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NEWS
Dicembre 2008: Mediterraneo
ANCORA MORTE E ABUSI
ALLE FRONTIERE MARITTIME
a
cura di Fulvio Vassallo Paleologo
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NEWS
24 novembre 2008: Cape Town - Sud Africa
Scalabrini
Centre promuove il processo di reinserimento dei rifugiati
vittime degli attacchi xenofobi
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Dopo
quasi sei mesi dall’inizio della violenza xenofoba
che ha provocato migliaia di sfollati in tutto il Sudafrica,
numerosi rifugiati a Cape Town vivono ancora confinati
nei campi allestiti dalle autorita’ locali, senza
una chiara prospettiva di reinserimento nelle comunita’.
A fine Ottobre il Governo ha dichiarato cessata l’emergenza
umanitaria e intimato a tutti i rifugiati di ritornare
nelle comunita’ di provenienza o di ricollarsi
in altre zone della citta’. Per facilitare questo
processo le Nazioni Unite hanno stanziato dei fondi
da distribuire a coloro, che ancora residenti nei campi,
avessero manifestato una precisa volonta’ di reinserimento.
Il governo sudafricano in tutti questi mesi non e’
stato in grado di sviluppare alcuna chiara strategia
di reinserimento di lungo termine e pertanto non appare
chiaro in quali condizioni i rifugiati possano reinserirsi
nel tessuto sociale.
Molte delle Township e delle zone dove i rifugiti risiedevano
prima della crisi non sono ancora sicure e per tutti
coloro i quali hanno perso casa, lavoro e sicurezze,
le prospettive sembrano ancora piu’ limitate.
Durante il mese di Settembre 2008 l’ ONG inglese
Oxfam ha deciso di finanziare alcuni progetti di reinserimento
sviluppati in partnership con diverse ONG locali.
Questi progetti sono stati contemporaneamente portati
avanti in tre diverse localita’del Paese, Johannesburg,
Durban e Citta’ del Capo. Si tratta di progetti
pilota volti a definire un preciso modello di reinserimento
per i rifugiati vittime degli attacchi xenofobi, da
sottoporre in seguito alle autorita’ ed eventualmente
da adottare nel caso si ripresenti una crisi umanitaria
di simile portata.
Lo Scalabrini Centre e’ stato scelto come partner
locale per la Citta’ di Cape Town, dopo una lunga
consultazione tra i diversi leaders dei rifugiati presenti
nei campi, i quali hanno manifestato la precisa volonta’
di lavorare con Scalabrini a fronte del buon lavoro
svolto dal centro in tutti qusti anni a favore dei rifugiati
di Cape Town.
Cio’ ha rappresentato per tutti noi un attestato
di stima e di fiducia da parte della comunita’
dei rifugiati che ha riconoscito al centro non solo
quanto di buono fatto durante i primi giorni della crisi,
ma anche le attivita’ portate avanti in precedenza.
Il progetto finanziato da Oxfam prevede di reinserire
nel tessuto sociale 35 famiglie di diversa nazionalita’,
selezionate attraverso la leadership dei rifugiati nel
rispetto generale di alcuni criteri tra cui il livello
di istruzione, la vulnerabilita’ dei soggetti
e l’attenzione al genere.
Dopo aver definito la lista dei beneficiari, il progetto
ne prevede il reinserimento in area della citta’
ritenute sicure.
La sfida piu’ grande e’ quella rappresentata
dal riuscire a trovare un impiego stabile per questo
gruppo di persone, in modo da rendere l’intero
progetto sostenibile nel lungo periodo. Il progetto
prevede inoltre di assicurare l’iscrizione a scuola
per tutti i 22 minori coinvolti.
Per cercare di favorire l’integrazione tra le
comunita’ locali e i rifugiati si e’ inoltre
deciso che tutti i beneficiari del progetto, nel corso
dei tre mesi previsti per la durata del progetto, svolgano
un certo numero di ore di attivita’ di volontariato
presso le comunita’ di residenza.
Dopo circa due mesi dall’inizio del progetto tutti
i beneficiari hanno trovato una sistemazione sicura
e alcuni di loro hanno trovato impiego o hanno avuto
la possibilita’ di sviluppare piccoli business
nel settore inoformale.
Risulta evidente come nonostante la limitata portata
del progetto, i potenziali benefici per gli individui
coinvolti e per le comunita’ di appartenenza siano
notevoli.
La buona riuscita del progetto e l’analisi dei
risultati ottenuti potranno rappresentare un’utile
linea guida per lo sviluppo di progetti di integrazione
duraturi e sostenibili.
Sergio Carciotto
Operatore ASCS, Cape Town
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NEWS
17 -18-19 Ottobre 2008:
Laici Scalabriniani
A Ciampino l'assemblea Afro-Europea
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“Il
tempo della paura che vede l’immigrazione strumentalizzata
e disegnata come uno dei fenomeni più preoccupanti
dell’Italia, disegnato al fine di ottenere consensi,
aggrava il divario esistente tra la realtà e
la sua rappresentazione e rischia di compromettere i
passi compiuti dall’Italia in questi ultimi 15
anni verso l’integrazione”.
E’ questo uno dei temi posti al centro delle riflessioni
e delle linee programmatiche tracciate dall’Organismo
SAEL dei Missionari Scalabriniani riuniti in Assemblea
a Ciampino il 17-18-19 ottobre 2008 scorsi.
