“Verso i Global Compacts su migranti e rifugiati”. Gli interventi di Soda e CamargoMartedì 29 maggio 2018 l’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano ha ospitato il convegno Verso i Global Compacts su migranti e rifugiati. L’impegno della Chiesa, le Risposte delle Istituzioni. Come noto, il Global Compact for Migration e il Global Compact on Refugees sono i negoziati intergovernativi avviati dalle Nazioni Unite per migliorare la governance dei flussi migratori e valorizzare il contributo dei migranti nei paesi di accoglienza.

L’evento è stato organizzato con il patrocinio della Migrants & Refugees Section del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Negli articoli precedenti abbiamo presentato gli interventi di padre Fabio Baggio, missionario scalabriniano e sottosegretario della Migrants & Refugees Section, di monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano, e di Laura Zanfrini, docente di Sociologia delle migrazioni presso l’università ospitante. Qui vi offriamo invece una sintesi degli interventi di Federico Soda, direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), e Pedro Felipe Camargo, Rappresentante dell’Ufficio Regionale per il Sud Europa dell’UNHCR.

Convegno Cattolica Global Compacts

Federico Soda: “Flussi migratori: sicurezza, legalità e ordine

«Dal 2000 l’OIM è cresciuta esponenzialmente, segno di un crescente interesse. Due “high level dialogues” [dialoghi di alto livello, ndrsono avvenuti. Nell’Agenda 2030 [L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione in diciassette obiettivi sottoscritto nel 2015 dai 193 paesi membri dell’ONU, ndr] per la prima volta viene inclusa la migrazione parlando di sviluppo sostenibile.

Nel 2016 la New York Declaration [la New York Declaration for Refugees and Migrantsè un documento che esprime la volontà politica dei leader mondiali di "salvare vite, proteggere i diritti e condividere responsabilità su scala globale" per quanto concerne rifugiati e migranti, ndr] e la formalizzazione del rapporto OIM – Nazioni Unite. Due passaggi importanti. Tutto ciò sembra lontano dalla crisi mediterranea, ma in realtà si va alla radice della questione.

La New York Declaration dà una visione a 360 gradi della migrazione: grazie al lavoro già svolto, riconosce la necessità di collaborazione e di condivisione tanto della gestione di flussi quanto dell’azione sulle “root causes” [cause profonde, ndr]. La migrazione dovrebbe essere sempre più una scelta. Sicurezza, legalità e ordine sono parole importanti a riguardo.

Purtroppo l’aver avuto a disposizione solo le immagini (e non la voce) di queste masse in movimento, ha permesso la strumentalizzazione della questione. Stiamo assistendo ancora al panico del 2015 anche se i numeri sono del tutto diversi e contenuti. Oggi la percezione è concentrata solo su coloro che arrivano in Italia, mai su coloro che emigrano dall’Italia (spesso per motivazioni simili).

Nonostante il clima attuale, il documento è completo e contiene elementi necessari per portare avanti un discorso di cooperazione. Il follow-up [l’azione di controllo periodico, ndr] è una priorità e sarà necessario un lavoro sinergico con l’Agenda 2030 e i Global Compact, pertanto: è previsto un “benchmark” [confronto per l’acquisizione di pratiche migliori, ndr] e un monitoraggio; la “capacity building” [processo di continuo miglioramento, ndr] è un punto altrettanto necessario a livello governativo locale; il dialogo poi deve continuare anche dopo».

Pedro Felipe Camargo: “La voce dei migranti va ascoltata

«I Global Compact prevedono anzitutto la definizione di un quadro complessivo delle risposte alla crisi dei rifugiati, per assistere le comunità locali che si occupano dell’accoglienza e cercare soluzioni (rimpatrio volontario, reinsediamento e integrazione locale, ma anche altre nuove opzioni). Il processo è già in atto in Etiopia, Uganda, Kenya, Tanzania, in America Latina e America Centrale.

Le sfide che abbiamo di fronte riguardano la politica e la revisione della legislazione ma anche, a livello regionale, un’azione concreta nei processi di documentazione e ricerca di lavoro. La partecipazione dei rifugiati a questo processo è fondamentale: la loro voce deve essere ascoltata. Inoltre occorre pensare all’educazione sul tema: è il momento per creare in Italia un corso su migrazione e asilo».

Leggi gli interventi di padre Fabio Baggio e monsignor Delpini

Leggi l'intervento di Laura Zanfrini

 

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