Giuseppe Lanzi è un imprenditore e un ambientalista, nonché collaboratore della rivista scalabriniana l’Emigrato). Il 17 aprile 2018 ha partecipato a Roma alla sesta giornata di formazione giornalistica Comunicare l’immigrazioneGiuseppe Lanzi è un imprenditore e un ambientalista, nonché collaboratore della rivista scalabriniana l’Emigrato. Il 17 aprile 2018 ha partecipato a Roma alla sesta giornata di formazione giornalistica Comunicare l’immigrazione, iniziativa promossa dall’Ufficio Comunicazione Scalabriniani (UCoS) e dalla Fondazione Centro Studi Emigrazione (CSER) in collaborazione con l’ordine dei giornalisti della regione Lazio.

All’evento, che aveva per tema Mutamento climatico e migrazioni: quali e quanti legami?, Lanzi ha presentato unintervento dal titolo Migrazioni e sviluppo sostenibile. Eccone un estratto (il testo completo sarà disponibile sul numero 2/2018 della rivista l’Emigrato).

 

di Giuseppe Lanzi

Il Nord emigrante

«Comunicare l’immigrazione... mi ha colpito il titolo che campeggia sul programma di questa giornata. E mi ha colpito perché fino a pochi decenni fa, il verbo migrare era declinato solo come emigrare. Erano i nostri giovani che lasciavano il Paese per costruirsi un futuro accettabile. 

Non parlo delle migrazioni bibliche del diciannovesimo secolo, dove regioni come il Veneto si svuotavano non essendo in grado di nutrire i propri cittadini. Vi sorprende che dica Veneto e non Calabria? Nonostante quello che racconta l’immaginario collettivo, è il profondo Nord Est italiano, che più ha contribuito alle grandi emigrazioni di massa. (…)

Migranti economici; oggi va quasi di moda aggiungere degli aggettivi; se hai quello giusto, riesci ad ottenere i documenti di soggiorno e puoi provare a costruirti una vita; se sei solo migrante economico, è quasi impossibile integrarsi, entri nel mondo oscuro dove, se hai fortuna trovi qualcuno che ti sfrutta con lavori e paghe da servi della gleba, se ti va male, sei carne da macello per la criminalità organizzata (o anche fai da te che può essere altrettanto feroce!)».

Riscaldamento e trasformazioni

«Inoltre, tra le tante possibilità esistenti per ottenere lo status di rifugiato, non è ancora prevista quella di rifugiato ambientale o rifugiato climatico. Eppure, sempre più spesso sentiamo parlare di riscaldamento globale, di trasformazioni del clima, di innalzamento del livello dei mari... ma quali sono le conseguenze di queste trasformazioni? (…)

Oggi abbiamo una chiara definizione di rifugiato politico o di migrante economico; su quelle si basa la possibilità di essere accolti o meno in paesi diversi dal proprio, con un minimo di riconoscimento o tutele; è fondamentale che si arrivi ad avere una definizione condivisa anche per i rifugiati ambientali. 

Intere aree del Medio Oriente e del Nord Africa – ma il fenomeno coinvolge anche alcune regioni del Sud Italia – stanno subendo fenomeni di desertificazione diventando sempre più inabitabili per l’uomo. L’Europa, già oggi meta di flussi di rifugiati che scappano da guerre e persecuzioni, dovrà far fronte anche all’aumento importante del numero di rifugiati climatici che cercheranno riparo nei suoi territori... fino a che non toccherà anche a lei!».

 

 

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