria.

Al canto di Effonderò il mio Spirito l’arcivescovo cammina verso il centro del presbiterio da dove, dopo il saluto e brevi parole introduttive, prega così: «Dio della Pace e della Giustizia, che fai sorgere il sole sui giusti e sugli ingiusti, guarda con misericordia i tuoi figli che lasciano le loro terre per guerre e persecuzioni. Accogli nel tuo Regno di Luce coloro che hanno perso la vita nel buio dell’odio e dell’indifferenza e illumina le coscienze di tutta l’umanità perché si faccia promotrice di fratellanza e di solidarietà».

Veglia 22 aprile 2015 001È ora il momento di ascoltare la parola di Dio, tratta dal capitolo 56 di Isaia: «Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore (…) li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saliranno graditi sul mio altare, perché il mio tempio si chiamerà luogo di preghiera per tutti i popoli». Quali olocausti, quali sacrifici? Quelli delle quasi 800 vittime dell’ultimo naufragio, che si uniscono alle 1.300 dell’ultima settimana e alle 22mila (ma sfuggono dal conteggio le tante vittime ignote) che l’ACNUR ha già registrato dall’inizio di questo secolo.

È ancora vivo tra noi il precedente sbarco di 677 disperati, fra i quali molti dei sopravvissuti che piangevano o non avevano più lacrime per piangere papà, fratelli o sorelle fra i 400 inabissatisi non tante ore prima nel nostro mare. A prolungare questo lugubre elenco segue la recita del salmo 137, Lungo i fiumi di Babilonia, il lamento dell’antico popolo di Dio deportato in terra straniera, con lo strascico di chissà quante vittime.

Dopo il canto vengono collocati accanto al telo un bacile d’acqua e una serie di gracili barchette di carta, manifesta allusione alla pericolosità di quel telo increspato. Si alternano quindi cinque voci per scandire cinque brani del messaggio del papa per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 18 gennaio scorso e la breve testimonianza di un volontario sulla presenza della Chiesa già dal momento degli sbarchi e poi nei luoghi di prima accoglienza. È toccante anche la lettera di una bambina del Gambia, rimasta sola, dopo che nel recente naufragio è scomparsa tutta la sua famiglia: «Per favore, chiunque voglia venire in questo posto chiamato Italia, sappia che attraversare il mare è molto, molto pericoloso. Per favore, sorelle e fratelli, fermatevi e non venite. Per favore, per favore e ciao». Tutte queste brevi parti erano inframezzate da un canone cantato a voce sommessa: Ubi caritas, Misericordia Domini, Niente ti turbi.

Veglia 22 aprile 2015 003Finalmente, la parola del nostro arcivescovo: «Che vi attendete da me, un discorso strappalacrime o di incoraggiamento ai volontari a proseguire nel loro servizio a nome della Chiesa? No, lasciate che dedichi questo momento per scuotere le coscienze di chi ha responsabilità politiche e per denunciare l’intollerabile indifferenza degli altri paesi europei e anche del cinico spettacolo di chi in casa nostra prende spunto da questi immensi drammi per un ignobile tornaconto partigiano, per sbandierare il pezzetto di verità che si pensa di avere da contrapporre al pezzetto di verità di chi sta su fronti opposti. Non sarà giunto il momento che i responsabili della cosa pubblica facciano una sintesi, e non una contrapposizione, di questi pezzi di verità per venire a proposte e a soluzioni concrete, affrontando alla radice questo torbido stato di cose che porta alla morte? La nostra preghiera questa sera è per i morti, ma è altrettanto preghiera perché rinasca in tutti la speranza di un mondo più umano».

E a conclusione di tutto una preghiera particolare a Maria: «Regina della Pace, Madre di tutti e in particolare Madre dei derelitti, nemica dei cuori di pietra, Stella che risplende nelle notti dell’assurdo: ti chiediamo la pace».

Padre Bruno Mioli

 

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