Leggi
tutto il comunicato
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News
Ottobre 2008: SCUOLA
E IMMIGRAZIONE
Campagna Légalité
Con la presentazione e la raccolta firme di questo documento
si apre la Campagna Legalitè, la nostra Campagna
per un governo moderno e democratico dell´immigrazione |
Come tutti hanno potuto apprendere dagli organi di informazione,
la Camera dei Deputati ha approvato all´interno
del Pacchetto sulla Scuola, una mozione voluta dalla
Lega Nord con cui si impegna il Governo a "rivedere
il sistema di accesso degli studenti stranieri alla
scuola di ogni ordine e grado, favorendo il loro ingresso,
previo superamento di test e specifiche prove di valutazione".
Non deve ingannare la prosa moderata e quasi burocratica
della mozione; ciò che non si può nascondere
è che si intende ricreare il sistema di classi
differenziate che erano state abolite nella scuola italiana
dopo anni di battaglie sociali per la civilizzazione
dell´insegnamento.
Siamo atterriti nel constatare che con una sola legge
si spazzano via decenni di lavoro che migliaia di insegnanti
e di genitori hanno fatto verso i ragazzi per educarli
al rispetto della donna e dell´uomo «senza
distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione,
di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».
Noi sappiamo che esiste nella scuola italiana, ma anche
europea, un problema di non appiattire il merito per
un falso egualitarismo: per questo abbiamo anche noi
appreso con preoccupazione dei tagli negli stanziamenti
alla scuola, della riduzione degli insegnanti di sostegno,
del drastico ridimensionamento delle attività
post ordinarie e pomeridiane, dove poter e dover far
recuperare chi deve, senza penalizzare chi merita.
Tagliare risorse e differenziare chi ha difficoltà
non è la ricerca del merito, ma il sogno di una
società dei forti, degli intelligenti, dei bianchi,
dei nati bene, contro tutto il resto del mondo. Una
sorta di turbo-liberismo applicato all´uomo.
Succede quando l´uomo non rappresenta più
il fine della politica ma il mezzo per raggiungere fini
particolari.
Succede quando l´uomo, la donna, le comunità
sono consumatori e non cittadini, quando l´uguaglianza
viene raccontata come un freno allo sviluppo e al benessere.
Eppure ciò che sta sconvolgendo il mondo dovrebbe
suggerire prudenza e riflessione.
Il provvedimento passa ora al Senato e ai Senatori della
maggioranza e dell´opposizione rivolgiamo lo stesso
appello: se mantenuta, si tratta di una decisione sbagliata,
politicamente grave, umanamente piena di implicazioni
negative.
Essa sfigura la storia politica di questo Paese e fa
male alla destra e alla sinistra: perché la destra
che ricordiamo noi è quella della legalità,
ordine e unità nazionale, questo provvedimento
riguarda oggi gli immigrati, ma ci anticipa l´odio
per ogni diversità, per ogni extra-territorialità,
anche quelle regionali, provinciali, addirittura rionali.
La sinistra a sua volta non deve negare l´esistenza
del problema, ma proporre un´altra soluzione che
noi indichiamo nel ripensamento quasi per intero dei
tagli alla scuola, non solo perché mettono in
questione molti e gravi aspetti legati al lavoro e all´istruzione,
ma perché significano la dispersione dei saperi
e di esperienze che molti insegnanti hanno cumulato
in lunghi anni in cui la scuola è diventata multietnica
e pluriculturale.
Auspichiamo infine che, a partire da legge sulla scuola,
si inizi a guardare al futuro della società italiana
come una comunità moderna e plurale che va governata
e alla quale non si può permettere un impensabile
ritorno al passato.
Per aderire al presente appello invia una mail a associazione@nessunluogoelontano.it
N.B. Le firme che raccogliamo saranno inviate al Senato,
unitamente al presente appello.
Preghiamo tutti di firmare e far firmare e, se possibile,
di dare il massimo risalto all´iniziativa, anche
sui propri siti web.
Fonte:
Ufficio
Stampa, Ass. Nessun Luogo è Lontano
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| News
Ottobre 2008: IMMIGRAZIONE
Diseguali tra i banchi di scuola |
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Il
Pacchetto Scuola fa ancora parlare di sé: ieri
è stata approvata una mozione voluta dalla Lega
che prevede l´istituzione di classi separate destinate
agli studenti stranieri che non superano il test di
ammissione nelle scuole, le cosiddette "classi
ponte" per l´apprendimento della lingua italiana.
Un provvedimento che seppure formulato con "parole
civili" racchiude in sé gravi elementi di
pericolosità. Non si tratta, infatti, solo di
discriminazione, razzismo e xenofobia, ma di avvallare
e formalizzare diversità di partenza - partendo
dai minori - aggravando il disagio e acuendo le diseguaglianze.
Bisogna investire sull´insegnamento della lingua
italiana per le nuove generazioni straniere e nell´inserimento
di queste nella scuola, senza creare, però, "ghetti"
e garantendo pari opportunità di accesso e formazione.
Sempre più spesso si attuano politiche demagogiche
che non vedono più la persona umana come fine
ultimo ma come strumento, tappa per la realizzazione
di un progetto "particolare", con inevitabili
ripercussioni per l´intera comunità dei
cittadini, indipendentemente dalla nazionalità.
