Panorama migratorio attuale

muk.rI flussi migratori verso il Regno Unito sono rimasti elevati anche nel 2008: il saldo netto (differenza fra numero degli immigrati e numero degli emigrati) è però diminuito di 70'000 unità attestandosi su 163'000 persone. In media, su 10 persone arrivate: 1 è nata nel Regno Unito, 3 in un paese dell’Unione Europea e 6 nel resto del mondo. Dopo il lavoro, lo studio costituisce il secondo motivo principale per l'immigrazione nel Regno Unito (167'000 ingressi): più della metà degli arrivi per ragioni di studio riguardano cittadini asiatici, dei quali il 22% è indiano e il 17% cinese. Le nazionalità più rappresentate fra i nuovi immigrati - senza considerare i cittadini britannici rientrati - sono: polacca (54 mila), indiana (48 mila), cinese (18 mila), tedesca (18 mila), pakistana (17 mila), statunitense (15 mila), sudafricana (14 mila), australiana (14 mila), italiana (14 mila). A Londra si registra la maggiore concentrazione di nati all’estero e si tratta di circa 1/3 della popolazione.

Nel 2008 le richieste di asilo politico sono state 25'930 con un aumento dell’11% rispetto al 2007: il 40% dei nuovi richiedenti asilo proviene da paesi africani, il 37% da Asia e Oceania, il 19% dalle regioni del Medio Oriente, il 3% da paesi europei, il 2% dalle Americhe.

Tendenze della politica migratoria

Tema di estrema attualità, la riduzione dell’immigrazione risulta essere obbiettivo dichiarato di entrambi gli schieramenti politici sebbene poi gli stessi propongano diverse politiche in proposito. I flussi degli ultimi anni - rilevanti nel confronto internazionale -, l’aumento della disoccupazione e la diffusione di statistiche - poi criticate - riguardo ai risultati della politica occupazionale dei laburisti hanno contribuito a diffondere in ampi segmenti della popolazione la percezione dell’immigrazione come uno svantaggio per il paese. Il saldo migratorio positivo, che è andato crescendo dal 1997 fino a raggiungere il livello massimo nel 2007 (237'000), ha cominciato a diminuire nel 2008 e nel 2009 sarebbe sceso a 147'000 persone. Dal 2008 è stato progressivamente introdotto un sistema a punti sul modello di quello australiano, è stato rafforzato il controllo delle frontiere e parallelamente sono state aumentate le sanzioni per il lavoro in nero. Nell’ultimo decennio sono state adottate diverse misure antidiscriminatorie e per la promozione della coesione sociale a sostegno del processo di integrazione.

Statistiche

L’immigrazione dal secondo dopoguerra in poi dai territori delle ex-colonie - favorita dalla cittadinanza Commonwealth, rallentata in seguito alle misure restrittive del 1962 e proseguita nella forma dei ricongiungimenti famigliari - ha lasciato tracce profonde nella composizione demografica del Regno Unito. Le varie provenienze non risultano però dai dati statistici sugli stranieri, data la relativa facilità con la quale si acquisisce la cittadinanza britannica, anche dopo il superamento del puro principio ius soli, a partire dal 1981. Significativi sono i dati del censimento - effettuato ogni 10 anni - riguardo l’appartenenza etnica della popolazione: nel 2001 il 7,9% della popolazione si dichiarava appartenente ad una minoranza etnica (meticci 667'117, asiatici o asiatici britannici 2'331'423, neri o neri britannici 1'148'738, cinesi 247'003, altre minoranze etniche 230'615) e l’8,3% (4,9 mil. di persone) risultava nato all’estero. Si tenga conto che il rapporto statistico del maggio 2010 indica per il 2009 un 11,3% di popolazione nata all’estero. I primi 5 paesi di provenienza indicati sono India (647'000), Polonia (520'000), Pakistan (433'000), Irlanda (393'000) e Germania (295'000).

Cittadini stranieri (non aventi passaporto britannico) nel 2009: 4,4 milioni (7,1% della popolazione). Prime 5 nazionalità:

regnounito

Rifugiati: in Inghilterra vivono 269'363 titolari di una protezione internazionale (UNHCR, 2009).

