Si chiama “Libero di essere me stesso” e ce ne parla padre Gabriele Bentoglio, missionario scalabriniano e parroco della chiesa dei SS. Filippo e Giacomo in Sant’Agostino

A Reggio Calabria un nuovo progetto scalabriniano per i migrantiIn Calabria, mentre i residenti autoctoni continuano ad abbandonare il territorio e a emigrare, l’immigrazione registra un notevole tasso di crescita. Dopo la Sicilia, la Calabria si posiziona al secondo posto in Italia per numero di minori stranieri non accompagnati.

Nello scorso anno la popolazione straniera minorenne è aumentata del 3,2%, anche a motivo dei ricongiungimenti familiari e delle nuove nascite. A Reggio Calabria, gli stranieri residenti al primo gennaio 2019 rappresentavano il 6,9% della popolazione residente. Ed è inarrestabile il flusso di quelli che vengono “raccolti” e accolti dal Mar Mediterraneo. L’area reggina però è soprattutto zona di transito verso altre destinazioni nel vecchio continente.

Oggi Reggio Calabria e la sua provincia si trovano a confronto con flussi afro-asiatici, per lo più musulmani, forzati all’emigrazione da conflitti armati e scontri etnici, oltre che dalla forte attrattiva europea.

C’è anche una forte componente d’immigrazione al femminile: donne di mezza età, madri e nonne, spesso divorziate o in via di separazione, che lasciano figli e nipoti in Ucraina, Georgia e Paesi limitrofi per inserirsi nel settore lavorativo domestico-assistenziale reggino. Si tratta di manodopera flessibile e, purtroppo, poco tutelata dal punto di vista sociale ed economico, che cerca di integrarsi in un tessuto locale debole e precario.

Il Centro Ascolto Scalabrini

Per tentare di rispondere alle problematiche di questi flussi migratori, nel 1995 le suore scalabriniane hanno fondato il Centro Ascolto diocesano Giovanni Battista Scalabrini per immigrati. A partire dal 2009 il Centro si è stabilmente costituito nei locali della parrocchia SS. Filippo e Giacomo in Sant’Agostino, affidata dalla diocesi ai missionari scalabriniani.

Nel 2019 le scalabriniane hanno lasciato Reggio, e così il Centro è passato sotto la diretta e totale direzione degli scalabriniani, mantenendo la sua fisionomia di Centro per migranti al servizio di tutta la Diocesi. Il Centro ha sempre avuto come fine la sensibilizzazione della società sulle questioni migratorie, mirando alla promozione e alla tutela della dignità di ogni individuo.

A Reggio Calabria un nuovo progetto scalabriniano per i migrantiL’emergenza covid-19 e le disposizioni ministeriali per contrastare e contenere la pandemia hanno rallentato i normali ritmi di attività del Centro, che comunque non ha mai smesso di offrire i suoi servizi. Tra le sue funzioni principali, c’è anzitutto quella di sostenere i migranti nel percorso di integrazione e/o reinserimento nella società; poi c’è l’orientamento nella rete dei servizi pubblici e privati (mense, ambulatori, centri sanitari, alloggio, lavoro, scuole di lingua, ecc.).

Per far questo, realizza eventi di vario genere per conoscere e far conoscere la realtà migratoria nella città di Reggio Calabria, nella sua provincia e, per quanto possibile, nella regione Calabria; si impegna a favorire l’uguaglianza sociale nel rispetto delle specificità delle persone immigrate sul territorio calabrese; collabora con tutte le realtà presenti sul territorio che ne condividano gli obiettivi, pur mantenendo la propria identità e autonomia; promuove la conoscenza e il rispetto delle diversità e la formazione di una cultura della tolleranza e della solidarietà. Infine, si preoccupa di stabilire relazioni e collaborazione con altre istituzioni e associazioni che hanno per fine il servizio ai migranti.

L’emergenza sanitaria ha costretto alla sospensione dell’accompagnamento scolastico, sia nei corsi di alfabetizzazione per adulti sia nel sostegno e nel doposcuola degli alunni di seconda generazione. Ma dall’estate scorsa ha preso piede l’iniziativa della scuola in piazza, che offre lezioni all’aperto.

Non hanno invece mai smesso di funzionare il settore legale e quello dell’assistenza per la consegna di generi alimentari, così come il sostegno dell’ascolto e l’aiuto alla ricerca di occupazione, specialmente per le badanti.

Libero di essere me stesso

Il progetto Artefici del nostro futuro sulle orme del Beato G.B. Scalabrini, finanziato dalla CEI e gestito dalla cooperativa sociale Demetra, che ha preso il via agli inizi del 2018, si è concluso nel mese di agosto 2020, giusto il tempo di dare vita ad un nuovo progetto, ancora con il finanziamento della CEI e la sponsorizzazione della Diocesi di Reggio.

A Reggio Calabria un nuovo progetto scalabriniano per i migrantiIl nuovo progetto, anch’esso della durata di due anni, ha come titolo Libero di essere me stesso. Con il Beato G.B. Scalabrini per la promozione umana integrale. Gestito dalla cooperativa sociale Res omnia, questo progetto prevede quattro azioni: la ristrutturazione e l’apertura per l’accoglienza dei migranti della Casa Farias, che è stata sede delle scalabriniane durante la loro permanenza a Reggio Calabria; la collaborazione con il Centro Ascolto Scalabrini, specialmente per l’accompagnamento all’autonomia di migranti in condizione di bisogno e disagio; il pronto intervento in situazioni d’emergenza, con servizio di operatori di strada e ospitalità; la formazione settoriale e la promozione di opportunità lavorative.

Con il progetto intendiamo garantire ai migranti la libertà anzitutto nel soddisfare i bisogni di sopravvivenza: non ci si può formare per il mestiere che si vuol fare se si ha fame, se non si ha un tetto sotto cui dormire, se si è ammalati, ecc.

Poi è indispensabile conoscersi, ma anche ampliare il campo delle conoscenze tanto quanto serve per effettuare scelte consapevoli e corrette. Quindi, per essere se stessi bisogna scegliere di mettersi in gioco. Infine, per costruire se stessi bisogna essere liberi da ogni forma di sfruttamento e da ogni tipo di sopruso.

Padre Gabriele Bentoglio

 

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