Fonte: Ufficio
Stampa, Ass. Nessun Luogo è Lontano
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| News
Ottobre 2008: IMMIGRAZIONE
Immigrati, ostaggi della politica: la separazione come
nuova forma di integrazione |
Da
quando Berlusconi e la Lega hanno vinto le elezioni
e si sono insediati nelle stanze del potere assistiamo,
spesso increduli, ad una escalation di dichiarazioni
ad effetto e di decisioni improvvide che, frequentemente,
riguardano gli immigrati e gli stranieri.
Si è cominciato con la dichiarazione di guerra,
senza esclusione di colpi, contro gli “immigrati
(tutti) delinquenti”, i mendicanti, gli accattoni,
i romeni e i rom.
I conseguenti decreti sicurezza hanno legalizzato il
tutto.
>>>Leggi
tutto<<<
Fonte CSER
- Centro Studio Emigrazione Roma
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| News
Ottobre 2008: IMMIGRAZIONE,
RADDOPPIATI GLI SBARCHI SULLE COSTE ITALIANE |
Secondo
il Ministero dell’Interno sarebbero 15,4 mila
le persone “irregolarmente sbarcate” sulle
coste italiane nei primi sette mesi dell’anno.
Il doppio rispetto al 2007, anno in cui nello stesso
periodo se ne contavano 8,3 mila. Entro la fine del
2008 i migranti in entrata non documentata via mare
potrebbero raggiungere le 37mila unità, contro
le 20mila del 2007.
Finora
il 94% degli sbarchi è avvenuto in Sicilia (contro
l’87% nei primi sette mesi del 2007), il 5% in
Sardegna e solamente l’1% in Calabria. Se per
ipotesi di studio tutte queste persone non venissero
rimpatriate, l’impatto numerico previsto di circa
37mila unità inciderebbe per il 5-6% in aumento
sugli irregolari in Italia già presenti al 1°
gennaio 2008, e per meno dell’1% sulla popolazione
straniera complessiva pure già sul territorio.
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News
Ottobre 2008: IMMIGRAZIONE,
IDENTIKIT DEGLI IMMIGRATI CINESI |
Secondo
i più recenti dati anagrafici di fonte Istat,
sono 145mila i cinesi regolarmente residenti in Italia
al 1° gennaio 2007 (a cui andrebbero sommati quantomeno
metà dei 65mila irregolari valutati dall’Ismu
al 1° gennaio 2008) pari al 5% della presenza straniera
complessiva sul territorio nazionale. Quello proveniente
dalla Cina è il quarto gruppo per numerosità
dopo Albania (376mila), Marocco (343mila) e Romania
(342mila).
Mediamente
per ogni 400 italiani vi è un cinese residente
in Italia. Donne e bambine compongono il 47% del collettivo.
Dal punto di vista territoriale, le regioni col maggior
numero di cinesi residenti sono: la Lombardia (33mila),
la Toscana (25mila), il Veneto (19mila) e l’Emilia
Romagna (17mila). A registrare la più alta densità
è invece la Toscana con una persona d’origine
cinese ogni 145 italiani sul territorio (i cinesi rappresentano
all’11% degli immigrati in regione).
Infine,
secondo il Miur, gli alunni cinesi presenti nel sistema
scolastico italiano sono stati 28mila nell’anno
scolastico 2007/2008 (pari al 5% del totale degli studenti
stranieri).
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| News
Ottobre 2008: MORTI
BIANCHE,
174 LE VITTIME TRA GLI STRANIERI SONO CIRCA |
I dati più recenti dell’Inail hanno
evidenziato per il 2007 un numero di 141mila infortuni
sul lavoro a carico di stranieri in Italia (il 9% in
più rispetto al 2006).
Gli incidenti mortali sono stati 174 (+4%), in media
uno ogni due giorni per i soli stranieri.
La quota di stranieri
coinvolti in incidenti e morti sul lavoro in Italia
durante il 2007 è stata pari rispettivamente
al 15,4% ed al 14,9% del totale. Gli incidenti hanno
colpito soprattutto marocchini (23mila, +3% rispetto
al 2006, con 23 morti), rumeni (ben 18mila, in crescita
addirittura del 58% in un anno, con 41 morti sul lavoro)
e albanesi (15mila, +2% rispetto al 2006, con 18 morti
sul lavoro).
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News
Ottobre 2008: RECORD DI IRREGOLARI NEL 2008
SONO CIRCA 650MILA |
Al
1° gennaio 2008 i clandestini in Italia sono almeno
650mila (conteggio al minimo). La stima della Fondazione
Ismu è stata calcolata ipotizzando che il numero
di irregolari al 1° gennaio 2008 sia approssimabile
al 90% delle persone che ad aprile hanno presentato
domanda per il decreto-flussi 2007.
Tra i principali gruppi nazionali si evidenzierebbero
quote di irregolarità particolarmente alte per
i bangladeshi (52%), boliviani (42%), pakistani (39%),
indiani (37%), moldovi (34%), srilankesi (29%), cinesi
(28%), ghanesi e egiziani (25%), ucraini, marocchini
e senegalesi (23%).
Bassi
tassi di irregolarità si registrano tra argentini,
iraniani ed eritrei (3%), macedoni (6%), albanesi (8%),
ecuadoriani e serbo-montenegrini (10%).