Immigrati irregolari: la stime indicano la presenza di 417-863 mila irregolari.

Inglesi all'estero: troviamo in tante parti del mondo emigrati inglesi e loro discendenti. Comunità consistenti sono presenti soprattutto negli USA, in Canada, Australia, Sud Africa e Nuova Zelanda.

Dai dati del censimento USA del 2000, 24'509'692 americani hanno dichiarato di essere, almeno parzialmente, di discendenza inglese. Dal censimento canadese del 2006 risulta che il 16% della popolazione è di origine inglese (6'570'015 persone). Secondo il censimento australiano del 2006 6'298'945 residenti sono di origine inglese. Di questi 1'425'599 hanno entrambi i genitori nati in Inghilterra. Un numero significativo di discendenti inglesi vive in Cile, Argentina e Nuova Zelanda. Dal 1980 un numero sempre più consistente di inglesi (si parla oggi di circa 3 milioni di persone) vive permanentemente o quasi permanentemente in Spagna o in Francia, attirati dal basso costo delle abitazioni e dal clima.

Documenti principali della Chiesa cattolica nel Regno Unito sulle migrazioni:

(Nel Regno Unito vi sono due Conferenze episcopali: la Conferenza dei Vescovi cattolici di Inghilterra e Galles e la Conferenza dei Vescovi cattolici di Scozia)

  • L’attenzione della chiesa in Inghilterra per le questioni migratorie inizia nel XIX secolo. Nel 1922 nasce a Glasgow l’Apostolato del mare (Stella Maris) e dalla Scozia si diffonde in tutti i principali porti del mondo.
  • Dal card. Henry Manning (1865-1892) al card. Cormac Murphy-O'Connor, i leaders della chiesa cattolica hanno spesso parlato in difesa dei migranti e favorito la nascita di strutture per loro. Nel 1968 il card. John Heenan, assieme all’arcivescovo anglicano di Canterbury, prende posizione contro il Commonwealth Immigrants Act, che intende impedire l’entrata degli asiatici espulsi dal Kenya, così come dei migranti di altre nazioni asiatiche o dal Commonwealth.
  • Nel 1984 la Conferenza dei vescovi fonda la Catholic Association for Racial Justice per sostenere le minoranze cattoliche provenienti dall’Asia, dall’Africa e dai Caraibi. “London Citizens”, una coalizione di organizzazioni comunitarie, impegnata in una campagna per la regolarizzazione dei clandestini “Strangers into Citizens”, è sostenuta anche dalla chiesa cattolica di Inghilterra e Galles.
  • Catholic Bishops’ Conference of England and Wales, Towards a statement on the rights of migrants and settlers, 1988.
  • Office for Refugee Policy (Department for International Affaire, Catholic Bishops’ Conference of England and Wales), Jubilee for Refugees: A Biblical Reflection on Refugees at the Millennium, 1999.
  • Office for Refugee Policy (Department for International Affaire, Catholic Bishops’ Conference of England and Wales), Any Room at the Inn? Reflections on Asylum Seekers, 2001.
  • Office for Refugee Policy (Department for International Affaire, Catholic Bishops’ Conference of England and Wales), The Dispossessed: a brief guide to the Catholic Church’s concern for refugees and migrants, 2004.
  • Office for Refugee Policy (Department for International Affaire, Catholic Bishops’ Conference of England and Wales), Mission of the Church to migrants in England and Wales, 2008.
  • Catholic Bishops’ Conference of England and Wales, Meeting God in Friend & Stranger. Fostering respect and mutual understanding between the religions, 2010.

Organismo ecclesiale per la pastorale migratoria

Inghilterra e Galles:

  • Office for Migration and Refugee Policy (Department of International Affairs, Catholic Bishops’ Conference of England and Wales)

sito: www.catholic-ew.org.uk/Catholic-Church/Catholic-Bishops-Conference-of-England-and-Wales/Departments/Office-for-Migration-Policy-OMP

Scozia:

  • Commission for Pastoral and Social Care and Secretariat for the Pastoral Care of Migrant Workers and Tourists

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