Con questo articolo si conclude la serie di testimonianze dalle missioni scalabriniane d’Europa per raccontare com’è stata vissuta la Pasqua durante la pandemia di covid-19. Ecco il racconto dalle due parrocchie scalabriniane di Amora e Val Melaina.

I testi sono stati pubblicati anche nei numeri di maggio-giugno e luglio-agosto 2020 della rivista “Scalabriniani”, nella rubrica “In missione con la creatività antica e i mezzi moderni”

 

Ad Amora la fraternità durante l’emergenza

In Portogallo, nella diocesi di Setúbal a Lisbona, i missionari scalabriniani sono presenti con il Seminário Scalabrini e la Paróquia Nossa Senhora do Monte Sião di Amora

Ad Amora la fraternità durante lemergenzaQuesta emergenza ci ha obbligato a organizzarci diversamente e a guardare soprattutto agli altri, insegnandoci a essere creativi per nuovi modi di essere vicini a chi ha bisogno. Viviamo questo con speranza e con tenacia, sapendo che il Buon Pastore continua sempre a condurre il suo gregge.

Nella parrocchia di Amora, un territorio di grandi dimensioni abitato da molti migranti, si è riscoperta la bellezza dello stare insieme, dando valore non alle cose ma alla persone nella loro dignità. Così forse si aprono più facilmente le porte a Dio.

Come comunità religiosa (siamo sei: i padri Geraldo, Leo, Pio, Pietro e Agostino e il chierico Luan) abbiamo approfittato di questo tempo speciale e meno dispersivo per pregare, meditare, leggere, approfondire la formazione personale. Come parrocchia, attraverso abbiamo trasmesso online ognila Messa giornaliera concelebrata da tutti noi, il rosario e la recita della coroncina della Divina Misericordia, così come i diversi importanti momenti della Settimana Santa.

L’emergenza coronavirus sta testando anche la nostra capacità di vivere concretamente la carità e le opere di misericordia. Diverse famiglie ricevono regolarmente aiuti, soprattutto quelle che per il mancato salario hanno bisogno di tutto. E non sono poche le famiglie che stendono la mano. La Società di San Vincenzo de Paoli si sta esemplarmente dedicando a questo servizio, naturalmente rispettando le norme in vigore per evitare qualsiasi imprudente contagio. Il centro di assistenza parrocchiale (Patronato) continua a condurre le sue iniziative distribuendo viveri e aiuti a famiglie bisognose. La Carità non può fermarsi e i laici scalabriniani, animati dallo spirito del nostro fondatore, sono felici di collaborare con gli altri organismi per affrontare i bisogni che appaiono. 

Cerchiamo di mantenere attivo un servizio telefonico di contatto con le famiglie, per trasmettere parole di conforto, di speranza e di incoraggiamento a persone, che vivono sole, anziane o malate. Stiamo inoltre collaborando con altri gruppi sociali e con le iniziative del Comune: un modo di lavorare molto apprezzato anche da chi vive lontano dai sacramenti e dalla Chiesa.

Amici, siamo in comunione con voi, con tanti migranti dispersi e dimenticati e con chi si sente abbandonato. Noi per loro siamo un segno di di Dio, che è buono sempre e che non abbandona mai nessuno. Saluti cari.

 

Mensa di Val Melaina, una luce di speranza da 30 anni

La Parrocchia SS. Redentore nel quartiere di Valmelaina a Roma è da sempre un punto di riferimento per la comunità del quartiere. Qui gli scalabriniani hanno attivato la Mensa della Carità, un servizio per i poveri nel segno dell’accoglienza alla popolazione immigrata

Mensa di Val Melaina una luce di speranza da 30 anniAlla fine degli anni Ottanta la comunità parrocchiale del SS. Redentore a Val Melaina, retta fin dal 1950 dai missionari scalabriniani, viveva un momento di grande dinamismo e vitalità. Un centro giovanile vivace e desideroso di trovare campi di impegno concreto, desiderio di avere attenzione verso le situazioni più bisognose, famiglie pronte a coinvolgersi in iniziative d’avanguardia.

Tutta questa energia di bene è stata incanalata dalla creatività di padre Riccardo Ortolan, con il consenso del parroco padre Ampelio Bortolato e la preziosa e indispensabile collaborazione dell’avvocato Sorrentino che portava in dote la lunga esperienza nell’organizzazione della Società San Vincenzo de’ Paoli. Le cucine furono recuperate dalla nostra casa di Crespano del Grappa, la navata centrale dell’ex chiesa parrocchiale è diventata la sala pranzo. Era il 1990. Sono passati trentanni da quell’inizio.

Si sono susseguite decine e decine di volontari, dalla generosità dei parrocchiani sono arrivati gli alimenti necessari per preparare un pasto pronto, appena cotto per una media di circa cento persone. Ora, a causa dell’emergenza della pandemia da coronavirus, non possiamo servire come sempre pasti caldi appena cucinati, ma dal lunedì al sabato vengono distribuiti dai 130 ai 150 pranzi al sacco: almeno due o tre volte alla settimana riusciamo a preparare delle vaschette di cibo cotto, pasta, cotolette, verdure cotte e altro.

Sì, la forza di questa mensa sono il volontariato e la solidarietà semplice e generosa di tante persone. Negli anni si sono trovate anche belle collaborazioni nelle istituzioni (Banco Alimentare), nelle parrocchie vicine, nella diocesi. Ormai è una realtà consolidata a cui fa riferimento buona parte della realtà sociale ed ecclesiale del Nord di Roma. In occasione del venticinquesimo anniversario della mensa monsignor Feroci, come responsabile della Caritas di Roma, ha riconosciuto la preziosità di questo servizio riportando l’affermazione di un povero che alla domanda: “Perché vai alla mensa del Redentore?”, rispose candidamente: “Perché è la mensa dove si mangia meglio!”. Tutto ciò che si fa con spirito di servizio e di amore può produrre solo cose buone.

 

Il numero di luglio-agosto 2020 della rivista Scalabriniani

Le altre testimonianze pubblicate su Scalabrini.net

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