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L’osservatorio
sulle vittime delle migrazioni
FORTRESS EUROPE
http://fortresseurope.blogspot.com
presenta
RAPPORTO AGOSTO 2008 |
Più
sbarchi, più stragi. Raddoppiano le vittime dell'immigrazione
nel Canale di Sicilia, di pari passo con l'aumento degli
arrivi. Sempre più grave il bollettino dalle
frontiere europee. I migranti e rifugiati morti ad agosto
alle porte dell’Ue sono almeno 270, secondo le
notizie censite sulla stampa, 179 dei quali tra la Libia,
Malta e l’Italia. È il bilancio più
grave dall’inizio dell’anno. Vittime anche
tra l’Algeria e la Sardegna (14), in Spagna (45),
Iran (30), Turchia (1) e Egitto (1). Continua il viaggio
di Fortress Europe attraverso il Mediterraneo. Dopo
i reportage su Grecia, Israele e Turchia, dedichiamo
questo rapporto mensile alla grave e poco conosciuta
situazione di Cipro.
>>>Leggi
tutto<<<
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IMMIGRAZIONE
-
“We ask our right” –
La protesta dei rifugiati |
742 persone,
provenienti dall’Eritrea, dalla Somalia, dall’Etiopia
si sono messe in marcia ieri dal Centro di Castelnuovo
di Porto fino al quartiere Prati di Roma, dove hanno
chiesto il riconoscimento dello status di rifugiati,
che dia loro la certezza di tornare ad esistere. Le
cronache di oggi, pur con la cautela di un fatto che
ha stupito tutti, danno conto di questa iniziativa che
non è stata una protesta, non un corteo e non
certo un sit-in, visto che si sono sciroppati oltre
trenta chilometri sotto una canicola che avrebbe rimbecillito
i marciatori delle olimpiadi.
I resoconti appaiono dunque striminziti, in certi casi
balbettanti; sappiamo che quasi tutti i giornali sono
stati avvertiti della marcia quando era già iniziata
e ci hanno spedito in fretta e furia i redattori disponibili,
magari della redazione sportiva o quelli esperti di
vela e pesca da altura. Si prevede che già domani
magari se ne saprà di più e, puntualmente,
leggeremo il Manifesto che cercherà di mettere
il cappello sulla marcia e le pagine romane de Il Giornale
che adombreranno ipotesi di una macchinazione ordita
da Fassino, per convincere Casini ad allearsi col PD
contro Berlusconi alle prossime elezioni regionali abruzzesi.
Mentre aspettiamo domani, vorremmo dire alcune cose
oggi: quella marcia di ieri era piena di dignità
e lucida disperazione, voluta da gente che non conosce
la lingua, non le nostre leggi, non i nostri centri
sociali e nemmeno le opinioni del ministro La Russa
sulla Repubblica di Salò, ma che pur avendo attraversato
i deserti africani, riesce a stupirsi del deserto civile
che ha trovato da noi: la Croce Rossa a distribuire
acqua e qualche funzionario degli Interni a prendere
impegni generici. Stop. Non le istituzioni, non la politica,
non le organizzazioni sindacali. E, quel che ci brucia
come una cancrena, non noi del terzo settore. Del resto
non siamo preparati: i politici sanno occuparsi di strategie
tattiche, di bruni vespa, di scuole politiche estive;
l’Unchr di diritti umani, ma vuole vedere il sangue,
la gente che crepa di sete e di dissenteria; le associazioni
umanitarie si infilano i fratini griffati solo se vedono
pance gonfiate dai tumori, piorree alveolari, scabbie
all’ultimo stadio, ma sui di diritti civili sono
un po’ arrugginite. Gente come noi, che si occupa
di migranti, di poveri, di sofferenze del mondo, sa
farlo con quella levità parrocchiale che non
ci costringa mai a scegliere tra la vita e la morte
del diritto, dei diritti, perché noi sappiamo
che non per questa terra siamo fatti ma per un Regno
che ci verrà preparato. Se su quelle t-shirt
di ieri ci fosse stato scritto “pane e lavoro”,
saremmo scesi in piazza, avremmo portato acqua, pane,
coperte o ombrellini per il sole, ma che ne sappiamo
noi di diritti civili? E’ roba da radicali…
Ecco perché la marcia di quel non popolo ha messo
in evidenza che gli “invisibili” siamo noi,
che non esiste un tempo per i diritti umani e uno per
quelli civili e politici e che mettersi la mano in tasca
ed una sul cuore spesso non basta. Ecco perché
quel non popolo in marcia ricordava il popolo di Mosè
e quello di Ghandi che ha cacciato gli inglesi. Il paragone
non può avvenire sul piano delle proporzioni,
ma su quello dei fatti sì. Gli egiziani con gli
ebrei e gli inglesi con gli indiani, sapevano difendersi,
reprimere e qualche volta premiare chi si vendeva loro,
ma non sapevano rispondere all’aspirazione alla
libertà perché essi stessi l’avevano
dimenticata e dunque persero perché non seppero
contrastarla.
Fabrizio Molina
PS.
