Larte di spostarsi cover

Da L'Emigrato n. 1/2015

Rapporto 2014 sulle migrazioni interne in Italia

La Redazione

L'argomento delle migrazioni interne in Italia, prassi umana ordinaria che ha radici profonde in un passato abbastanza recente, è ultimamente messo in secondo (o ultimo) piano dal dibattito pubblico decisamente concentrato sull’arrivo, tra le altre cose sempre minore, di stranieri. Il volume curato da Michele Colucci e Stefano Gallo imprime già nel titolo – L’arte di spostarsi – una spinta a fare di questa geografia umana in movimento qualcosa in più di semplici dati statistici. Quando anche se ne parla, lo si fa in riferimento al solito dualismo, dai risvolti economico-sociali, Nord-Sud, ma si tralasciano le dinamiche. Lo studio che presentiamo intende dedicare ogni anno una riflessione scientifica sul tema.

Il Rapporto 2014 sulle migrazioni interne in Italia, sottotitolo esplicativo del più poetico e evocativo titolo, è curato da Michele Colucci e Stefano Gallo, dell’Istituto di studi sulle società del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Issm - Cnr).

Tre aspetti risaltano: l’oggetto dello studio è un fenomeno che coinvolge un milione e mezzo di persone nel solo 2012 (con il primato di Emilia Romagna e Trentino Alto Adige come destinazioni e della Campania come regione di partenza); viene poi l’altissima mobilità degli stranieri, per arrivare all’importanza delle politiche pubbliche nel definire tali spostamenti.

Le migrazioni interne all’Italia hanno una lunga storia ma negli anni più recenti, a seguito della crisi economica, hanno ripreso vigore e intensità”, spiega Colucci. “Nel 2012 sono 1.556.000 le persone che hanno cambiato il proprio comune di residenza. Rispetto alle migrazioni della seconda metà del secolo scorso, le più potenti ‘calamite’ non sono Piemonte e Lombardia ma Emilia Romagna e Trentino, in proporzione alle dimensioni. La prima ha ‘guadagnato’ 10.273 persone dal resto d’Italia, pari a un aumento del 2,4 per mille abitanti, il Trentino conta +3.004 persone, pari al 2,9 per mille”.

L’Emilia-Romagna si conferma al primo posto nell’attrarre forza lavoro, fatto che è confermato dal primato nelle tre province di Bologna, Rimini e Parma “che presentano un saldo migratorio positivo molto elevato (Bologna +4.131 persone, Rimini +1.271, Parma +1.268)”, prosegue il ricercatore Issm-Cnr. “La regione è scelta come meta privilegiata sia per le sue opportunità lavorative, sia per la qualità dei servizi che offre: nelle motivazioni alla base delle partenze c’è in testa la ricerca dell’occupazione o di un lavoro migliore, ma cresce il miglioramento della qualità della vita e questo secondo elemento differenzia il fenomeno attuale da quello dell’ultimo dopoguerra”. Quattro regioni invece si distaccano per il maggior incremento demografico dovuto alle migrazioni interne: Lombardia (+14.773), Lazio (+10.382), Emilia Romagna (+10.273) e Toscana (+6.591).

La provincia di Roma continua a essere, nello specifico, un polo attrattivo e registra un saldo positivo di quasi 10.000 persone.

C’è, però, anche un primato negativo che colpisce il nostro Sud - Napoli e Campania, in particolare: “Il valore medio degli spostamenti nel biennio 2011-2012 ci segnala che sono circa 25.000 i cittadini campani ‘perduti’ per trasferimenti in altre regioni italiane, un dato pari al -4,3 su mille abitanti".

Ma forse dobbiamo ancora chiarirci sui termini: chi sono i migranti interni? “Gli stranieri, che tendono a spostarsi in proporzione maggiore: sono stati 258.871 nel 2012 a cambiare residenza, con un tasso di mobilità triplo rispetto agli italiani: il 64,3 per mille contro il 21,6, ma su distanze più brevi, 96 km di media contro 126 km degli italiani. Le donne straniere tra i 50 e i 64 anni in particolare presentano tassi di mobilità elevatissimi, legati al lavoro di cura e domestico, in continuità con un dato presente fin dagli anni del miracolo economico”, specificano i ricercatori.

Un altro comparto in cui la manodopera migrante è determinante è quello dell’agricoltura, dove Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Piemonte sono le regioni più coinvolte, “le migrazioni coinvolgono poi insegnanti e studenti fuorisede spesso coinvolti in dinamiche ad alta frizione che chiamano direttamente in causa la politica”, conclude Colucci.

Questo primo Rapporto sceglie di basarsi su un approccio innovativo e multidisciplinare, senza il quale, aggiungono i curatori, “non è possibile penetrare in un fenomeno così ricco. I dati rilevanti, peraltro, sono spesso sovrapponibili a quelli dei rapporti curati dal Sole24Ore o da Legambiente su qualità della vita urbana e servizi”.

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