Migliaia di profughi in arrivo ogni giorno, un flusso troppo ampio per dei varchi che, via via, si vanno chiudendo, lasciando senza speranza le persone – adulti, donne e bambini – bloccate ad attendere.

La chiusura preoccupata dei passaggi da parte dei paesi situati sul fronte esterno dell’Unione Europea, è assai lontana come soluzione alla minaccia rappresentata dall’enorme marea umana in cammino, ma potrebbe anche aprire la possibilità concreta che la rotta di sposti più a ovest, fino al confine con l’Albania; da lì attraverso la strada verso la costa, quindi la solita contrattazione con gli scafisti, e in ultimo lo sbarco in Puglia. Nei summit europei è oggi questo l’argomento del giorno, se è vero che Germania, Austria e vicini balcanici già ad ottobre 2015 avevano ragionato di aumentare i controlli al valico greco-albanese. La preoccupazione è scattata anche per l’Italia che ha rafforzato il contrasto in mare, a largo delle coste pugliesi, fatto unito ad incontri avviati tra le autorità italiane e quelle di Albania e Montenegro.

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