L’articolo è stato pubblicato sul nostro
sito www.nessunluogoelontano.it,
dove vi è la possibilità di lasciare commenti
e riflessioni
Fonte: Ufficio
Stampa, Ass. Nessun Luogo è Lontano
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| FRANCIA
- APPELLO A BENEDETTO
XVI DEI SANS PAPIER DI PARIGI
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PARIGI
(Migranti-press) – Da diversi mesi gli stranieri
sprovvisti di permesso di soggiorno si danno appuntamento
a Parigi e in una qualche piazza si pongono in cerchio
silenzioso per attirare l’attenzione del pubblico
e parlare della loro triste condizione con l’eloquenza
del silenzio. Così è programmato anche
per il 12 settembre, dalle 18.30 alle 19.30, in prossimità
della visita del Papa e del suo incontro con Sarkozy,
Presidente della Repubblica e Presidente di turno dell’Unione
Europea. “Il Cercle de silence - si legge in un
loro appello - invita gli sprovvisti di permesso di
soggiorno e quanti lottano al loro fianco a formare
un cerchio in silenzio per attirare l’attenzione
del Papa e di tutti gli altri rappresentanti delle religioni
praticate in Francia, sulla situazione disumana cui
sono ridotti dai poteri pubblici in Francia e nell’Unione
Europea gli stranieri privi di permesso di soggiorno”.
Il messaggio prosegue col chiedere “in nome dei
valori, di cui sono portatrici le differenti religioni,
di fare pressione sui poteri pubblici, ricordando ad
essi che sono al servizio del benessere di tutti gli
uomini”. E vengono citati i libri sacri delle
varie religioni:
“Gesù
nel Vangelo dei cristiani: Ho avuto fame e mi avere
dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere;
ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete
vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete
venuti a trovarmi” (Mt 25, 35-37).
“Il
Profeta nel Corano: Fare del bene ai vostri due genitori,
al vicino, agli orfani, ai miseri, al vicino che sta
al fianco…, allo straniero di passaggio”
(Sura 4, v. 36).
“Dio
nella Torah: Quando uno straniero dimorerà presso
di voi nel vostro paese, non gli farete torto. Il forestiero
dimorante tra di voi lo tratterete come colui che è
nato tra di voi; tu l’amerai come te stesso perché
anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto”
(Levitino 19, 33-34).
Segue
la citazione dell’articolo 13 della Dichiarazione
dei diritti dell’uomo:
1. Ogni persona ha il diritto di circolare liberamente
e di scegliere la sua residenza all’interno di
uno Stato. - 2. Ogni persona ha il diritto di lasciare
qualunque paese, compreso il proprio e di far ritorno
al suo paese”.
Vengono
infine ricordati alcuni degli ultimi drammi da cui sono
stati colpiti i sans papier: chi è stato atterrato
dalle armi da fuoco della polizia, chi si è impiccato
per la disperazione, chi si è gettato dalla finestra
od è annegato nel tentativo di sfuggire all’espulsione.
L’appello
è sottoscritto da numerose sigle di associazioni
laiche e cristiane, fra le quali da Secours catholique,
Réseau chrétiens-immigrés, Pastorale
des migrants. L’appuntamento per il “Cerchio
del silenzio” è davanti alla Chiesa Saint
Bernard, ben conosciuta per essere stata la prima chiesa
ad essere occupata dai richiedenti un permesso di soggiorno.
La chiesa da qualche settimana è stata affidata
ai missionari scalabriniani perché ne facciano
un centro di pastorale intercomunitaria.
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IMMIGRAZIONE
- Il
governo dichiara lo stato di emergenza nazionale
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25
luglio 2008 - Apprendiamo, in queste ore, la notizia
del gravissimo provvedimento approvato dal Consiglio
dei Ministri che ha dichiarato lo stato di emergenza
su tutto il territorio
nazionale per "il persistente ed eccezionale afflusso
di extracomunitari".
Fonte: Ufficio
Stampa, Ass. Nessun Luogo è Lontano
>>>Leggi
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| MIGRAZIONI,
RAPPORTO
GIUGNO 2008 -
Almeno 185 morti alle frontiere Ue, di cui 173 solo nel
Canale di Sicilia.
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Vittime
anche alle Canarie, nel porto di Venezia e in Turchia,
dove un cittadino somalo è stato ucciso da un
proiettile durante una protesta in un campo di detenzione.
E gli spari della polizia hanno ucciso anche tre profughi
lungo il confine egiziano con Israele. Una delle vittime
è una bambina sudanese di sette anni. Quella
del Sinai si conferma la nuova rotta dei rifugiati eritrei
e sudanesi, che alle carceri libiche e alla morte in
mare preferiscono lo Stato ebraico.
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| Luglio
2008 - Nuova direttiva dell’Unione Europea
sul ‘ritorno’: ancora una volta
si dimentica la reciprocità
di
P. Leonir Chiarello, MIssionario Scalabriniano
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Fonte
Scalabrini
International Migration Network Journal
In questi giorni sta discutendo la messa in vigore di
certi strumenti legislativi volti a organizzare e armonizzare,
con una serie di direttive, la politica migratoria dei
suoi stati membri. Le direttive sono strumenti legislativi
privi di applicazione diretta, che, per avere valore
giuridico, devono poi essere implementate attraverso
le legislazioni nazionali degli stati membri. Lo scopo
di queste direttive è di armonizzare certi aspetti
della politica e dei procedimenti che regolano un campo
specifico, in questo caso, la migrazione. Il 18 giugno
scorso il parlamento europeo ha approvato in prima lettura
la prima di queste iniziative1, quella conosciuta come
“Direttiva Ritorno.” In essa, ciò
che ha causato maggior scalpore nei media, troviamo
l’introduzione di principi per equiparare in tutti
gli stati membri dell’Unione i procedimenti di
detenzione e espulsione degli immigranti ‘senza
documenti.’ Allo stesso tempo, la direttiva contiene
elementi suscettibili d’interpretazioni discrezionali
da parte dei vari governi. Questi elementi potrebbero
essere interpretati secondo politiche restrittive e
discriminatorie verso i migranti che non hanno specializzazioni
lavorative o che provengono da paesi poveri. In molti
casi, per lo meno a livello ufficiale, si parla eufemisticamente
di tale direttiva come di uno strumento che spinge e
incoraggia il ritorno ‘volontario’ degli
immigrati irregolari. In realtà alla detenzione
di un immigrato irregolare segue un periodo in cui lo
Stato può decidere la sua regolarizzazione o
la sua deportazione. Quando è scelta la deportazione
o l’espulsione, il migrante ha trenta giorni per
decidere se ritornare al proprio paese ‘volontariamente’
o meno. Nel caso questi non accetti, lo Stato può
tenerlo in carcere per un periodo di sei mesi, che possono
essere estesi fino a altri dodici (per un massimo di
diciotto). La direttiva, inoltre, stabilisce le condizioni
per un eventuale ritorno al paese d’espulsione.
