Una migrazione, quella italiana, stabilmente in movimento. Così esordisce il Rapporto Italiani nel mondo 2018, lo studio della Fondazione Migrantes della CEI presentato a Roma mercoledì 24 ottobre 2018. Un documento che, una volta in più, sottolinea come il fenomeno sia complesso e non riducibile a facili semplificazioni.

Si tratta di intrecci di percorsi e motivazioni assai diversi ma uniti dal voler incontrare altre persone, storie, possibilità. E sono proprio le persone che sono state messe al centro dello studio, attraverso interviste e racconti di chi è rimasto e impara a gioire pur nell’assenza dei cari stabilitisi definitivamente all’estero.

Rapporto Migrantes 2018: italiani stabilmente in movimento Mercoledì 24 ottobre 2018 è stato presentato a Roma il Rapporto Italiani nel mondo 2018: una volta in più, le migrazioni non sono riducibili a facili semplificazioniMonsignor Di Tora: “È il tempo della mala-informazione

Secondo don Giovanni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes, sarebbe più giusto parlare di emergenza non in riferimento a chi arriva in Italia ma piuttosto agli italiani che la lasciano: un esodo penalizzante, con un numero sempre crescente di persone, nuovi cittadini compresi, diretti verso mete estere.

«In tredici anni di studi le cose sono cambiate – ha dichiarato monsignor Guerino Di Tora, presidente della Migrantes – Le cose sono purtroppo cambiate in peggio, soprattutto nella mobilità umana in genere, sia per chi arriva sia per chi parte. Oggi stiamo tornando ad essere un paese dalla forte emigrazione».

Un fenomeno che ci supera e che è mondiale (la mobilità degli italiani è aumentata del 64,7%: sono più di 5,1 milioni di persone iscritte all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero – AIRE). «Ciò che appare compromettente è la rappresentazione del fenomeno – continua monsignor Di Tora – Ci si informa poco e in pochi secondi si “decide” se una notizia vale o meno…è il tempo della mala-informazione che genera la semplificazione della realtà in una lettura emotiva dei fatti.

La distorsione del dibattito pubblico ha trovato nella migrazione il suo capro espiatorio e stenta ad essere risolto. Stanchezza e rancore , guerra tra poveri, episodi di violenza e razzismo… su questo ci siamo concentrati anche nella riflessione per redigere questa ricerca».

Rapporto Migrantes 2018: italiani stabilmente in movimento Mercoledì 24 ottobre 2018 è stato presentato a Roma il Rapporto Italiani nel mondo 2018: una volta in più, le migrazioni non sono riducibili a facili semplificazioniMorgante: “Ci si occupa troppo degli arrivi e poco delle partenze

Vincenzo Morgante, direttore di Tv2000, ha presentato un video di sintesi del Rapporto: «Questo volume è uno schiaffo è una opportunità per chi tratta questi temi in maniera superficiale, alla fast food. Questa ricerca dovremmo tenerla presente per veicolare al meglio il racconto del fenomeno.

Ci si occupa troppo degli arrivi e poco delle partenze. I nostri media in generale se parlano di italiani all’estero lo fanno per cliché (cervelli in fuga, pensionati) esaurendo la visione così, dimenticando ciò che invece il rapporto evidenzia nei vari profili umani che invece sono molto più vari».

La curatrice del volume Delfina Licata ne ha poi offerto alcune possibili letture: accanto a quella dei contenuti e dei dati c’è quella tecnica redazionale, che rende possibile parlare di mobilità italiana in modo cosmopolita e transnazionale, ma anche quella del racconto personale di una madre di un cervello in fuga.

Una “repubblica fondata sull’emigrazione

Un’edizione matura del Rapporto Italiani nel mondo, che risponde alla domanda sull’identità di chi parte e sui rapporti tra elementi economici e nuove povertà. Uno strumento culturale più che un volume statistico, che è stato capace di venire incontro a un’esigenza sempre più avvertita: dar voce ai protagonisti attraverso interviste.

I giovani e giovani adulti (80mila tra i 18-49 anni) sparsi nei 25 paesi oggetti di studio, pur se in situazione assai diverse, sono persone abituate alla mobilità. Quasi 19mila i minori all’estero con le proprie famiglie o per studio. Ma emigrano anche i genitori e i nonni che partono per ricongiungersi con i figli e i nipoti all’estero. Siamo insomma una “repubblica fondata sull’emigrazione” come dice lo storico Toni Ricciardi. Quattro i diritti che, rafforzati dalla lettura del documento, torniamo a ribadire: a migrare, a restare , a tornare, a esistere.

Padre Gabriele Beltrami

 

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