Prosegue la serie di testimonianze dalle missioni scalabriniane d’Europa per raccontare com’è stata vissuta la Pasqua durante la pandemia di covid-19. Stavolta è il turno della Casa Madre di Piacenza e Loreto.

I testi sono pubblicati anche nei numeri di maggio-giugno e luglio-agosto 2020 della rivista “Scalabriniani”, nella rubrica “In missione con la creatività antica e i mezzi moderni”

 

A Piacenza un Salve Regina per sopravvivere

Nella città di cui fu vescovo il beato Giovanni Battista Scalabrini, fondatore della congregazione che porta il suo nome, i missionari sono oggi presenti con la Casa Madre, centro di formazione permanente rappresenta un punto di riferimento spirituale per tutti gli scalabriniani nel mondo

A Piacenza un Salve Regina per sopravvivereI missionari scalabriniani hanno la propria Casa Madre nell’antico monastero che fu delle monache cappuccine di san Carlo, fondate in Piacenza nel 1613, e poi soppresse da Napoleone agli inizi del 1800. Di quel monastero è rimasta una cronaca, le Memorie del Monastero delle Cappuccine e della Chiesa di San Carlo dall’anno 1613, in cui si legge che nel 1630 ci fu una peste (quella manzoniana) che falcidiò la città di Piacenza, anche nei conventi.

Ne furono immuni le povere monache cappuccine in seguito al voto, ispirato dalla loro vivente fondatrice suor Prassede Balconi, di recitare per sempre” e “a ginocchi nudi” il Salve Regina al termine di ogni ora del breviario.

Agli inizi dell’emergenza da coronavirus c’è stato chi in comunità ha ricordato quel fatto, e il rettore, ispirato da Dio, ha deciso di cantare il Salve Regina dopo la celebrazione della Messa, dopo le lodi, e dopo il vespro, per porre al riparo del manto della Vergine i dieci confratelli della comunità. Non ha detto per sempre, come madre Prassede, ma credo sarà la soluzione finale se la Madonna continuerà a proteggerci. Ecco il testo delle Memorie, una pagina di sofferta attualità:

 

 

«L’anno 1630, venne universalmente per tutte le Città, Ville et contadi, una grande Peste, o come sogliono alcuni (chiamarla), un gran Contaggio pestilenziale, quale fece una grande mortalità nelle persone et ne morivano le centinaia al giorno; e solo in questa nostra Città di Piacenza ne morsero circa venti milla persone, di ogni stato, richi, nobili, artegiani et plebei; da noi ancora morsero tanti Religiosi, Frati, Preti et Monache, et tutti questi del sopradetto mal del Contaggio, e si distrussero affatto molte e molte famiglie intiere, et ad altre famiglie riserbandone Dio una Creatura o due solo in una famiglia che sarebbero state dieci, dodici, e più creature; Durò il male circa sei mesi, cioè, Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre, Novembre, et Dicembre; quelli che erano morti per il spazio delli sei già mesi, furono sepolti in Chiesa, ma vedendo poi che il male s’aumentava grandemente, fù ordinato da quelli Signori che reggevano che li detti Contaggiosi fossero sepolti in un certo Luogo fuori della Città [“nel posto dell’attuale Cimitero”, dice una glossa sovrapposta al testo].

 

Ora, intrata da noi povere Cappuccine di San Carlo tale mortalità, e per esserci anco morti del detto mal del Contaggio tre nostri Cercanti che avevamo, cioè, Fra Carlo, Fra Francesco, et Frate Antonio, dubitando assai che il Contaggioso male ne entrasse anco nel nostro Monastero, et avendo fatto per questo molte et moltissime, et devotioni et altre sorte di penitenza, acciò Dio nostro Signore ne avesse per sua misericordia riserbate da questo pericolo, et però fu ispirata da Dio l’Abbadessa, che era la fondatrice del Monastero, per far la seguente devotione alla Santissima Madre di Dio, per essere da questo gran male preservate, e fù, di dire sempre, una Salve Regina alla Madonna Santissima, a genocchi nudi, doppo ogni hora del Divino Ufficio, incominciando dal Mattutino, e il resto di tutto l’Ufficio, qual sono sette, secondo le sette hore Canoniche; s’incominciò detta devozione il giorno della Visitazione della Beatissima Vergine che fù alli due di Luglio dell’anno istesso 1630, et durerà per sempre, et per la suddetta devotione fatta si è veduto espresso miracolo della Madonna Santissima in havierci sempre liberate da questo mortale Contaggio tutte queste buone serve del Signore; Dove ne sia per sempre ringraziata assai la Madre e Santissima Vergine Maria. Amen».