Tutti gli stati membri devono rispettare questi principi
come i minimi applicabili, potendo introdurre, nell’applicazione
di questa direttiva attraverso le legislazioni nazionali,
condizioni più favorevoli ai migranti, ma non
più restrittive. Uno dei rischi che corre l’Europa
con questa legislazione, è quello di essere percepita
come ingrata verso i paesi che storicamente avevano
accolto gli immigrati europei quando questi si trovavano
nel bisogno. Allo stesso tempo, esiste anche il rischio
di interpretare la messa in vigore di tale direttiva
come una scelta politica di ‘criminalizzazione’
dei migranti per il fatto di non essere in regola con
un regolamento amministrativo che restringe e discrimina
l’ingresso degli stranieri nel territorio europeo.
Inoltre, questa direttiva può essere considerata
come un’altra manifestazione della contraddizione
con la quale vengono definite e implementate le politiche
e le relazioni internazionali: da un lato si abbattono
le frontiere per facilitare il flusso di beni e di capitali,
dall’altro si costruiscono mura geografiche, legali
e politiche per frenare le circolazione delle persone
e dei servizi. In questo modo, i paesi europei non stanno
forse confermando la tendenza a mantenere l’asimmetria
economica internazionale imposta dai paesi sviluppati
verso quelli in via di sviluppo? Questa contraddizione
delle politiche di governo può dar adito a forme
di razzismo, disparità, xenofobia e a altre forme
di discriminazione verso i migranti. Una politica migratoria
adeguata deve sempre fondarsi su principi di promozione
e di rispetto incondizionato della dignità e
dei diritti umani dei migranti e dei loro famigliari;
il rigetto della discriminazione, l’uguaglianza
dei diritti, la non criminalizzazione dei migranti e
la promozione dello sviluppo integrale di tutte le persone
in tutte le loro dimensioni. Senza di questo viene spontanea
la domanda: può essere considerata legittima
una legge ingiusta? Nota: per approfondire la conoscenza
della ‘Direttiva Ritorno’ e della politica
migratoria dell’Unione Europea si può consultare
il sito: http://europa.eu
e quello del Parlamento Europeo: http://www.europarl.europa.eu/news/public/documents_par_theme/902/default_en.htm
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Luglio
2008 - UNA "VOCE VIVA" SCALABRINIANA
DAL SUD AMERICA
I nostri confratelli e i laici scalabriniani del Sud America
denunciano discriminazione e ingiustizia nelle politiche
migratorie europee.
Scarica
il documento (portoghese)
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Luglio
2008 - Migrazione Internazionale in Prima
Pagina dell’Agenda Mondiale
di Joseph Chamie, Direttore di Ricerca
del Centro Studi Migrazione
di New York |
Fonte
Scalabrini
International Migration Network Journal
Vi sono quattro i fattori che collocano con urgenza
la migrazione mondiale nelladiscussione nazionale e
internazionale. Il primo, e forse il più importante,
è il fattore demografico. In genere, i paesidi
accoglienza stanno attraversando una “crisi della
natalità.” Con un maggiornumero di morti
che di nascite, molti dei paesi di accoglienza stanno
sperimentandoun rapido invecchiamento e una diminuzione
della popolazione.Contemporaneamente, i paesi di emigrazione,
specialmente in Asia e in Africa,continuano a crescere
rapidamente con la maggioranza della popolazione in
etàgiovanile. Il secondo è il fattore
economico. Con l’invecchiamento e la diminuzionedella
popolazione, molte nazioni sviluppate vedono la diminuzione
della forzalavoratrice, avvertono la pressione finanziaria
per quanto riguarda le pensionigarantite dai governi
e si trovano in difficoltà per assicurare l’assistenza
sanitariadegli anziani. Inoltre, un numero di nazioni
del Golfo Persico stanno contrattandonumerosi lavoratori
migranti per alimentare le loro economie in crescita
sotto lostimolo della ricchezza petrolifera. Allo stesso
tempo, molti uomini e donne nei paesipoveri e in via
di sviluppo, si trovano in difficoltà per trovare
lavoro e cercanopossibilità di impiego in paesi
più ricchi, specialmente in Europa e in nord
America. Il terzo fattore è la cultura, un ampio
settore che include etnicità, lingua,religione,
abitudini e tradizioni. Diversamente dal passato, oggi
gli immigranti sonospesso molto diversi culturalmente
dalla società di accoglienza. Per esempio, dopola
seconda guerra mondiale, molti immigrati provenivano
dalle nazioni relativamentepovere dell’Europa
meridionale. Oggi invece, molti immigrati, non hanno
soloun’educazione inferiore e meno capacità
lavorative della popolazione locale, masono anche etnicamente
e culturalmente differenti, generando preoccupazioni
perquanto riguarda l’integrazione, l’assimilazione
e l’integrità culturale. Infine, il quarto
fattore cruciale è la sicurezza nazionale. Gli
eventi del 9settembre 2001 negli Stati Uniti, le bombe
in Gran Bretagna, Spagna, Indonesia e inaltri paesi,
assieme a vari crimini violenti commessi da immigrati
e largamenteriportati dai media, hanno suscitato preoccupazione
per la presenza d’immigratiinternazionali e ciò
che questo può significare per la sicurezza nazionale.
