Nel numero di aprile-giugno 2019 della rivista l’Emigrato lo scalabriniano John Kawisha, della comunità religiosa di Cape Town, racconta la storia della presenza dei missionari di San Carlo in Africa, iniziata esattamente venticinque anni fa proprio in Sudafrica. Ecco un estratto dal suo articolo I missionari scalabriniani celebrano 25 anni in Africa pubblicato in Mondo scalabriniano (pp. 6-8), la sezione dedicata agli approfondimenti e alle ricerche dei centri scalabriniani di studio sulle migrazioni in Europa e in Africa.

Fondato nel 1903 dal beato Giovanni Battista Scalabrini, l’Emigrato è il trimestrale scalabriniano sul mondo delle migrazioni ed è la prima rivista comparsa in Italia nel suo genere. La rivista è liberamente consultabile online, ma è anche possibile abbonarsi per riceverne la versione cartacea. Dal 2017 il trimestrale ospita Le avventure di Ray Goodman, un fumetto ideato e realizzato da Andrea Giovalè e Riccardo Colosimo per raccontare le migrazioni e l’integrazione.

Scalabriniani: 25 anni di presenza in Africa 

I missionari scalabriniani celebrano 25 anni in Africa

«In questi anni, i missionari scalabriniani hanno ampliato i loro progetti pastorali e sociali a favore di migranti, rifugiati e marittimi in varie aree geografiche dell’Africa meridionale. Appena arrivati, si stabilirono a Cape Town;più di recente, sono state aperte altre missioni a Johannesburg e a Nampula, in Mozambico.

«La celebrazione di venticinque anni di presenza degli scalabriniani in Africa riporta alla mente molte esperienze in coloro che hanno servito e sono stati serviti. Guardare indietro aiuta a rendersi conto dell’enorme quantità di servizi offerti a migranti, rifugiati e marinai, con gratitudine a Dio per la sua fedeltà. Aiuta anche a guardare al futuro con speranza ed entusiasmo nel servire le persone in movimento nel continente africano».

Cape Town

«Verso la fine del 1993 la direzione generale rispose alla tanto insistente richiesta dell’arcivescovo Lawrence Henry, perché la congregazione inviasse un prete per l’assistenza spirituale della comunità italiana a Cape Town. Il superiore generale, padre Luigi Favero, inviò padre Mario Zambiasi. Questi arrivò a Cape Town all’inizio del gennaio 1994, accompagnato da padre Isaia Birollo.

«Oltre alla comunità italiana, all’Apostleship of the Sea e alla Santa Croce, fu affidata alle cure degli scalabriniani anche la comunità portoghese. Questo nuovo incarico iniziò il 31 luglio 1995. Padre Zambiasi, assistito da padre Sérgio Durigon, ricevette dall’arcivescovo Henry l’incarico come primo cappellano scalabriniano. Durante l’epoca dell’apartheid, la comunità portoghese era principalmente concentrata intorno alla chiesa di St. Agnes a Woodstock, abbastanza vicina al porto per il grande numero di pescatori.

«Il ministero pastorale della congregazione nell’arcidiocesi di Cape Town non era solo risolto alla comunità dei migranti, ma era persino aperto alla comunità cattolica locale. Così, dopo pochi mesi dal suo arrivo nell’arcidiocesi, il primo missionario scalabriniano fu nominato parroco della Holy Cross. Anche St Agnes è stata poi assegnata all’amministrazione dei missionari».

Attività sociali

«Le attività sociali verso migranti e rifugiati sono state uno dei progetti al centro degli interessi dei missionari appena arrivati. Gli scalabriniani hanno infatti dato il via a progetti sociali e pastorali per i rifugiati a Cape Town; hanno istituito programmi per fornire servizi quali l’assistenza materiale, lascuola di lingua inglese, le consulenze paralegali (soprattutto in materia di documenti e protezione) e i corsi di studio.

«Ora si è giunti a fissare come luogo di servizio lo Scalabrini Centre a Commercial Street, vicino al parlamento sudafricano nel centro della città. Nel 2003 l’edificio è stato ufficialmente inaugurato dall’arcivescovo Lawrence Patrick Henry. Qui si offrono programmi di sviluppo e assistenza sociale per integrare i nuovi arrivati nella società sudafricana.

«Il centro è guidato da laici professionisti dell’Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione e lo Sviluppo – ASCS Onlus insieme al personale locale, mentre il consiglio di amministrazione sia presieduto da un sacerdote scalabriniano, attualmente padre Gerardo Garcia Ponce».

Lawrence House

«Quando i missionari si sono confrontati con il fenomeno dei rifugiati e dei migranti minori non accompagnati, la loro risposta è stata quella di aprire delle case anche per loro. L’orfanotrofio è stato inaugurato ufficialmente il 16 aprile 2005 dall’arcivescovo Lawrence e la casa è stata intitolata proprio a lui: si tratta della Lawrence House, che si trova a Woodstock e può ospitare venticinque persone.

«Ha un duplice scopo: come centro di riabilitazione, offre ai bambini una nuova casa e un nuovo inizio; ma è anche una casa “a metà strada”, in cui ai bambini viene offerta formazione con l’intenzione di integrarli nella società tradizionale straniera. Da quando è stato aperto, ha ospitato più di cento minori stranieri e locali».

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