Dal 5 al 7 maggio 2017, e in occasione delle celebrazioni della Madonna degli Emigrati, la Missione Cattolica Italiana di Berna festeggia i novant’anni dalla sua fondazione. Padre Antonio Grasso, missionario scalabriniano e parroco, ne ripercorre la storia

Flyer festa Madonna e 90 Missione

Sono passati novant’anni dall’istituzione ufficiale della Missione Cattolica Italiana di Berna, in Svizzera. Dico ufficiale perché già alla fine dell’Ottocento un gruppo di italiani si radunava qui per la Messa domenicale celebrata da padre Fey, un prete domenicano proveniente da Friburgo. Nel 1900 il vescovo di Cremona, monsignor Geremia Bonomelli, decise di inviare i suoi missionari per assistere più stabilmente i migranti. Ma sfortunatamente, a causa della guerra, il primo missionario poté arrivare solo nel 1927. Si chiamava don Ireneo Rizzi.

La guida degli scalabriniani

Da quel momento la Missione iniziò a crescere. Furono organizzati dei gruppi e, lentamente, furono avviate alcune attività pastorali. Dopo venti anni di presenza dei sacerdoti bonomelliani, la Missione fu affidata agli scalabriniani. Era il 2 maggio 1947 quando arrivò padre Giuseppe Vigolo, primo direttore. Don Ireneo gli disse: «Ti lascio la statua di Maria Ausiliatrice e tanti italiani».

La Missione era frequentata da giovani italiani provenienti soprattutto dal Veneto, dal Friuli e dalla Lombardia. Si trattava in gran parte di collaboratrici domestiche, manovali, muratori, contadini. Padre Giuseppe trovò alloggio in una piccola mansarda sulla Mühlemattstrasse e come ufficio prese una stanzetta presso la Casa d’Italia. Successivamente gli fu messa a disposizione una villetta – che si può vedere ancora oggi al Sulgenheimweg 11 e che è stata la prima vera sede della Missione.

Una splendida fioritura

In quegli anni la comunità cresceva continuamente. Fortunatamente ci accolse la parrocchia della SS. Trinità, che mise a nostra disposizione la cripta della chiesa. Il 1° giugno del 1951 la Missione fu trasferita presso la sede in via Alpenstrasse 22. Con l’arrivo di padre Rino Frigo, di padre Giovanni Favero e successivamente dei padri Luigi Bocciarelli, Tarcisio Rubin ed Enzo Moretto, la Missione ebbe una splendida fioritura socio-culturale e pastorale. Nacquero vari gruppi maschili e femminili, una filodrammatica, un coro e una rete di collaboratori laici.

In una villa attigua alla sede fu aperta una scuola materna affidata alle Suore zelatrici del Sacro Cuore di Gesù. In quegli anni il lavoro pastorale comprendeva non solo il cantone di Berna (e Jura), ma anche Solothurn e di Neuchâtel, e perfino a Briga («Un missionario partiva al mattino e tornava alla sera dopo aver passato la giornata in stazione per accogliere i nuovi arrivati, per dare istruzioni, consigliare, distribuire biglietti con gli indirizzi delle Missioni»).

La benedizione della prima pietra

In seguito, grazie ai contributi della Societé de la Chapelle di Ginevra, delle istituzioni italiane, della chiesa di Berna e delle offerte dei parrocchiani venne acquistata una proprietà alla Friedeckweg 22. Il 23 agosto del 1960 arrivarono a Berna le Suore giuseppine di Cuneo. La presenza delle suore esercitò un’azione positiva su tutta la Missione e consentì l’apertura immediata dell’asilo e di un doposcuola per impartire lezioni di lingua italiana e catechismo. Per andare incontro alle giovani madri e signorine, le suore tenevano corsi serali di taglio e cucito, dando così a queste persone la possibilità di incontrarsi, conoscersi, aiutarsi e scambiarsi anche notizie.

Il 15 aprile 1962 ci fu la benedizione della prima pietra della chiesa della Madonna degli Emigrati, con il prezioso aiuto dell’architetto De Maddalena. La sede e la chiesa vennero rispettivamente inaugurate nel settembre del 1960 e nel marzo del 1963. L’interno della Chiesa fu risistemato nel 1991. Sotto la direzione di Franco Mastrovita (pittore, scultore e architetto) e con il lavoro gratuito di tanti nostri parrocchiani, fu creato un nuovo presbiterio, fu rialzata la tribuna e furono dipinti sulle pareti le tre scene che vediamo oggi. L’attuale statua della Madonna degli Emigrati, gruppo scultoreo in legno, è opera di artigiani di Ortisei. La Chiesa rinnovata e affrescata, fu benedetta il 5 settembre del 1992. Durante quella celebrazione eucaristica, presieduta da monsignor Pietro Nonis, vescovo di Vicenza, fu anche consacrato il nostro altare.

Non solo pareti e vetrate

La vita di una Missione non è fatta solo di pareti, quadri e vetrate. Sono le storie di vita e i tanti volti che si susseguono negli anni a rendere dinamica una comunità. In questi novant’anni la nostra Missione è stata un punto di riferimento per tante persone, non solo italiane.

Oggi il volto della comunità è cambiato. È la casa per tutti coloro che vogliono vivere la fede a prescindere dalla cultura e dalla lingua di origine. Siamo una comunità linguistica dove la nazionalità non è più importante. Siamo una comunità di fede, chiamata ad essere sempre accogliente e casa per tutti. Auguri comunità.

Padre Antonio Grasso

Il sito della Missione Cattolica Italiana

 

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