Prosegue la serie di testimonianze dalle missioni scalabriniane d’Europa per raccontare com’è stata vissuta la Pasqua durante la pandemia di covid-19. Stavolta è il turno della MCI a Berna e dMarsiglia.

I testi sono pubblicati anche nei numeri di maggio-giugno e luglio-agosto 2020 della rivista “Scalabriniani”, nella rubrica “In missione con la creatività antica e i mezzi moderni”

 

Berna: lasciar andare per ripartire

Nella città svizzera hanno sede varie missioni scalabriniane, tra le quali la Missione Cattolica di lingua Italiana (MCI). La testimonianza che vi offriamo è quella di padre Gildo Baggio

Berna lasciar andare per ripartireSai che quando vado in giro, la gente al vedermi si scansa dall’altra parte della strada, e chi prima si fermava a chiacchierare, adesso fa un saluto con la mano e se ne va in fretta? Noi vecchi facciamo paura?”. Dato che secondo le ultime direttive delle associazioni di gerontologia europee sono vecchio (pardon, anziano) anch’io, cerco di rassicurare il mio amico Mario dicendogli che è solo effetto del coronavirus, e che in fondo le persone vogliono solo proteggere sé stesse e gli altri, soprattutto gli anziani. Ma mi viene un dubbio: e se avesse ragione lui?

Se il coronavirus ci costringesse, senza che ce ne rendiamo conto, a mostrare quello che in realtà proviamo, la paura di fronte alla morte che pensavamo di avere espulso dalla nostra vita, e che oggi la sperimentata fragilità di tutti, messa in luce dal coronavirus, ci sbatte in faccia? E chi più di un vecchio ci mette davanti agli occhi la fragilità umana? E la paura fa il vuoto.

Anche la nostra casa, la Missione Cattolica di lingua Italiana (MCI) a Berna, è rimasta vuota per il lockdown adottato dalle autorità svizzere. Uno dei gruppi più attivi è il gruppo Essere insieme. Si tratta della generazione che ha costruito la missione, la comunità e l’edificio che ne è la casa. Gli incontri sono stati sostituiti da lunghe telefonate fatte dai volontari/e che animano il gruppo, guidati da suor Albina e Roberta. Confidenze, ricordi, nostalgie.

In questo periodo abbiamo lasciato andare molte cose. Questo richiama il concetto di déprise, lasciare la presa, elaborato dalla università di Tolosa e da Stefano Cavalli, del Centro competenze anziani della SUPSI. Un lasciare andare tante cose, ma per scegliere, per concentrarsi liberamente sulle cose più importanti. Ma non da solo: come un processo negoziato plurale, attuato con tutti quelli che mi accompagnano e mi assistono. Ne abbiamo tutti di strada da fare nella ripresa: la percezione di “perdere la presa” sul mondo circostante, la dé-prise, si rivela come una ré-prise, riprendere presa su me stesso.

È quello che hanno fatto le giovani coppie, che quest’anno hanno dovuto interrompere gli incontri di preparazione al matrimonio. Condotte da padre Antonio Grasso, avevano programmato l’animazione di una Via Crucis per la comunità. L’hanno fatta coralmente, ma online, essendo in lockdown. Hanno iniziato anzitutto a lavorare come coppia e la cosa non è parsa scontata. Anche se si è fidanzati e si pensa di sapersi dire tutto, confrontarsi sulla fede, sul che cosa dire sulla propria fede, richiede uno sforzo notevole. C’è stata poi una regia che ha unito gli apporti delle varie coppie e questo ha portato a scoprire l’amicizia con altre coppie, l’amicizia con gli altri nutre l’amicizia tra di noi. Come diceva Saint-Exupery, amarsi non significa guardarsi negli occhi, ma guardare insieme nella stessa direzione. 

Noi equipe pastorale ci chiediamo se, per la comunità tutta, la déprise di questo tempo può essere l’inizio di una réprise. In questo tempo in cui la vicinanza distanziata crea nuovi spazi temporali, mi è tornato in mente quella volta che mi sono posto la domanda: sarà questo il futuro della Chiesa in Europa? Il futuro non sarà un effetto collaterale del coronavirus, ma il frutto di una riscoperta sofferta, ma gioiosa delle radici profonde della nostra fede

Francia: a Marsiglia con tutti i migranti

Padre Elia Bortignon prete operaio in pensione e volontario nell’associazione EAMD, ci racconta il lockdown nella città francese

Francia a Marsiglia con tutti i migrantiA Marsiglia la Missione Cattolica di lingua Italiana è stata chiusa nel 2012. Già da qualche tempo padre Marcello Bertinato, scalabriniano, l’aveva però convertita in Missione per i Migranti. Gli scalabriniani sono presenti a Marsiglia nel terzo arrondissement, considerato il più povero in Europa. Qui ci sono padre Marcello nella parrocchia del Canet, il sottoscritto padre Elia Bortignon, prete operaio in pensione, e le scalabriniane suor Marcella e suor Valeria, nell’associazione Loi 1901 (Onlus), Enfants d’Aujourd’hui Monde de Demain (EAMD).

La maggioranza della popolazione del quartiere è costituita da persone provenienti dal Maghreb, dalle Comore, dall’Africa subsahariana, dall’Est Europa. Prima del confinamento c’erano nell’associazione 130 ragazzi per l’aiuto scolastico, 60 bambini nei gruppi, più di 70 adulti per l’alfabetizzazione, una trentina di famiglie aiutate con i pacchi alimentari e un mercatino dell’usato aperto il lunedì e martedì. Tutte le attività si sono fermate lunedì 16 marzo 2020.

La prefettura di Marsiglia ha chiesto all’associazione di continuare la distribuzione dei pacchi alimentari alle famiglie iscritte e di accettarne di nuove. Durante il periodo di confinamento suor Valeria e suor Marcella, aiutate da Angelina e Sylvain, hanno assicurato dunque la distribuzione dei pacchi che io e il signor Gérard andavano a prendere al banco alimentare. L’associazione non ha potuto assicurare la distribuzione di generi alimentari a tutti quelli che si sono presentati, ma solo alle famiglie iscritte, che nel frattempo sono aumentate di 50 unità.

Le persone che si presentano per chiedere un aiuto sono state perciò indirizzate verso i due punti di distribuzione del quartiere: le suore di Madre Teresa a 400 metri dell’associazione, che ogni giorno distribuiscono pacchi pranzo, e il patronato de l’Œuvre che ogni pomeriggio distribuisce generi alimentari a tutti e dove presta servizio sr. Ana, la terza suora scalabriniana.

 

Il numero di luglio-agosto 2020 della rivista Scalabriniani

Le altre testimonianze pubblicate su Scalabrini.net

 

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