Il 1 giugno 1905 moriva a Piacenza monsignor Giovanni Battista Scalabrini, fondatore della congregazione dei missionari di San Carlo. In occasione della festa del Padre dei migranti, ecco il messaggio di padre Mauro Lazzarato, superiore della Regione Beato Giovanni Battista Scalabrini, che raccoglie i missionari di Europa e Africa

Il 1 giugno 1905 moriva a Piacenza monsignor Giovanni Battista Scalabrini, fondatore della congregazione dei missionari di San Carlo. In occasione della festa del Padre dei migranti, ecco il messaggio di padre Mauro Lazzarato, superiore della Regione Beato Giovanni Battista Scalabrini, che raccoglie i missionari di Europa e AfricaScalabrini, un faro nelle notti dell’umanità

La data del 1 giugno è ogni volta per noi un’occasione di fare memoria, volgere lo sguardo attorno a noi e dire Grazie!.

 

Fare memoria perché la festa liturgica del beato G.B. Scalabrini continua a offrici il suo modello di vita come un faro nelle notti dell’umanità, illuminandoci su come continuare a servire i migranti, con l’amore che non conosce mezze misure.

 

Volgere lo sguardo attorno perché solo nella collaborazione tra di noi, interessandoci del servizio variegato che svolgiamo, e con altre persone di buona volontà potremo realizzare nella Chiesa il mandato missionario che anche l’ultimo Capitolo Generale ci ha affidato.

 

Dire Grazie! perché, pur coscienti della nostra piccolezza, rimaniamo debitori a Dio del carisma ricevuto e sempre attuale che ci spinge ogni giorno a prendere il largo (cfr. Lc 5,5).

Il Risorto è presente nella vita di tutti i giorni

In questo tempo di Pasqua siamo anche invitati a mantenerci gioiosi, perché tutti abbiamo occasione di notare i segni del Risorto presente nella vita di tutti i giorni, segni che indicano la presenza e la luce del Maestro. Ne condivido tre che porto nel cuore e nella mente:

 

  • il recente viaggio in Etiopia, terra segnata pesantemente dal fenomeno dei richiedenti asilo, dalla povertà, ma anche da uno sforzo della Chiesa locale, di tante congregazioni di mettersi al servizio; una luce che come scalabriniani ci è stato chiesto di contribuire a tenere accesa in quella terra, un progetto al quale siamo invitati a rispondere.

  • C’è poi la recente festa patronale della Missione di Berna, dove la partecipazione di centinaia di fedeli che pregavano e si affidavano alla Madonna degli Emigrati è stata luce anche per la città e che ci ricorda l’impegno generoso anche di tutti gli altri confratelli sparsi nella Regione accanto ai migranti di diverse nazionalità.

  • In ultimo mi piace ricordare ed affidare alla vostra preghiera fraterna i giovani seminaristi Jeff, Tam e Khiem, che sabato sera, 1 giugno 2019, a Roma professeranno in perpetuo la loro consacrazione a Dio come scalabriniani, e anche coloro che rinnoveranno i voti temporanei: chiediamo al Signore della messe di benedire la loro vita e di continuare a chiamare altri alla sequela di Cristo migrante (ricordo che potrete seguire la cerimonia sulla pagina Facebook Missionari Scalabriniani - Europa e Africa).

Come pellegrini su questa terra sappiamo che non mancheranno nuove sfide da affrontare come singoli o come congregazione: l’essenziale sarà, però, restare accoglienti e docili allo Spirito del Risorto che continua a provocarci nel servizio tra i migranti, sull’esempio del beato Fondatore.

 

Fraternamente,

 

Padre Mauro Lazzarato, cs

 Padre Farronato: “Davanti a Dio c'è posto per tutti

«“Ero straniero e mi avete accolto”: ricorda Gesù. È un grazie e un complimento di Gesù diretto al cuore di quei cristiani che non vanno avanti con i distinguo, evidenziando le differenze, sottolineando le diversità, mettendo in prima fila le paure – ha scritto padre Valerio Farronato, parroco nella parrocchia cattolica di lingua italiana San Pio X a Basilea, in Svizzera, nel suo messaggio in occasione dell’anniversario del Fondatore – Nessuno è chiamato a risolvere tutti i problemi dei migranti. Però tutti possiamo confrontarci con la quotidianità che è di casa nei nostri quartieri, nella nostra città. (…)

Quando ci sentiamo tristi, quando ci va tutto storto, quando gli altri non ci capiscono, intratteniamoci col cielo. Per capire che davanti a Dio c'è posto per tutti, possiamo starci anche noi e gli altri, perché Gesù è lì, e ci rappresenta tutti, soprattutto quelli che non definiamo “i più sfortunati”».

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