Il 22 giugno 2020 si è svolto l’evento online per festeggiare il compleanno della struttura scalabriniana di accoglienza e integrazione. Ecco cosa si è detto

Il biglietto di auguri che papa Francesco ha inviato a Casa Scalabrini 634 per il suo quinto compleanno«Il Signore benedica la vostra missione e vi ricompensi ogni giorno». Così si legge nel biglietto che papa Francesco ha inviato a Casa Scalabrini 634 in occasione del quinto anno di attività della struttura scalabriniana di accoglienza e integrazione a Roma (già una volta il Santo Padre si era fatto ritrarre con la maglietta del progetto, per comunicare la sua vicinanza e il suo sostegno). Era il 20 giugno 2015 quando il primo ospite varcava la soglia e da allora Casa Scalabrini 634 ha accolto 196 persone guidandole all’autonomia, come ha ricordato padre Gaetano Saracino nella sua intervista a Radio Vaticana.

Per festeggiare il suo quinto anno di attività, il 22 giugno 2020 CS634 ha trasmesso in diretta dalla sua pagina Facebook e dal suo canale YouTube levento Casa Scalabrini 634: 5 anni insieme! al quale hanno partecipato diversi ospiti. A presentare e a moderare gli interventi sono stati Emanuele Selleri, direttore esecutivo, e Marianna Occhiuto, responsabile comunicazione e fundraising (entrambi hanno anche partecipato alla puntata del 23 giugno 2020 della trasmissione Ecclesia di InBlu Radio).

Tra gli ospiti dell'evento online, padre Fabio Baggio (sottosegretario della Migrants & Refugees Section), padre Camillo Ripamonti (presidente del Centro Astalli) e Andrea Zampetti (docente dell'Università Pontificia Salesiana). Gli spettatori hanno inoltre potuto ascoltare la testimonianza diretta di Simon, ospite della casa dal 2016 al 2017.

Guarda il video integrale di Casa Scalabrini 634: 5 anni insieme!

Il sito di Casa Scalabrini 634

Padre Baggio: “Per promuovere la sensibilità e il servizio

Un momento dell'evento onine "Casa Scalabrini 634: 5 anni insieme!"Forte collegamento con il territorio e occasione di incontro con il mondo della mobilità umana. Sono i due elementi che padre Fabio Baggio, missionario scalabriniano che ha seguito Casa Scalabrini 634 fin dall’inizio, ha voluto sottolineare per dar conto dell’impegno profuso dagli operatori e da tutte le persone coinvolte nel progetto. «Casa Scalabrini 634 con un progetto di comunità accogliente ed integrata era l’idea di promuovere una sensibilità all’interno di una fetta di popolazione di Roma (…) fare in modo che qualsiasi programma fosse anche a servizio di “tutte” le persone. E questo, devo dire, è stata sempre una eccellenza di questo progetto».

Altrettanto importante l’aver permesso a molte realtà diverse, a partire da quelle parrocchiali e scolastiche, di avvicinarsi al fenomeno migratorio ascoltando le storie dei suoi protagonisti: «E in questo ringrazio in particolare i ragazzi e le ragazze della comunità, gli ospiti che sono stati testimoni per tutti quelli che hanno bussato alla porta di Casa Scalabrini 634 per conoscere la loro storia».

Guarda l’intervento di padre Fabio Baggio

Padre Ripamonti: “Fare ciò che nessuno fa

«A Casa Scalabrini 634 io mi sento a casa. Sono testimone del vostro inizio e del vostro inizio “con stile”: non è da tutti arrivare e confrontarsi, chiedere di cosa c’è bisogno, cosa c’è di importante che si può fare che nessuno fa. E voi l’avete fatto» ha dichiarato padre Camillo Ripamonti.

Il presidente del Centro Astalliha non solo ricordato le iniziali e attuali chiacchierate di confronto con Emanuele Selleri e gli altri responsabili sui punti scoperti del servizio ai rifugiati in Italia, ma anche riconosciuto uno degli elementi di forza di Casa Scalabrini 634: la tendenza e la capacità di collaborare «cercando una accoglienza e una inclusione che tengano conto del quartiere nel suo complesso. Molto spesso l’accoglienza in Italia è stata una risposta emergenziale all’arrivo di persone: l’accoglienza senza inclusione e progettualità sulle persone non porta da nessuna parte, e voi siete stati insieme ad altri il tassello che ha reso effettivi questo discorso».

Guarda l’intervento di padre Camillo Ripamonti

Andrea Zampetti: “Qualcosa che prima non esisteva

Nel suo intervento Andrea Zampetti si è lasciato guidare dal nome della struttura e dai tre termini che lo compongono, per evidenziare alcuni aspetti originali dell’azione di Casa Scalabrini 634.

«“Casa” è un luogo in cui c’è un letto su cui buttarsi, un divano su cui stravaccarsi, un piatto per mangiare e qualcuno che ti ascolta e accoglie in qualsiasi condizione ti presenterai. “Scalabrini”: dov’è c’è Scalabrini c’è casa, dove c’è confine, una linea pericolosa da attraversare c’è una Casa Scalabrini e uno scalabriniano pronto ad accogliere chi deve fare quel passaggio o chi non è riuscito a farlo. “634”: pensavo a quanto sarebbe stato più facile costruire un servizio per chi “transita” sulla vostra linea di confine, la Casilina, un servizio per chi non si radica nella comunità.

Voi invece avete guardato a quella comunità che abita, respira, soffre e gioisce davanti alla struttura, costruendo nel territorio qualcosa di pazzesco che prima non esisteva».

Guarda l’intervento di Andrea Zampetti

 

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