 

Trascrizione a cura di padre Stelio Fongaro

 

 

Loreto: scalabriniani sempre in missione

Padre Renato Zilio è il direttore dell’Ufficio Migrantes per le Marche e svolge il suo ministero a Loreto insieme a padre Gianni Fanzolato. Ecco la loro testimonianza

Loreto scalabriniani sempre in missioneUn piccolo virus ha messo in ginocchio il mondo intero. Ha rotto schemi, abitudini e consuetudini. Ha stravolto l'umanità dal punto di vista sociale, economico e religioso toccando tutte le attività lavorative, scolastiche, sportive, dello spettacolo. Relegandoci in casa, ci ha privato delle liturgie e dei rapporti sociali che caratterizzano il nostro vivere quotidiano.

Tenendo comunque uno sguardo generale sulle Marche, quale direttore regionale della Migrantes io, padre Renato, posso testimoniare che dove vi erano strutture di accoglienza per migranti, come ad esempio nella diocesi di Fano, si è continuata tale attività seguendo le direttive date, ma accompagnando più da vicino i casi con fragilità particolari.

In quella di Pesaro, per non avere assembramenti nei locali della Caritas, si è affidato l’impegno di distribuzione di pasti alla protezione civile o si sono consegnati buoni-pasto. Per don Sergio della Migrantes di Ancona, missionario per anni in America latina, la sua precisa attività pastorale è stata ed è il telefono: incoraggia, sostiene, consiglia, da speranza a migranti, ad ammalati, ad anziani della parrocchia.

Padre Mihajlo, responsabile delle comunità ucraine delle Marche si è premurato di dare a ognuno le informazioni sulle celebrazioni del vescovo ucraino Dionisio a Roma, trasmesse attraverso i social o direttamente dalla capitale Kiev, sede metropolitana della Chiesa greco-cattolica ucraina. Padre Giorgio, nostro parroco a Loreto, ogni venerdì di quaresima recitava da solo la Via Crucis per piazze e strade, in particolare quelle abitate da famiglie di migranti, mentre tutti intensamente seguivano dalle finestre il sacro rito di struggente attualità.

Con lui abbiamo celebrato in streaming per i parrocchiani, come d’altronde veniva fatto dal santuario della Santa Casa in vari momenti del giorno, con l'Eucaristia, l’Angelus o il rosario. Siamo intervenuti, infine, con tre gruppi di giostrai seriamente bloccati in tre diocesi differenti, da Pesaro a San Benedetto del Tronto attraverso l’azione delle Caritas. Per loro se non si lavora, non si vive. Mentre con la nostra Caritas si continua a distribuire pacchi alimentari, frutta e verdura, a famiglie numerose o di emigranti, e in varie occasioni anche carne offerta dal macellaio.

 

Io, padre Gianni, sono il cappellano di uno dei due ospedali di Loreto, Abitare il tempo, e della casa per anziani Oasi Ave Maria. Con grande dolore degli ammalati e degli anziani, mi è stato proibito andare nelle due strutture. Ho pensato allora di essere presente attraverso il telefonino. Nell'Oasi Ave Maria è scoppiato un focolaio dove alcuni sono morti, altri sono stati in terapia intensiva.

Attraverso Facebook ogni giorno della settimana santa ho posto una meditazione, una preghiera e nel Triduo Pasquale ho pubblicato una mia poesia. Quest'anno insieme a dodici giovani di cui sono il padre spirituale ho pensato di organizzare una lavanda dei piedi virtuale. Ho esteso l'invito a tutti coloro che volevano partecipare. È stata una esperienza commovente ed edificante. Più di cento persone, unite nella stessa ora per pregare.

Ogni pomeriggio recitiamo il rosario missionario, pregando per tutti i confratelli scalabriniani, i migranti e coloro che soffrono per il coronavirus, per i defunti ed i parenti. È un piccolo contributo e un segno di speranza. Ma quando è fatto con fede e amore, nulla è piccolo.

 

Il numero di luglio-agosto 2020 della rivista Scalabriniani

Le altre testimonianze pubblicate su Scalabrini.net

 

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