Prosegue la serie di testimonianze dalle missioni scalabriniane d’Europa per raccontare com’è stata vissuta la Pasqua durante la pandemia di covid-19. Stavolta è il turno del seminario di Roma della missione di Brescia.

I testi sono pubblicati anche nei numeri di maggio-giugno e luglio-agosto 2020 della rivista “Scalabriniani”, nella rubrica “In missione con la creatività antica e i mezzi moderni”

 

Roma: la “riscoperta della fraternità

Nella capitale hanno sede alcune delle principali realtà scalabriniane, tra tutte la Direzione generale. La testimonianza che vi offriamo è quella della comunità dell’Istituto Teologico

Roma: la riscoperta della fraternità Non siamo più quelli di ieri. Con l’emergenza covid siamo stati costretti subito a rivalutare le nostre priorità. Abbiamo avuto spesso la sensazione di essere come in esilio: lontani dai nostri familiari e lontani dai luoghi di incontro come la scuola e i posti di pastorale con le celebrazioni e i momenti gioiosi di condivisione con i migranti. Ma la vita fraterna in comunità è stata più intensa.

Nel nostro ritiro quaresimale abbiamo pregato e riflettuto su quello che stavamo vivendo, non solo su come scoprire un significato ma anche su come darlo da credenti, perché il luogo della presenza di Dio è ogni istante della vita. Abbiamo vissuto e celebrato la Settimana Santa in comunità intensamente come mai era successo. Durante questo tempo dell’“Io resto a casa” sentivamo crescere sempre di più dentro di noi l’urgente bisogno di aprirci, di comunicare. Per grazia di Dio non tutto il male viene per nuocere.

Con stupore abbiamo scoperto un modo originale di riempire il quotidiano: era ed è diventato infatti uno spazio di preghiera, di studio, di meditazione personale e un modo nuovo per unirci a Cristo, senza mai staccarci dal popolo migrante della nostra comunità, rimasto comunque e sempre al centro del nostro essere religioso scalabriniano.

Tramite i mezzi di comunicazione sociali del momento, il seminario teologico si è attivato per offrire un aiuto concreto ad alcuni migranti che in questi giorni hanno perso il lavoro. Il gruppo WhatsApp ha funzionato in pieno per scambi e per alimentare positivamente lo spirito delle nostre comunità pastorale. Ci siamo collegati con i coinvolgenti e profondi momenti di preghiera di papa Francesco. Sono stati programmati collettivamente giorni di preghiera con la possibilità di seguire la Messa in streaming in lingua spagnola e portoghese. Le persone impossibilitate a utilizzare i mezzi di comunicazione, sono state raggiunte con il telefono.

Durante la Quaresima come frutto del digiuno e di risparmi personali abbiamo offerto un aiuto a Casa Scalabrini, insieme con la preghiera per i migranti. Ogni giorno dicevamo (e ancora la diciamo) la preghiera nel tempo del contagio. Pregavamo: Signore, stai vicino ai poveri, ai migranti, ai bisognosi, ai nostri fratelli....

Nonostante la distanza non è mai mancata la collaborazione della gente della nostra comunità. In conclusione possiamo dire che abbiamo davvero vissuto una grande esperienza di comunità spirituale e virtuale. Sicuramente da questa grande emergenza usciremo tutti diversi (compresi i nostri fratelli migranti), più uniti come comunità.

Brescia: “Dobbiamo prepararci

Nella città lombarda gli scalabriniani sono presenti con la parrocchia San Giovanni Battista diretta da padre Mario Toffari. Ecco la sua testimonianza

Brescia: "Dobbiamo prepararci"Siamo in quattro: due scalabriniani (padre Ronan, missionario per i filippini, ed io, parroco, missionario per i latinoamericani e cappellano della Missio cum cura animarum), e i diocesani padre Bernard (missionario per gli africani lingua inglese) e padre Linton (missionario per gli srilankesi).

Da quel fatidico 2 marzo sono iniziati giorni di quarantena prolungati fino alla Domenica delle Palme. Abbiamo avuto pochi casi di immigrati con il virus. È andata peggio alla parrocchia italiana, in cui sono state colpite persone legate da amicizia profonda.

Fino a dopo Pasqua, ogni comunità è stata invitata a seguire le liturgie del vescovo di Brescia. Molti hanno seguito e seguono ogni giorno le celebrazioni di papa Francesco. I filippini si sono organizzati per le funzioni in tagalog del cardinale Tagle, e altrettanto hanno fatto i ghanesi e gli srilankesi.

Due sono i gesti i segni esterni paraliturgici. La diocesi celebra quest’anno il Giubileo delle Sante Croci e i parroci delle parrocchie che possiedono un frammento-reliquia della Santa Croce sono stati autorizzati ilVenerdì Santo a percorrere i 6 km delle vie della parrocchia con la reliquia. Il secondo segno è stato dato da me quando, in occasione della benedizione di una salma, sono entrato nel cimitero benedicendo idealmente tutti i defunti, a cominciare da chi per primo mi aveva accolto in parrocchia.

L’amore di Dio ci ha spinto a cogliere anche la realtà di italiani e migranti che, avendo perso il lavoro, soprattutto coloro che erano sfruttati col lavoro in nero, si trovavano e si trovano in situazioni di povertà e di fame. “Niente tornerà come prima”, ci ha detto il vescovo di Brescia, “dobbiamo prepararci”. Io ho solo un augurio: che dopo questa esperienza la pratica religiosa e la pastorale si incarnino nella realtà umana, con una prospettiva di comunione in questa terra e di speranza e certezza di un futuro per sempre.

Il numero di maggio-giugno 2020 della rivista Scalabriniani

Le altre testimonianze pubblicate su Scalabrini.net

 

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