rapporto caritas migrantes 2017 4I giovani di origine non italiana. Parla di loro il XXVI Rapporto Immigrazione presentato il 21 giugno 2017 a Roma da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. A orientare la scelta dell’argomento, quella cultura dell’incontro tanto cara a papa Francesco. L’Italia del prossimo futuro avrà tanti volti quanto maggiore sarà la sua capacità di accoglienza e inclusione sociale. Un terreno sul quale vale la pena investire energie e creatività in una convivialità delle differenze.

I dati

Al 1 gennaio 2016, con un aumento solo del 0,3 % rispetto al 2015, erano stati concessi 3.931.133 permessi di soggiorno: guardando all’interno della massa di dati tra le classi di età, emerge una evidente e maggiore incidenza dei minori fino a 17 anni nei permessi di lungo periodo (28,5% rispetto al 17,9%).

Sempre parlando di mondo della scuola, gli alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole sono 814.851 (9,2%), dei quali è nato in Italia il 58,7%. Tra le nazionalità non italiane all’interno delle immatricolazioni 2015/2016 emergono quella rumena (14,7%), albanese (12,6%) e cinese (9,2%).

Schierarci con i fratelli

rapporto caritas migrantes 2017 5Monsignor Montenegro, presidente di Caritas Italiana, nel suo intervento ha ricordato come la migrazione umana (soprattutto quella motivata dalla fuga) ci farà compagnia a lungo: l’assurdo giuridico della legge di Dublino costringe infatti intere famiglie a restare bloccate in una terra che quasi sempre non è il luogo di destinazione sperato. «Il Vangelo ci obbliga a schierarci verso questi nostri fratelli, in un versante anche etico e politico. Questo sta facendo la Chiesa in Italia, che si occupa di tutte le persone nel bisogno, quindi anche migranti e rifugiati compresi».

Lo sviluppo umano integrale è uno scopo che ha mosso il pontefice a istituire il nuovo e omonimo dicastero. Sembra, evidenzia nelle sue parole monsignor Montenegro, che a portare ricchezza siamo sempre gli occidentali, ma si dovrebbe riconoscere l’apporto reale che questi flussi di umanità che bussano alle nostre porte.

Diversi squilibri

rapporto caritas migrantes 2017 2La studiosa Delfina Licata, che ha curato il rapporto insieme a un folto team, ha evidenziato come l’immigrazione abbia sempre più il volto dei giovani. L’incontro con loro è la chiave per la convivenza, il dialogo e il rispetto delle mutue radici: tutti elementi che segneranno il futuro dell’Italia.

Purtroppo il nostro paese, sottolinea la Licata, mostra diversi squilibri, uno fra tutti il calo demografico che ora tocca anche la popolazione immigrata. La richiesta di partecipazione alla comunità italiana emerge nell’ambito scolastico ed universitario, nella richiesta di cittadinanza, nei casi di matrimoni con un coniuge non italiano.

rapporto caritas migrantes 2017Dopo quarant’anni di storia immigratoria, tra le motivazioni di arrivo si impone oggi la richiesta di asilo (tra le più classiche ragioni di lavoro e di ricongiungimento familiare). Ci sono però delle pietre d’inciampo: l’abbandono scolastico (35% contro un livello europeo al 10%) o un lavoro non qualificato con retribuzioni non eque, ad esempio. Un segno positivo però è il coinvolgimento sociale nella partecipazione al servizio civile (3.247 domande) o l’overducation tra gli stranieri, che è il triplo in percentuale rispetto ai cittadini italiani (65% contro il 19,5%).

Un laboratorio nella casa comune

Forte è il dibattito sulla cittadinanza ai minori, attualmente in esame in senato. Monsignor Guerino di Tora, presidente della Fondazione Migrantes, ha sottolineato come le migrazioni siano oggi un grande laboratorio nella casa comune che è l’Italia. «Il nostro momento storico è complesso è spesso questo insinua sfiducia nei cittadini: sempre più anziani, sempre meno nascite, sempre più partenze e meno ritorni.

Eppure gli studi come questo rapporto restituiscono elementi con cui ripartire: il volto delle migrazioni, lo abbiamo detto, sono i giovani e loro sono i protagonisti. Loro possono ricostruire la casa comune; lo si vede dal desiderio di dire la propria attraverso la richiesta di cittadinanza».

Come nazione stiamo rispondendo bene al fenomeno e non c’è dubbio che si potrebbe fare di più proprio attraverso il riconoscimento di diritti come quelli dibattuti in queste ore. Troppo spesso parliamo di popoli e non di persone. Focalizzare l’attenzione sugli individui e i loro volti, anziché sui numeri, è un proposito che tutti dovremmo perseguire.

Padre Gabriele Beltrami

 

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