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Alcuni volontari del Coordinamento Ecclesiale Diocesano insieme ai missionari scalabriniani padre Bruno Mioli (al centro) e padre Gabriele Ferdinando Bentoglio (a destra)Reggio Calabria e nei piccoli porti limitrofi arrivano a ritmo crescente profughi provenienti dall’altra sponda del Mediterraneo. Un ripetersi di approdi di imbarcazioni con un carico umano di molte centinaia di disperati, che più volte hanno superato il migliaioL’ente pubblico provvede ad alloggio, pasti e verifiche sanitarie, ma non ad aspetti che pure possono rivelarsi di primaria necessità.

Per far fronte a questi bisogni, nell’estate del 2013 è nato il Coordinamento Ecclesiale di Pronto Intervento, che raggruppa una decina di organismi ecclesiali e associazioni di ispirazione cristiana e ha l’approvazione della Curia vescovile e il riconoscimento della Prefettura e di altre Pubbliche Istituzioni. A dirigerlo è lo scalabriniano padre Bruno Mioli, che per il Centro Diocesano Migrantes di Reggio Calabria-Bova ha guidato la redazione di una Carta dei diritti e dei doveri di migranti e profughi.

Obiettivi

  • Gestione di locali per la raccolta e la selezione del materiale da distribuire con tempestività nell’eventualità di uno sbarco.
  • Distribuzione di tascabili religiosi in lingua inglese/francese ai fedeli cattolici come viatico spirituale nell’avventura migratoria di cui s’ignora la conclusione.
  • Ospitalità provvisoria a donne straniere che perdono il posto di lavoro e rischiano di ritrovarsi sulla strada.
  • Pubblicazione di opuscoli, indagini conoscitive, promozione di incontri e convegni per informare e sensibilizzare la popolazione italiana sul tema delle migrazioni, contribuendo così anche alla rimozione di allarmi, pregiudizi e comportamenti persistenti a carico degli immigrati.

Soggetti

Rappresentati da padre Bruno Mioli, direttore dell’Ufficio Migrantes diocesano, i missionari scalabriniani non intendono agire isolatamente. Di comune accordo con le suore scalabriniane cercano di interessare e coinvolgere altri soggetti e altre realtà sociali, soprattutto di matrice ecclesiale.

Attività

  • Distribuzione di indumenti, calzature, articoli per l’igiene personale. Si provvede all’acquisto del necessario quando le offerte della popolazione locale non bastano a soddisfare le esigenze più essenziali di una massa che arriva solo con quanto ha addosso.
  • Fornitura di strumenti di comunicazione che consentano ai profughi, appena messo piede a terra, di contattare parenti e conoscenti nel Paese di partenza o di sospirata destinazione.
  • Fornitura di medicine e controlli sanitari (specialmente per bambini e donne in gravidanza) su indicazione dell’équipe medica nei che sfuggono al primo intervento dell’Unità sanitaria.
  • Integrazione del biglietto ferroviario, limitatamente al percorso italiano, quando risulti che i partenti non abbiano denaro a sufficienza per proseguire il viaggio verso la destinazione (ordinariamente oltralpe).
  • Ricorso a mediatori linguistici quando richiesto.
  • Rimborso per chi mette a disposizione anche per intere giornate la propria auto per frequenti servizi in favore degli immigrati.
  • Consulenza legale e disbrigo di pratiche burocratiche.
  • Impegno anche in altre forme di contatto umano non meno importanti (amicizia, incoraggiamento, conforto religioso, svago e gioco per i più piccoli, contatto con le autorità).

Pagina Facebook del Coordinamento Ecclesiale di Pronto Intervento

 

 

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