Il 3 dicembre 2014 Cape Town ha ospitato l’International Conference on Migration in Africa (ICMA), un importante forum sul fenomeno migratorio nel continente africano promosso dallo Scalabrini Institute for Human Mobility in Africa (SIHMA)Ecco la sintesi dei due ultimi panel, iterzo e il quarto.

Il 3 dicembre 2014 Cape Town (Sudafrica) ha ospitato l’International Conference on Migration in Africa. Ecco la sintesi degli ultimi due panel, il terzo e il quartoLe migrazioni in Europa, terra di paradossi irrisolti

Il terzo panel ha fornito un quadro teorico del fenomeno dell’immigrazione irregolare, dalle origini storiche del concetto alla valenza etica della frontiera nomenclatoria che discrimina migrazione regolare e irregolare.

L’attenzione si è focalizzata sugli aspetti più critici e sull’esperienza europeadove il fenomeno è una conseguenza di alcuni paradossi irrisolti caratteristici di una società in cui le logiche di inclusione e di esclusione vanno di pari passo. Con specifico riferimento all’esperienza italiana, l’analisi si è sviluppata sui costi dell’integrazione dei migranti e sulla qualità della convivenza interetnica.

Lo stato della migrazione irregolare in Kenya invece è un mistero. La seconda parte del panel ha presentato proprio una panoramica della migrazione irregolare nello stato africano, delineando il ruolo efficace svolto dai media nel condividere con il pubblico i pochi dati disponibili.

Reintegrazioni e rimpatri nelle Filippine e in Angola

Il quarto panel si è concentrato su Filippine e Angola. Il primo è un paese che ha sperimentato su larga scala la migrazione internazionale negli ultimi quattro decenni e ha tentato politiche e programmi di artigianato per facilitare il ritorno e la reintegrazione dei diversi tipi di rimpatriati.

Il secondo ha vissuto un prolungato conflitto militare causa di massicci spostamenti di popolazioni (quasi quattro milioni di persone). Una relazione di valutazione pubblicata nel 2008 dall’UNHCR ha individuato come difficoltà nel processo di reintegrazione dei rimpatriati i bassi livelli di cibo e sicurezza e l'accesso limitato ai posti di lavoro. Si aggiunga che la maggioranza degli intervistati in un recente studio ha ritenuto fossero migliori le condizioni precedenti al rimpatrio.

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