Nel numero di luglio-settembre 2019 della rivista l’Emigrato Laura Zanfrini, docente di Sociologia delle migrazioni all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttrice della Summer School Mobilità umana e giustizia globale, ha approfondito il fenomeno della migrazione femminile, rilevando anzitutto come essa sia stata storicamente scarsamente documentata. Ecco un estratto dal suo articolo La figura femminile nei processi migratori pubblicato in Attualità (pp. 4-8), la sezione della rivista dedicata alla percezione del fenomeno migratorio in Italia e all’estero.

La figura femminile nei processi migratoriFondato nel 1903 dal beato Giovanni Battista Scalabrini, l’Emigrato è stato fino al 2019, anno della sua chiusura, il trimestrale scalabriniano sul mondo delle migrazioni. Prima rivista comparsa in Italia nel suo genere, la rivista è liberamente consultabile online. Dal 2017 il trimestrale ha ospitato Le avventure di Ray Goodman (le cui puntate sono state recentemente pubblicate in un unico testo), un fumetto ideato e realizzato da Andrea Giovalè e Riccardo Colosimo per raccontare le migrazioni e l’integrazione.

 La figura femminile nei processi migratori

La figura femminile nei processi migratori

«Da alcuni decenni (...) gli studi accademici e i report delle agenzie internazionali parlano esplicitamente di femminilizzazione per descrivere uno dei tratti distintivi della mobilità umana dell’epoca contemporanea. Con tale espressione non ci si riferisce soltanto all’accresciuto peso delle donne nei flussi migratori – da ormai un trentennio esse costituiscono circa la metà dei migranti internazionali –, ma anche alla loro visibilità, dovuta in primo luogo al ruolo economicamente attivo che le rende spesso le principali breadwinner (procacciatrici di reddito) delle loro famiglie».

I migration studies per comprendere la migrazione femminile

«Del resto, nel quadro della rivoluzione epistemologica sollecitata dal movimento femminista, proprio i migration studies si sono costituiti come uno dei campi privilegiati per apprezzare come le migrazioni, al pari di qualunque altro fenomeno sociale, presentino una natura non neutra rispetto al genere dei soggetti che ne sono coinvolti.

La migrazione femminile consente, infatti, di cogliere la strutturazione di genere delle migrazioni, delle reti, delle istituzioni e delle culture migratorie, e di analizzarne il rapporto coi sistemi familiari e coi modelli di divisione del lavoro secondo il genere – i c.d. regimi di genere –: questi ultimi non soltanto generano specifiche tipologie migratorie, ma ne sono anche profondamente trasformati.

Questa consapevolezza, oltre ad aver dato vita a un interessante filone di studi (che adottano esplicitamente una prospettiva di genere), ci permette di cogliere, in tutte le teorie elaborate per spiegare la genesi e lo sviluppo delle migrazioni, quelle chiavi interpretative utili a comprendere la migrazione femminile e le sue specificità».

Il “mandato familiare

«La nuova economia delle migrazioni ci aiuta ad esempio a comprendere come la migrazione dai paesi del Sud del mondo risponda normalmente a un preciso mandato familiare, mira a migliorare le opportunità non tanto di chi migra (che spesso subisce una retrocessione del suo status professionale) ma di chi resta – la c.d. left-behind family – e in particolare delle giovani generazioni.

È solo all’interno di questa cornice interpretativa (assai distante dalla cultura individualistica occidentale, quella che ad esempio spinge molti giovani italiani a partire per cercare all’estero la propria autorealizzazione professionale) che possiamo comprendere le scelte irrazionali di molte migranti approdate in questi anni in Italia».

 

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