diverse expo 12maggio15 zanfrini cL’approccio che l'Europa sta tentando di mettere a punto per gestire il tema globale delle migrazioni si caratterizza per l'enfasi sul lavorobenché fondamentale per l’accettazione sociale dei migranti, tale dimensione ha però alimentato una logica di complementarietà tra lavoratori autoctoni e stranieri: i primi dediti a lavori con alta qualificazione, i secondi concentrati in lavori a più bassa qualificazione e di status sociale inferiore. Al tempo stesso i paesi europei hanno esteso anche ai lavoratori stranieri e alle loro famiglie un ventaglio di protezioni, diritti e opportunità trasformandoli in semi-cittadini, protetti da una rigida normativa anti-discriminatoria.

Il tentativo di tenere insieme queste due logiche contraddittorie – quel che regola il diritto di ingresso e permanenza e la solidarietà assieme alle pari opportunità – ha dato origine a un workshop dal titolo: Esperienze di attivazione degli immigrati come volontari nelle organizzazioni di terzo settore, svoltosi nella Cascina Triulza dell'Expo Milano il 12 maggio 2015 (Padiglione della Società Civile). Il seminario ha presentato gli obiettivi e i principali risultati del progetto DIVERSE – Diversity Improvement as a Viable Enrichment Resource for Society and Economy, il progetto più ampio mai realizzato per l'estensione dell'analisi. Cofinanziato dalla Commissione Europea e coordinato dal centro di ricerca WWELL dell’Università Cattolica di Milano, Diverse è infatti stato realizzato con la collaborazione di quattordici partner in dieci paesi (Estonia, Finlandia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia e Ungheria).

Laura Zanfrini (direttore scientifico del Progetto), aprendo i contributi del pomeriggio con il suo intervento Diverse: Un progetto per ripensare l’approccio europeo all’immigrazione, ha subito sottolineato l'ambizione sottesa al progetto: reinventare il modello di integrazione dei migranti in Europa. Convinzione forte è che questo compito innovatore non debba essere affidato ai governi ma alla società civile. Una prima constatazione è che gli autori hanno preso atto della presenza e della valenza dei migranti nella società ma non si sono schierati: è un dato di fatto, tutto qui. Il futuro dei percorsi di integrazione in Europa perciò non può farne a meno. I nodi critici sono dati dall'abuso di modelli di sfruttamento non sostenibile nel lungo periodo a spesa dei migranti, considerati solo forza lavoro.

diverse expo 12maggio15 zanfriniOltre a ciò, le diverse culture che altre etnie portano con sé offrono competenze nuove e arricchenti, speso generate dal confronto con situazioni complesse ed estreme. Lavorare con i migranti riconoscendo e promuovendo queste nuove competenze consentirebbe al nostro paese il salto di qualità. I cento casi esaminati nel dieci paesi europei hanno dimostrato che pratiche di riconoscimento delle competenze e valorizzazione delle stesse sono possibili. Queste esperienze codificate rappresentano una ricchezza di buone pratiche sconosciute ai più. Terzo tassello è dato dalla sfera del volontariato e dalla partecipazione civica attiva. I dati sono scarsi ma accanto alla ricerca scientifica è partita una sperimentazione locale con associazioni che stimolano i migranti a passare dalla logica di assistiti a quella di agenti pro-attivi.

Per Patrizia Cappelletti (Diverse research team) nell'Europa meta dei flussi migratori odierni occorre svecchiare il sistema dell'integrazione. Nel suo interventoTra altruismo e desiderio d’appartenenza: cosa spinge gli immigrati a fare volontariato, volontariato e immigrazione sono chiaramente apparsi come un binomio capace di disegnare una nuova storia partendo dal basso. Il primo movimento è stato il passaggio dalla concezione della immigrazione come costo a a quella di potenziale risorsa. Dall'attuale partecipazione in associazioni a carattere etnico, il progetto punta a orientare l'impegno del migrante in realtà sempre più autoctone. La diffusione del volontariato tra i migranti (ora minima) permetterebbe al volontariato autoctono di uscire dalle sue frequenti chiusure e precomprensioni. Se nelle prime generazioni si predilige un contesto etnico, le seconde e terze generazioni invece, anche grazie alle scuole che ne parlano, ampliano il panorama degli spazi di sperimentazione per fare parte ed essere parte.

Gli ultimi due interventi si sono invece concentrati da un lato, con Giovanni Giulio Valtolina (Diverse research team), sulle motivazioni e i fattori che spingono i migranti al volontariato innanzitutto presso la propria componente etnica e culturale (Un nuovo approccio di assistenza delle persone straniere); dall'altro, con Giampietro Marcassoli che ha presentazione dell’esperienza condotta dall’Associazione Federazione Regionale Lombarda della Società di San Vincenzo de' Paoli, sul coinvolgimento di immigrati precedentemente assistiti nelle attività di volontariato realizzate sul territorio.

Grazie alle testimonianze di alcuni dei suoi protagonisti, è stato possibile apprezzare un progetto che si è posto l’ambizioso obiettivo di modificare la percezione comune dei migranti come persone bisognose di essere supportate e assistite, innestando nelle comunità locali coinvolte un cambiamento che è prima di tutto di tipo culturale.

 

Padre Gabriele Beltrami

 

 

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