Diconseguenza, molti paesi hanno rafforzato la guardia
dei confini, ristretto le politichemigratorie e istituite
nuove procedure come fotografie e impronte digitali
percontrollare chi arriva da determinati paesi. In queste
circostanze, la migrazione internazionale continuerà
senza dubbionel prossimo futuro a essere in prima pagina
nelle discussioni nazionali einternazionali. Inoltre,
sembra certo che nei prossimi anni la discussione su
comemeglio gestire la migrazione internazionale diventerà
sempre più controversa,divisiva e antagonista
per i governi e le organizzazioni internazionali.
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11
Luglio 2008 - SICUREZZA SOCIALE - DECRETO SICUREZZA
L'On. Franco Narducci, gia' ospite
del Meeting
di Loreto, nel suo intervento alla camera dice
"no all'uso dell'esercito per contrastare la criminalita',
sì alla valorizzazione dell'operato delle forze
di polizia".
E sul processo di integrazione cita il Beato Scalabrini.
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Fonte
www.italiannetwork.it
L’on. Franco Narducci, intervenendo oggi in Aula
sul Decreto sicurezza, ha esordito affermando che il
tema dell’ordine e della sicurezza pubblica è
una priorità assoluta del Partito Democratico
ma ha fatto notare che approvare i provvedimenti in
questione significa inviare “al mondo l’impressione
di un paese che opera sotto l’effetto di una spinta
xenofoba”.
Narducci ricordando l’art. 21
della Carta dei diritti dell’UE ha sottolineato
che il Governo italiano farebbe bene ad “aspettare
la valutazione della Commissione europea prima di procedere
alla raccolta ed utilizzazione dei rilievi dattiloscopici
dei Rom, compresi i minori, poiché potrebbe costituire
discriminazione su base etnica”. Poi sull’uso
dell’esercito in città ha aggiunto che
ciò “anziché diminuire la paura
l’accresce”.
“A me pare - ha proseguito Narducci
- che abbiano ragione le forze di polizia quando dicono
no all'uso dell'esercito per contrastare la criminalità”
; chiedendosi “come il Ministro dell’Interno
sottovaluti l’impressione di una sorta di ingeneroso
commissariamento delle forze di polizia che hanno conseguito
brillanti risultati contro la criminalità, pagando
anche un prezzo alto in termini di vittime”.
“Combattere l’immigrazione
clandestina - ha incalzato l’on. Franco Narducci
- significa anche combattere il lavoro nero che è
sicuramente il più duro da sconfiggere, soprattutto
quando è caricato indebitamente, come accade
in Italia, di significati economici che fanno pensare
alla sua tolleranza”.
“Il
migliore deterrente contro la criminalità legata
ai cittadini immigrati nel nostro Paese - ha concluso
Narducci - è l’integrazione a partire dal
processo di scolarizzazione e la promozione culturale
e sociale come ricordava, con il suo esempio, mons.Giovanni
Scalabrini”.
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MAI
SENZA L’ALTRO!
Lettera della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza
Istituti Missionari (CIMI) alle comunità missionarie
in Italia nel contesto del corrente clima sociale politico
culturale in relazione ai migranti.
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Siamo
missionari/e, cioè, migranti.
Abbiamo passato buona parte delle nostra vita altrove,
da ‘stranieri’. Come tali ci siamo sentiti
accolti, amati, e abbiamo convissuto esperienze esaltanti
di incontro, scambio ed arricchimento. Nei giorni di
guerra e conflitti alcuni/e di noi sono stati protetti
e salvati da coloro che ci “ospitavano”.
Conosciamo per esperienza la ‘debolezza’
di trovarsi in un Paese ‘straniero’. Quegli
anni e quei volti e quelle speranze ci hanno resi più
attenti e vulnerabili; ci hanno aperto gli occhi sulla
realtà del nostro mondo; ci hanno trasformati!
Come missionari/e siamo profondamente feriti da quanto
sta accadendo nella nostra terra, rispetto ai migranti.
Ci preoccupa il ‘virus’ che gradualmente
sta infettando non solo parte della nostra società,
ma, purtroppo, anche porzioni delle nostre stesse comunità
missionarie! Un ‘virus’ che spinge a considerare
immigrati, Rom, i “senza documenti”, come
gente che ruba, violenta, diventa ‘il nemico'
che minaccia la nostra sicurezza.
