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com.immig.milanoIl 4 settembre 2017 a Milano torna Comunicare l’immigrazione, l’iniziativa di formazione giornalistica sulla mobilità umana organizzata dalla Fondazione Centro Studi Emigrazione (CSER) e dall’Ufficio Comunicazione Scalabriniani (UCoS). Si tratta del terzo appuntamento nel capoluogo lombardo (il primo si è tenuto il 15 marzo di quest’anno; il secondo, a grande richiesta, appena una decina di giorni dopo).

Linguaggio e buone pratiche

Come già accaduto per Roma, che dal novembre 2015 ha finora ospitato cinque tappe di questo percorso (l’ultima lo scorso 17 maggio), anche a Milano il terzo appuntamento di Comunicare l’immigrazione verterà sul linguaggio, in particolare sulla narrazione del fenomeno migratorio su giornali, web e tv e sulle buone pratiche mediali. L’evento si svolgerà dalle 8,00 alle 13,00 presso il centro congressi della Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche (FAST).Nei panel moderati da padre Gabriele Beltrami, direttore UCoS, si succederanno gli interventi di Daniele Biella (autore di Nawal e dell'Isola dei giusti), Sara Bordoni (maestra del coro gospel del carcere di San Vittore), Paola Barretta (ricercatrice dell'Osservatorio di Pavia e collaboratrice dell'Associazione Carta di Roma), Rosario Sardella (giornalista e regista del documentario Io Ci Sto).

All’evento parteciperà come ospite anche padre Mussie Zerai. Sacerdote eritreo e operatore umanitario per i rifugiati, padre Zerai è impegnato da oltre dieci anni nel salvataggio dei migranti che rischiano la morte attraversando il Mediterraneo. Il suo sforzo, che gli è valso nel 2015 la candidatura al premio Nobel per la Pace, è stato anche raccontato nel libro Padre Mosè. Nel viaggio della disperazione il suo numero di telefono è l’ultima speranza (Giunti Editore), scritto insieme al giornalista Giuseppe Carrisi (e presentato nella sede scalabriniana di Via Dandolo 58 a Roma il 17 gennaio 2017).

Con padre Zerai

Proprio in questi giorni padre Zerai è chiamato a difendersi dalle accuse (rivoltegli da due addetti della security imbarcati sulla nave Vos Hestia di Save the Children) di aver fatto da tramite con i trafficanti e le Ong. Accuse che lo hanno condotto tra gli indagati dalla procura di Trapani per favoreggiamento all’immigrazione clandestina.

In un comunicato stampa pubblicato dall’Agenzia Habeshia, padre Zerai ha dichiarato di non aver «mai fatto parte della presunta “chat segreta” di cui hanno parlato alcuni giornali: le mie comunicazioni sono state sempre inoltrate tramite un normalissimo telefono cellulare. Tutte le segnalazioni – come dichiara da sempre il sacerdote – sono il frutto di richieste di aiuto che mi sono state indirizzate non da battelli in partenza dalla Libia, ovvero al momento di salpare, ma da natanti in difficoltà al largo delle coste africane, al di fuori delle acque territoriali libiche e comunque dopo ore di navigazione precaria e pericolosa».

In attesa di veder riconosciuta la limpidezza del suo operato, la nostra stessa iniziativa di formazione vuole porsi in linea con la speranza espressa negli anni dall’impegno di padre Zerai: stare dalla parte dei più deboli non può e non deve essere considerato un crimine.

La Redazione

 

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