marsiglia unanima protestante zilioAnne Faisandier, pasteur della comunità protestante in rue Grignan, nel cuore della città, ci accoglie con un fare sorridente, familiare. Dirige la comunità da pochi mesi. Il tempio è una bella costruzione di carattere neoclassico dalle linee asciutte, a pianta basilicale. Il nostro gruppo di cattolici dell’unità pastorale della Belle de Mai si guarda attorno quasi spaesato, ma non troppo. L’accoglienza protestante è disarmante.

 

Si annuncia articolata in tre tempi: una breve spiegazione della struttura e della storia protestante, un incontro con la pastora e infine un caffè conviviale. C’est parfait! Una semplice croce nell’abside, grandissima, alta vari metri, centrale e illuminata cattura subito lo sguardo di tutti. «La croce per noi è sempre nuda, perché il Cristo è risorto» commenta Didier, la nostra guida protestante. Non ci avevamo pensato. Ci introduce così nella lettura del tempio che risale al 1825 e fu una vera conquista. Ne sfoglia la storia e i simboli come un libro, presentando con calma le pagine belle, spesso coraggiose a volte dure e sanguinanti del protestantesimo francese.

I protestanti erano sempre tanti a Marsiglia, venuti spesso da altrove, ma senza la possibilità di un luogo di culto. Nel 1706 più di 500 erano condannati alle galere, ed era come «une église flottante e enchaînée» (una chiesa di naviganti in catene), in questa città, capitale delle galere. Il protestantesimo francese, a differenza del tedesco, è sorto su una storia di conflitti e di intolleranza. La storia ferita di una minoranza.

Dodici colonne sostengono il perimetro del tempio, a ricordo degli apostoli e delle tribù di Israele. Un’apertura del tetto illumina dall’alto a gran luce l’assemblea riunita. Chiaro il valore simbolico. Una Bibbia aperta è esposta su un tavolo centrale, mentre un immenso pulpito a lato campeggia in tutta la sua maestosità. Le pareti sono spoglie di qualsiasi decoro. Senso di grande essenzialità. «Non c’è un altare da noi, ma la Parola di Dio è al centro di tutto. Di conseguenza, il proclamarla, spiegarla e viverla» articola lentamente Didier.

Fondamentale è anche il canto dell’assemblea, sempre impregnato di senso biblico. «Mai quello di un unico solista» precisa. E ci invita a voltarci… Dietro di noi, sospesa a mezz’aria, una grandiosa cascata di canne d’organo pare una vera opera d’arte. « oi cattolici, per essere vicini al popolo, avete coltivato lo sguardo, il sensi, le emozioni, come le statue, i dipinti, i decori…» sottolinea il nostro Didier. Il protestantesimo ha invece privilegiato l’ascolto, l’udito, con la Parola, il sermone e il canto. Sintetico, stimolante. Il suo discorso dipinge in pochi tratti storia e teologia di due mondi.

«Lo spazio non ha sacralità come da voi, non è sacro ma lo è l’assemblea dei credenti». Su tutta una parete, infatti, una miriade di volti, grandi foto in primo piano, sembra fissarci. Sono i fedeli della domenica. Accanto alla foto, una breve frase biblica che ognuno si è scelto e riassume il senso della sua vita. Le leggiamo con emozione, trovandovi grazia, tormento, speranza, sofferenza o riconoscenza… come dei personaggi biblici di oggi. Volti e frasi sorprendentemente si rispecchiano. «Sono le pietre vive del nostro tempio» conclude Didier.

«Da noi le decisioni sono sempre collegiali – commenta allora la pastora – in una pratica di democrazia ecclesiale molto antica e tenace. Non vi è uno solo, ma sempre un Consiglio, dappertutto. E se vi è un mandato specifico per qualcuno lo è per un tempo ben limitato». Ricorda allora che, durante il culto, la santa cena come viene chiamata l’eucaristia, lo Spirito santo non è invocato sul pane e il vino come nel rito cattolico, ma sull’assemblea stessa dei credenti. «Ma in fondo, sorride, il mistero di Dio è molto più grande delle nostre discussioni o differenze!».

Ci fa notare ancora l’importanza della dimensione personale nel protestantesimo: la relazione diretta e personale di ognuno con Dio. Un senso di responsabilità personale esigente e sentito accompagna la storia di uomini o di donne protestanti anche oggi. Mostrano, così, solidità, decisione e umiltà anche in posti strategici della società. Per cui, quasi naturalmente passiamo a un’esposizione temporanea di donne protestanti marsigliesi. Sono eroine nella resistenza, come Berthie Albrecht, nella difesa dei diritti delle donne o dei rifugiati come Suzelly Leenhart e altre ancora… Esempi illuminanti di un’attenzione alla vita e alla Parola di Dio. Due dinamiche fondamentali per esistenze tutte d’un pezzo. «Bisogna tenere in una mano il giornale e nell’altra la Bibbia!» ripeteva sempre Karl Bart.

Davanti a una tazza di caffè protestante, infine, un ultimo dettaglio ci viene soffiato dalla nostra pastora. L’aver affrontato la storia sotto il segno della protesta ha formato nei secoli le mentalità allo spirito critico. Lo si ritrova in qualsiasi situazione, anche nel lavoro. Ed è come un’abitudine, un gene ereditario, che porta sempre a pensare, a riflettere. A prendere una distanza. Nel cattolicesimo, invece, il valore del simbolo, del gesto, dell’adesione corale a una tradizione – riflette Anne con una punta di invidia - ne ha fatto qualcosa di popolare, come un popolo che avanza compattamente. «Non una minoranza, come noi» aggiunge.

In fondo, di fronte alla sfida di un mondo attuale multireligioso, l’unità dei cristiani si farà un giorno quando ognuno saprà accogliere l’altro e le sue scoperte come un dono. Fatte spesso in un cammino lungo, originale e tormentato. È la convinzione di ognuno, partendo con un simpatico à bientôt.

Padre Renato Zilio

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