• .

paolo barcella comunicare immigrazione milano 2

Paolo Barcella è docente di storia contemporanea e storia dell’America del Nord all’Università di Bergamo. Il 15 marzo 2017 ha partecipato alla prima giornata di formazione giornalistica Comunicare l’immigrazione a Milano, iniziativa promossa dall’Ufficio Comunicazione Scalabriniani (UCoS) e dalla Fondazione Centro Studi Emigrazione (CSER) in collaborazione con l’ordine dei giornalisti della regione LombardiaTema del suo intervento, la Vocazione multietnica” di Milano a confronto con altre città italiane.

Nella puntata precedente abbiamo pubblicato una sua analisi del rapporto tra Milano e la mobilità in età moderna. Qui di seguito, Barcella tratta della mobilità nella città lombarda durante l’Ottocento per approfondire poi la migrazione novecentesca.

  

di Paolo Barcella

Milano e mobilità nell’Ottocento

(…) Ma a Milano non arrivavano solamente manovali. Era presente infatti una certa quantità di migranti di classe sociale assai più elevata, dedita ai commerci o, a partire dall’Ottocento, all’industria. Anche in questo caso si trattava per la gran parte di cittadini svizzeri, principalmente di altri cantoni: nel loro insieme, all’inizio dell’Ottocento, si riconoscevano già in una colonia elvetica milanese. (…)

Si trattava spesso di persone istruite, di gente che prese parte attiva alle tappe del Risorgimento, a sostegno dei patrioti italiani. Erano spesso liberali e protestanti e vedevano con favore l’evoluzione dell’Italia in uno stato unitario, liberale e declericalizzato. Alcuni di loro presero parte anche alle Cinque giornate di Milano, al fianco degli insorti. (…)

La colonia elvetica crebbe soprattutto nella seconda metà dell’Ottocento, grazie alla migrazione di industriali, banchieri, commercianti soprattutto in tessuti e orologeria, pastori protestanti ed educatori che si possano occupare della prole. (…) Tutti questi soggetti avevano al loro seguito quadri dirigenti aziendali, lavoranti, personale di servizio di importazione che andava ad aumentare il numero di cittadini stranieri, spesso non registrati, presenti a Milano, come in altre città.

La associazioni svizzere in Italia, a fine Ottocento, erano una ventina, nelle principali città italiane. Esistevano scuole svizzere in diverse città. A Bergamo erano molto numerose, tra città e provincia. Tuttavia come ci ricorda un volume collettaneo di Bonnant, Schütz e Steffen, edito negli anni Settanta, alla fine dell’Ottocento, anche l’emigrazione elvetica creò tensioni sociali e richiese l’intervento della politica (…) Milano era caratterizzata dalla convivenza di una pluralità di gruppi sociali originari di contesti economici, sociali e culturali tanto più diversi e conflittuali, quanto più siamo capaci di guardarli con le lenti del loro tempo: dal punto di vista demografico, si tenga conto che al primo censimento del 1861, solo al metà dei residenti a Milano era nata in città.

Sesto San Giovanni e la migrazione

(…) Lo sviluppo industriale novecentesco farà di alcune regioni e di alcune città luoghi del lavoro di fabbrica e, di conseguenza, luoghi dell’immigrazione. (…) Per capire la portata e la natura di questo fenomeno, se ci vogliamo interessare allo specifico caso milanese, mi pare particolarmente utile partire dalla storia di Sesto San Giovanni, raccontata da diversi autori tra i quali, negli ultimi anni, Laura Francesca Sudati, nel suo lavoro Tutti i dialetti in un cortile. Immigrazione a Sesto San Giovanni nella prima metà del ’900.

La storia che Sudati racconta nel suo bel volume è la storia di un borgo agricolo manifatturiero che, a partire dall’inizio del Novecento, conosce un’evoluzione che lo porta nel giro di pochi anni a diventare una città industriale (…). Lo sviluppo di quel borgo ebbe come condizione di fondo la mobilità. La sua trasformazione necessitava dell’immigrazione, come precondizione. (…) In sette anni (…) gli abitanti di Sesto raddoppiarono. (…)

L’esplosione di centri come Sesto produceva tutti i conflitti tipici degli ambienti in cui accelerano improvvisamente i tempi di crescita della popolazione, richiedendo un parallelo e costoso sviluppo di infrastrutture. (…) Inoltre lo sviluppo industriale e l’immigrazione determinarono la fine del sistema sociale precedente, degli equilibri tra gruppi sociali e ceti che, nel giro di pochi anni, si trovarono circondati da una realtà in evoluzione, dilagante e violenta nel suo imporsi. (…)

