Prosegue la serie di testimonianze dalle missioni scalabriniane d’Europa per raccontare com’è stata vissuta la Pasqua durante la pandemia di covid-19. Abbiamo già visto com’è andata a Parigi e Francoforte. Ora vediamo cos’è successo nel Granducato di Lussemburgo e in Inghilterra.

I testi sono pubblicati anche nei numeri di maggio-giugno e luglio-agosto 2020 della rivista “Scalabriniani”, nella rubrica “In missione con la creatività antica e i mezzi moderni”

 

Lussemburgo: una “fraternità rinnovata

Nel Granducato di Lussemburgo gli scalabriniani sono presenti con varie realtà, come la Comunità cattolica di lingua italiana e la Missão Católica Lingua Portuguesa Sul do Luxemburgo. Ecco la loro testimonianza

Lussemburgo: una “fraternità rinnovata”«In questi mesi di isolamento sociale ci siamo dedicati alla vita comune, dalla cucina alla pulizia. Ognuno ha potuto contribuire con il suo sapere personale e culturale affinché la comunità, costituita da quattro sacerdoti, potesse fare dello stare a tavola un momento fraterno, solidario e piacevole tra tutti.

Con la maggioranza dei ristoranti chiusi e pochi in take away, abbiamo condiviso conoscenze e specialità gastronomiche da Italia, Messico e Portogallo, reinventando vecchi e nuovi piatti. Lo stare a tavola, il preparare il pasto e mangiarlo insieme, il pulire della cucina hanno favorito il dialogo, la cooperazione e la condivisione di vita.

L’altra tavola che ci ha resi più fratelli è stata quella della cappella della comunità, che ci vedeva riuniti ogni mattina per la celebrazione della Eucaristia e la liturgia delle ore. Insieme senza fretta, ognuno si preparava come un autentico monaco urbano per l’ascolto della Parola, per la frazione del pane, per la preghiera per tutti e di intercessione delle intenzioni di Messa che la comunità portoghese, italiana e capoverdiana ci avevano affidato.

Celebrare senza la presenza fisica del popolo di Dio richiede un maggior senso della comunione invisibile ed ecclesiale, l’allargamento della nostra partecipazione mistico-sacramentale a Cristo, fratello universale nel quale abbracciamo tutti e con il quale preghiamo il Padre, offrendogli come sacerdoti il mondo malato.

Certo, ci siamo sentiti paralizzati a causa dell’assoluta novità della situazione sociale. Se prima della pandemia i contatti con quanti cercavano la comunità restavano formali, in questo tempo il dialogo si è approfondito, i rapporto sono diventati familiari e la prossimità più fraterna e amichevole.

Ci affidiamo allo Spirito Santo affinché ci ispiri nuove idee in tempo di grandi cambiamenti, ci guidi in nuove sinergie tra i gruppi e parrocchie, ci sostenga nella speranza di un mondo nuovo, ci renda fedeli alle sfide future che la pandemia – come segno dei tempi – porgerà davanti a noi».

 

Inghilterra, un “cammino di fede” sul web

In Inghilterra gli scalabriniani sono presenti in diverse zone con varie realtà. Ecco le testimonianze da Londra, Woking e Shenley

Inghilterra un cammino di fede sul webLondra, Holy Redemeer Church

«Nei giorni immediatamente precedenti al lockdown, iniziato in Inghilterra il 23 marzo, noi tre padri ci siamo ammalati uno dopo l’altro; questo ci ha obbligati a passare un periodo di quarantena a turno. Il servizio sanitario locale non ci ha fatto il tampone per testare la presenza del virus perché, fortunatamente, il nostro organismo ha reagito bene, tuttavia i sintomi erano tutti quelli del covid-19.

Ma è stata proprio questa situazione di contagio che ci ha permesso di mettere in atto una carità particolare: dare ospitalità, su richiesta del vescovo, a un sacerdote di una parrocchia vicina che, dimesso dall’ospedale perché gravemente attaccato dal virus, non poteva subito rientrare in parrocchia.

Una volta tornati alla vita comune, abbiamo iniziato a celebrare insieme: Messe in streaming su Facebook e sulla Radio Cantinho da Madeira in lingua portoghese. Per quanto riguarda la carità, abbiamo continuato ad aiutare con cibo e piccole offerte di denaro quei poveri che, anche in questo periodo, bussavano alla porta di 20, Brixton Road»

Padre Francesco Buttazzo

 

Woking, Mission for Migrants

«Dal 23 di marzo, giorno in cui si è decretata la chiusura delle chiese, abbiamo dovuto inventare un modo per entrare in contatto con le nostre dodici comunità italiane, portoghesi e brasiliane, raggiungendo Birmingham e Littlehampton, Bristol e Crawley, Oxford e Epsom, Worthing e Horsham, Swindon e Walton, oltre naturalmente a Woking dove sono presenti una grossa comunità italiana e una nascente comunità portoghese-brasiliana.

Grazie al web, abbiamo iniziato a seguire e a proporre alle comunità un cammino di fede pur in una situazione di effettiva difficoltà. Il lockdown ha costretto le famiglie in casa, ritemprandole, anche là dove i rapporti non erano così buoni (se non in crisi, pensiamo al fenomeno della violenza domestica).

Le persone in necessità sono state protette dalla solidarietà di molti. La partecipazione al dramma degli altri si è manifestata in particolare verso chi non poteva chiedere i sussidi statali. Grazie ai mezzi tecnologici siamo riusciti a offrire momenti di preghiera e di celebrazione e di raccoglimento giornalieri, una bella iniezione di speranza per il futuro post-coronavirus».

Padre Elio Alberti e padre Giandomenico Ziliotto

 

Shenley, Villa Scalabrini

«Villa Scalabrini (Care Home, Supporting Independence & Wellbeing) è stata fondata dai missionari scalabriniani d’Inghilterra nel 1986, ed è situata a nord-ovest della capitale britannica. Ospita cinquanta anziani (il 95% italiani) e quasi altrettante persone dello staff provenienti da sei diversi paesi: Italia, Romania, Polonia, Portogallo, Albania e Cecoslovacchia.

Già all’inizio di febbraio la struttura ha adottato stringenti misure per impedire il contagio del virus con il divieto totale ai parenti, ai volontari e agli ospiti di fare visita agli anziani residenti. In questo periodo della pandemia Villa Scalabrini continua ad assicurare l’assistenza spirituale agli anziani residenti, con la celebrazione della Messa quotidiana teletrasmessa, la comunione eucaristica, il conforto della preghiera, coinvolgendo anche il personale.

Nel mese di maggio, dedicato alla Madonna, i dipendenti si sono ritrovati ogni sera per la recita del rosario, eloquente cura globale e integrale degli anziani residenti».

Padre Alberto Vico

 

Il numero di maggio-giugno 2020 della rivista Scalabriniani

Le altre testimonianze pubblicate su Scalabrini.net

f f
Cookies make it easier for us to provide you with our services. With the usage of our services you permit us to use cookies.