Il 2 maggio 2019 padre Renato Zilio, missionario scalabriniano oggi a Loreto come direttore dell’Ufficio Migrantes regionale, ha incontrato monsignor Fabio Dal Cin, arcivescovo e delegato pontificio per il santuario della Santa Casa di Loreto. Ecco l’intervista

“Ogni persona porta con sé il bisogno di una casa”. Intervista a monsignor Dal Cin, arcivescovo di LoretoDio vuole far casa con l’uomo

Di primo mattino, già nel suo studio al Palazzo della Prelatura, incontriamo, caloroso e accogliente come sempre, monsignor Fabio Dal Cin, giovane arcivescovo di Loreto. Gli rivolgiamo qualche domanda.

Lei ha invitato tutte le comunità straniere che vivono in Italia al santuario della Santa Casa di Loreto. Che cosa potranno scoprire qui?

All’origine di questo luogo non c’è un’apparizione della Madonna o un’immagina prodigiosa, ma la Casa. La Santa Casa di Maria è il cuore di questo luogo sacro. Questo diventa il carisma e l’originalità di questa Basilica: la Casa di Nazareth. E la casa è il cuore delle nostre relazioni più profonde. Essa possiede una valenza antropologica fondamentale e universale: si viene da una casa, a volte ci accompagna anche la nostalgia della casa, che si porta dentro come fondamento della propria esistenza e che dà senso al nostro vivere. La Santa Casa esprime il mistero di Dio che, io direi, “vuole far casa” con l’uomo, con l’umanità. Ciò implica la disponibilità di una giovane “donna di casa” che umanizza la realtà della casa, e si rende lei stessa luogo di accoglienza del Signore, ne diventa Madre.

E qual è il messaggio di Loreto per uno straniero, colui che ha perduto una casa, un nido, delle origini?

Ogni persona, ogni straniero, al di là della cultura o della scelta di fede, porta con sé il bisogno di una casa, di relazioni, di un passato. Tutto questo può influire positivamente o negativamente sulla vita di oggi, ma è sempre il desiderio di aprirsi a una pienezza di vita. E questo è anche il bisogno di un migrante, che lascia un posto per andare in un altro, perché avverte che da un’altra parte la sua umanità potrà fiorire e realizzarsi meglio. «Fare casa, in definitiva è fare famiglia – come dice Papa Francesco – è imparare a sentirsi uniti gli uni agli altri al di là di vincoli utilitaristici o funzionali, uniti in modo da sentire la vita un po’ più umana. Creare casa è permettere che la profezia prenda corpo».

Lo straniero, l’emigrante, in realtà, diventa il paradigma di ogni uomo

Eccomi!” indica la disponibilità di Maria a camminare con Dio nelle prove o nella gioia dell’esistenza. Perché si rivela tanto importante per ogni credente in emigrazione, a qualsiasi religione appartenga?

Perché si tratta del sì alla vita che ogni uomo si porta dentro. Voler vivere è innato nel cuore dell’uomo, per questo egli si svuota di sé per aprirsi a Dio. Così facendo l’uomo assume la condizione del pellegrino, dell’uomo errante, così come essa viene dall’esperienza di Israele. Maria raccoglie la tradizione biblica condensata nel credo del popolo eletto: «Mio padre era un arameo errante». E Yahweh ha una predilezione verso il credente in condizione di nomadismo. Non avendo nulla a cui aggrapparsi, dovendo sempre piantare e togliere la tenda egli è più disponibile a mettere radici in Dio. La casa dell’uomo-pellegrino diventa così Dio stesso. Quando diventerai sedentario – ricorda il Deuteronomio – dovrai portare dentro di te l’esperienza del peregrinare. Lo straniero, l’emigrante, in realtà, diventa il paradigma di ogni uomo. Anche chi ha una propria dimora dev’essere spiritualmente sempre in cammino. Sempre siamo chiamati a lasciare sicurezze raggiunte per fare dei salti di qualità, siamo chiamati a lasciare per aprirci a nuovi rapporti o a nuovi orizzonti. Gesù stesso lo raccomanda a chi vuole seguirlo “lascia… e cammina”. E il suo invito era spesso anche “Alzati e cammina!”. Il camminare, in fondo, è il dinamismo della fede.

Quale grazia potrebbero chiedere a Loreto gli stranieri che vivono qui da noi, in Italia, la loro avventura di emigrazione?