Sesto Vecchia e Sesto Nuova

Gli abitanti della Sesto Vecchia, originari del centro o delle zone ancora caratterizzate dalla presenza di cascine, chiamavano Sesto Nuova la zona industriale, per sottolineare la loro estraneità e identità, per contrapposizione agli operai forestieri. (…) Le cronache di quegli anni, significativamente, sono ricche di racconti relativi a risse e a picchi di microcriminalità legati alla presenza di migranti, a testimonianza di un altro fattore: Sesto era anche una meta di passaggio, dove ci si recava in cerca di lavoro e, in caso di difficoltà, occorreva arrangiarsi. (…)

Gli uffici comunali faticavano a comprendere dove una famiglia abitasse e quando lo aveva compreso, in genere, la stessa si era già trasferita. Nel 1955, Sesto veniva elevata a città: contava in quel momento più di 500 unità produttive e più di 34.000 lavoratori di cui solo la metà residenti e, dei residenti, la stragrande maggioranza era ovviamente di origine migrante. Si trattava dei figli e nipoti dei nuovi sestesi di trent’anni prima.

Per tutta quella gente, acqua, gas e servizi igienici non rappresentano la norma. Ancora negli anni Cinquanta solo una minoranza delle case ne disponeva. Numerosi erano peraltro i clandestini: vivevano a Sesto, erano attivi nelle fabbriche, ma non registrati anche a causa delle leggi contro l’inurbamento e contro la mobilità interna, volute dal regime e abbandonate definitivamente solo nel 1961. (…)

Tutta la provincia divenne un polo di attrazione di flussi migratori provenienti da diverse regioni d’Italia. (…) Dal 1951 al 1961 arrivarono a Milano 300.000 persone sempre più frequentemente provenienti dal Centro Sud. Con l’abolizione delle leggi sulla limitazione della migrazione interna, il fenomeno aumentò ulteriormente negli anni Sessanta. Nel 1962 arrivarono a Milano 100.000 persone. La cintura industriale aumentò ulteriormente: si passò da 2.500.000 abitanti a quasi 4.000.000 tra il 1951 e il 1971. (…)

Dagli anni Ottanta e Novanta, i flussi migratori cambiarono nuovamente: l’Italia diventava meta per le migrazioni dal Nord Africa e dall’Est Europa e i nuovi migranti andavano a costituire il nuovo strato degli altri con i quali la popolazione locale doveva misurarsi, tra tendenze alla discriminazione e spinte all’integrazione. (…)

Testi di riferimento 

  • AA.VV., Svizzeri a Bergamo nella storia, nell’arte, nella cultura, nell’economia, “Arte e Storia”, X, 44, settembre-ottobre 2009, pp. 248-255.
  • Paolo Barcella, Gli archivi per lo studio della comunità svizzera di Bergamo, in https://www.academia.edu/28317485/Gli_archivi_per_lo_studio_della_comunit%C3%A0_svizzera_di_Bergamo_Archivio_Storico_Ticinese_157_giugno_2015_pp._124-136_ISSN_0004‐0371
  • Paolo Barcella, a cura di, Un medico a Caporetto. I diari di guerra di Ugo Frizzoni, in https://www.academia.edu/30732685/_Un_medico_a_Caporetto._I_diari_di_guerra_di_Ugo_Frizzoni_Sestante_Fondazione_Pellegrini_Canevascini_Bergamo_Bellinzona_2015_ISBN_-_978-88-6642-186-3_Indice_e_saggio_introduttivo
  • Georges Bonnant, Hermann Schütz, Emilio Steffen, Svizzeri in Italia. 1848-1972, Camera di Commercio Svizzera in Italia, Milano, 1972.
  • Daniela Luigia Caglioti, Vite parallele. Una minoranza protestante nell’Italia dell’Ottocento, Il Mulino, Bologna, 2006.
  • Maria G. Girardet e Thomas Soggin, Una presenza riformata a Bergamo. La comunità cristiana evangelica nel corso di due secoli, Sestante, Bergamo, 2007.
  • Cinzia Martignone, Imprenditori protestanti a Milano, 1850-1900, Franco Angeli, Milano, 2001.
  • Cinzia Martignone, La comunità evangelica di Bergamo dal 1848 al 1880, ACME, 1996, 2, pp. 27-70.
  • Cinzia Martignone, La comunità evangelica di Bergamo (1807-1848), in “Archivio Storico Lombardo”, CXX, 1994.
  • Tatiana Agliani, Giorgio Bigatti, Uliano Lucas, È meridionale però ha voglia di lavorare, Franco Angeli, 2011.
  • Laura Francesca Sudati, Tutti i dialetti in un cortile. Immigrazione a Sesto San Giovanni nella prima metà del ’900, Guerini e Associati, 2008.
  • Flavia Cumoli, Un tetto a chi lavora. Mondi operai e migrazion italiane nell’Europa degli anni Cinquanta, Guerini e associati, Milano, 2012.
  • La Curt de l’America. Via Padova, un documentario di Lemanouer Ahmine e Francesco Cannito, 2011.

 

Leggi la prima puntata

 

 

f f