Alberto Zorloni è un veterinario tropicalista specializzatosi ad Anversa, in Belgio, e a Pretoria, in Sudafrica. Collaboratore della rivista comboniana Nigrizia e autore di “Ripartire da ieri” (pubblicato da EMI), è un conoscitore delle realtà rurali africane.

L’11 settembre 2018 ha partecipato a Verona alla terza giornata di formazione giornalistica "Comunicare l’immigrazione", iniziativa promossa dall’Ufficio Comunicazione Scalabriniani (UCoS) e dalla Fondazione Centro Studi Emigrazione (CSER) in collaborazione con l’ordine dei giornalisti della regione Veneto. All’evento, che aveva per tema "Mutamento climatico e migrazioni: quali e quanti legami?", Zorloni ha presentato una relazione dal titolo "Cambiamenti climatici e migrazioni dall’Africa". Eccone un estratto.

Martedì 11 settembre 2018 a Verona, nel terzo appuntamento in Veneto con “Comunicare l’immigrazione”, è intervenuto anche Alberto Zorloni, veterinario tropicalista

 

Il cemento sociale delle comunità africane

 

«I cambiamenti climatici giocano sicuramente un ruolo importante nel determinismo delle migrazioni dall’Africa. Tuttavia, non si tratta tanto di un ruolo diretto quanto indiretto, cioè di concausa di povertà. Questa, a sua volta, non è da intendersi tanto in senso economico quanto di prospettive soddisfacenti.

(…) Ciò che tiene legate le persone alla propria comunità non sono i soldi, ma la condivisione di un insieme di valori che consentono di provare soddisfazione per la vita che si conduce. Quando questo “cemento sociale” viene a scomparire, la comunità si disgrega e i suoi componenti divengono individui in dispersione che è difficile prevedere dove andranno a finire».

Il “gruzzolo” della migliore “clientela

«In Africa sono molte le vittime di guerre e calamità naturali, ma quasi tutte non hanno altra scelta che rimanere sul posto o effettuare spostamenti verso zone limitrofe, magari cercando di raggiungere i campi profughi nei quali trovare un minimo di assistenza. Per venire in Europa, infatti, ci vuole una quantità di denaro impensabile per chi ha perso tutto a causa di conflitti o carestie.

Tali drammi impoveriscono però notevolmente il continente, per cui diminuiscono le prospettive occupazionali e imprenditoriali anche di quanti, con l’aiuto della famiglia allargata, qualche piccolo gruzzolo sono riusciti a metterlo da parte. Sono questi a costituire la migliore “clientela” per chi offre servizi di attraversamento del Sahara e, poi, del Mediterraneo».

Le cause della spinta migratoria dei giovani africani

«I cambiamenti climatici, così come i conflitti, la corruzione, la mancanza di democrazia reale, l’urbanizzazione e la crescita demografica sono tra i motivi che determinano l’attuale carenza di prospettive per molti giovani africani. Questi e altri fattori si combinano in modo diverso e si associano alla particolare situazione individuale e familiare di ogni persona, fornendo la base per la spinta migratoria i cui effetti sono oggi visibili anche nel nostro Paese.

Le varie misure, sia su larga scala sia locali, per attenuare gli effetti dei cambiamenti climatici non porteranno a grandi risultati in mancanza di provvedimenti globali che agiscano sulle cause antropogene e preservino l’ambiente naturale e sociale necessario alla sopravvivenza delle comunità rurali.

Analogamente, politiche nazionali e internazionali in grado di garantire prospettive socio-economiche decenti ai giovani, sono le sole misure che possano permettere di affrontare seriamente l'attuale questione delle migrazioni dall’Africa».

 

di Alberto Zorloni

 

Comunicare l'immigrazione, la giornata di Verona (11 settembre 2018)

 

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