Ogni santuario ha la sua grazia, il suo carisma. Qui vive la grazia di “trovare casa” e di “fare casa”. Qui è offerta la possibilità di entrare, con umiltà, in un mondo che ha la sua storia, la sua cultura, e questo richiede pazienza, sopportazione, spirito di sacrificio, quel continuo svuotarsi di sé per fare spazio, senza rinnegare la propria identità. Ma qui vive anche la grazia che promuove quei valori di accoglienza, di autenticità, di semplicità, di amore alla vita e di fraternità di cui l’Italia ha bisogno e che un po’ tutta la cultura europea deve riscoprire. Si tratta, in verità, della grazia di sentirsi e di essere accolti come una pietra di questa grande casa comune che è l’Europa.

Questo tempo non va vissuto come una crisi, ma come un tempo ricco di opportunità

Lo “spirito di famiglia” in una casa, in uno stato o in una nazione significa armonizzare le differenze, rispettare o aprirsi a chi viene da fuori, il forestiero… come nelle famiglie di una volta. Ricostruire questo “spirito di famiglia” è una necessità nel mondo contrapposto di oggi?

È davvero questa l’urgenza del mondo d’oggi! Mettere a tema la capacità di relazioni stabili e gratuite è oggi una sfida, perché le relazioni a volte ci sono, ma non sono gratuite. E in questo è importante recuperare il senso della festa. Tutta una cultura cristiana aveva un tempo impostato la domenica come tempo di relazioni, di incontri, di visite familiari, e ciò per rendere più sopportabile il peso del quotidiano. Si tratta di ricomporre un tessuto sociale nello spirito di condivisione e di fraternità, uno spirito che altrimenti, in una comunità, può svanire. Essenziale in questa ricomposizione è anche il recupero della cultura del perdono. Lo spirito della famiglia si misura anche nell’accettare il confronto tra esperienze culturali e religiose differenti, così come si esprimono ora. Questo tempo non va vissuto come una crisi, ma come un kairos, un tempo ricco di opportunità, un dono di Dio. Un tempo utile per riappropriarsi della propria identità religiosa, cristiana. Il confronto con altri credenti ci aiuta ad andare al nucleo della nostra esperienza di fede. Siamo chiamati a camminare come pellegrini seguendo il Cristo vivo che ci vuole vivi, come ricorda Papa Francesco nell’Esortazione Apostolica destinata ai giovani e a tutto il popolo di Dio, firmata a Loreto in Santa Casa il 25 marzo scorso.

La processione aux flambeaux di ogni sabato sera, con la preghiera in più lingue, non suggerisce una Chiesa in cammino attenta al tempo più che allo spazio, alla fraternità da costruire che a uno spazio da conservare?

È un’esperienza che scalda il cuore. È un camminare tutti insieme, dietro la Madre che ci aiuta a fare famiglia, ad essere famiglia. In ogni cultura la donna custodisce la vita, protegge la fede, mentre la figura genitoriale padre apre a orizzonti nuovi. La madre richiama la valenza mistica della fede. La fiaccolata, la luce, il canto, il farsi carico delle preghiere lasciate in Basilica e fatte bruciare davanti a tutti in un braciere esprime l’essere parte e farsi carico della speranza di una famiglia più grande, che è la Chiesa. Lo scambio di pace, poi, alla fine della preghiera, affida ad ognuno l’impegno di farsi artigiano di pace: costruttore di fratellanza. Un gesto toccante. Come quello, alla fine, da parte di persone che si avvicinano al vescovo per chiedere preghiere, benedizioni, sostegno e incoraggiamento, anche da parte di tanti stranieri, provenienti da tutta Europa e da altre nazioni. È il popolo di Dio che attraverso il vescovo entra in contatto con tutta la Chiesa. Si tratta di un modo semplice e immediato di sentirsi Chiesa. Quella Chiesa che apre cammini nel cuore dell’uomo verso terre e cieli nuovi, la Chiesa nella quale viene coltivata e promossa la fratellanza e la dignità per ognuno.

 

Gli scalabriniani a Loreto

Loreto è spesso sede di incontri ed eventi scalabriniani, come le Giornate formative, i Weekend per i laici o le iniziative di Via Scalabrini 3. Oltre a una residenza religiosa, nel comune marchigiano i missionari scalabriniani hanno anche una casa di ospitalità per famiglie, gruppi e singoli chiamata Villa Scalabrini.

 

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Il sito di Villa Scalabrini a Loreto

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