Da padre Mauro Lazzarato, superiore regionale dei missionari scalabriniani di Europa e Africa, una nuova riflessione per il tempo di Quaresima

Il dialogo che trasformaUna nuova riflessione di padre Mauro Lazzarato, superiore regionale dei missionari scalabriniani di Europa e Africa, per percorrere questo cammino di Quaresima in tempo di pandemia. Tra le difficoltà e le sfide che tutti insieme stiamo affrontando in questo tempo, ci sono sicuramente quelle legate al dialogo, una dimensione non solo utile ma necessaria alla nostra natura.

Le restrizioni nei rapporti interpersonali alle quali siamo stati costretti per combattere la diffusione del virus hanno condotto a un’attenuazione della socialità, e ai nuovi media non possiamo chiedere miracoli. Ci troviamo allora in un silenzio relazionale che può aver acceso la necessità di respirare aria nuova, scrive padre Lazzarato. Ecco alcuni estratti del suo contributo.

Dalla conversazione alla conversione

«Ascoltare la Parola vuol dire impegnarsi nel dialogo di Dio con l’umanità. La novità della rivelazione biblica consiste proprio nel fatto che Dio si fa conoscere nel dialogo che desidera avere con noi; essa è un invito di Dio a sentirci sempre a casa, in un eterno e amorevole dialogo con Lui: la Parola si fa carne proprio nel dialogo con l’uomo (cfr. Gv. 1, 14).

Questa “conversazione” porta alla “conversione”. E come ogni conversazione, anche quella con la Parola presuppone un diverso-Altro dinanzi al quale ci si può porre in ascolto e si può intervenire, come bambini che osano intromettersi nelle conversazioni degli adulti. È così che ci trasforma. È grazie al dialogo che si smontano uno per uno i pregiudizi. In questo dialogo, la Parola non esclude il nostro universo simbolico, le immaginazioni e le fantasie, la nostra intelligenza».

Scalabrini, uomo del dialogo

«Con l’incontro, il dialogo è l’altro insopprimibile bisogno di cui siamo costituiti. I due aspetti sono in naturale correlazione: ci si incontra per dialogare e dialogando ci si incontra. (…) In Scalabrini, uomo del dialogo, esso è diventato attenzione per i meno fortunati, risveglio di coscienze e ricerca di collaborazione e impegno per l’unità e la comunione. (…)

È proprio della nostra epoca il fenomeno di ricevere informazioni in quantità eccessiva, per cui spesso si confondono il dialogo con lo scambio di tante notizie o ci si crede esperti perché si dispone di tanti strumenti di comunicazione. Dialogare è innanzitutto un gesto con cui si intende donare qualcosa a qualcuno».

Il nostro ruolo

«Per imparare a dialogare è necessario farlo e nessuno lo può fare al nostro posto. (…) Scalabrini è stato un uomo di dialogo proprio grazie al suo rapporto profondo con Dio-Trinità, l’origine dell’amore per gli altri. Quella radice ha maturato il dialogo con la realtà che lo circondava, fino a individuare i problemi e le successive risposte.

Con quella intima forza ha costantemente dialogato con i suoi missionari e, in modo obbediente e libero, con la Chiesa in Roma. Sempre da quella fonte è nato lo stretto contatto con i poveri del suo tempo ed ha sviluppato il dialogo a favore dei migranti e con i migranti, nella Chiesa e nella società».

La tentazione di isolarsi

«In genere la scelta apparentemente più semplice è quella di evitare il dialogo credendo che il nostro isolamento neutralizzi l’altro. (…) Ma per il nostro essere in relazione, questi isolamenti non possono durare a lungo: prima o poi siamo costretti a misurarci con la realtà che ci circonda, quella dove la presenza dell’altro, o della missione comune, sarà pure inaccessibile, dura ma, per il fatto che esiste e vive in relazione a noi, non può non coinvolgerci. (…)

Il tempo di Quaresima è quanto mai favorevole perché in un clima di condivisione profonda, in quel microcosmo di umanità che è la comunità religiosa, abbiamo anche l’opportunità di imparare a dialogare con il mondo per affermare quella giustizia e quella pace tanto necessarie per i migranti a cui siamo inviati. Con questo spirito, continuiamo il nostro cammino! A tutti giunga il mio fraterno abbraccio».

 

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