Come missionari/e siamo profondamente indignati perché
persuasi che ogni attentato perpetrato alla dignità
della persona si afferma come radicale negazione di
un comune progetto di umanità che insieme abbiamo
la responsabilità di costruire.
La ‘criminalizzazione’ dei migranti e il
conseguente tentativo di farne il ‘capro espiatorio’
per una crisi sociale che ha ben altre radici, ci amareggia
e ci spinge a dissentire dallo ‘spirito’
che sembra prevalere nella società.
Ci sembra di riconoscere lo stesso ‘virus’
che ha coinvolto, attraverso il crescente ricorso alla
violenza e alla logica della competizione e della manipolazione
mediatico-politica, il nostro tessuto sociale, minandone
le difese ‘civili’.
Come cittadini, ci preoccupa il rinnegamento dei valori
portanti di una Costituzione con la quale ci identifichiamo
e che, seppur faticosamente, ha offerto negli anni spunti
e prospettive di solidarietà e civile convivenza.
Come discepoli di Cristo, rimaniamo sconcertati nel
constatare come episodi di intolleranza, giustizia sommaria,
discriminazione ed esclusione abbiano potuto trovare
terreno fertile anche in varie comunità cristiane.
Questi fatti gettano una luce particolarmente inquietante
sul tipo di Vangelo e di ‘evangelizzazione’
che in tutti questi anni la Chiesa, cui apparteniamo
e di cui siamo espressione, ha proclamato e testimoniato.
Siamo infatti persuasi che il ‘virus’ di
cui sopra deve essere combattuto anche attraverso la
nostra predicazione, l’accoglienza evangelica
e la testimonianza quotidiana di ospitalità.
Vogliamo esprimere solidarietà e vicinanza ai
nostri fratelli e sorelle migranti assicurando loro
che non saranno mai soli in questo viaggio di speranza
comune.
Invitiamo le nostre comunità missionarie e quanti/e
hanno a cuore la dignità della persona e i valori
del Vangelo a contrastare in ogni modo la logica violenta
dell’esclusione e della criminalizzazione dei
migranti. Mettiamoci insieme per continuare a creare
spazi di ospitalità e di dialogo, che soli assicureranno
il germoglio di un futuro più umano per tutti.
Il futuro della nostra società è legato
ai nostri cuori aperti e ospitali.
Mai senza l’altro!
Commissione Giustizia e Pace
Conferenza Istituti Missionari in Italia
Limone sul Garda,
27 Maggio 2008
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20
giugno 2008
Giornata Mondiale del Rifugiato
11
milioni di rifugiati e 26 milioni di sfollati interni;
torna a crescere il numero delle persone in fuga dalla
propria casa o dal proprio Paese |
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New
York (Agenzia Fides)
Si
celebra il 20 giugno la Giornata mondiale dei rifugiati,
indetta dalle Nazioni Unite. La ricorrenza coincide
con un momento particolarmente delicato per le condizioni
di milioni di profughi, sfollati e rifugiati in tutto
il mondo, e con un incremento del numero di persone
coinvolte dopo alcuni anni di relativa stabilità.
E' quanto emerge dal rapporto "Global trends"
diffuso per l'occasione dall'Alto Commissariato delle
Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR, United Nations
High Commissioner Refugees).
I nuovi dati mostrano come, alla fine del 2007, vi fossero
11,4 milioni di rifugiati al di fuori dei loro paesi
d'origine e 26 milioni di sfollati interni, fuggiti
a guerre o persecuzioni, di cui 13,7 milioni assistiti
dall'UNHCR. Dopo un quinquennio, dal 2001 al 2005, in
cui il numero di rifugiati è calato, negli ultimi
due anni è stato registrato un aumento. In ragione
di questa inversione di tendenza negativa, António
Guterres, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i
Rifugiati, ha manifestato nei giorni scorsi la preoccupazione
delle Nazioni Unite per una situazione che tende nuovamente
a diventare critica.
Fra le aree del mondo che hanno causato un inasprimento
del problema rifugiati ci sono Iraq e Afghanistan, dove
i conflitti in corso da anni inducono alla fuga una
parte crescente della popolazione. Fra i problemi messi
in luce dall'Alto Commissario delle Nazioni Unite, ci
sono alcune emergenze globali che hanno un'influenza
diretta sugli spostamenti di grandi masse di persone.
In questo senso i fattori che contribuiscono al deteriorarsi
del problema sono numerosi e s'intrecciano fra loro:
i conflitti nei punti caldi del pianeta, la mancanza
di democrazia in molti paesi, il drammatico rialzo dei
prezzi dei generi alimentari che ha colpito maggiormente
i più poveri e sta generando instabilità
in molte zone e, infine, il deteriorarsi dell'ambiente
a causa dei cambiamenti climatici, che, a sua volta,
porta ad una maggiore competizione per risorse sempre
più scarse.
Dai nuovi dati messi a disposizione dalle Nazioni Unite
emerge come gli afgani (di cui circa 3 milioni sono
ancora rifugiati, la maggior parte in Pakistan ed in
Iran) e gli iracheni (circa 2 milioni dei quali sono
fuggiti dal paese, perlopiù in Siria ed in Giordania)
costituiscano quasi la metà del numero totale
di rifugiati di
cui si occupava l'UNHCR alla fine del 2007. I gruppi
più numerosi dopo gli afgani e gli iracheni sono
i colombiani (552mila persone che si trovano in una
situazione simile a quella dei rifugiati pur non essendo
tutti tecnicamente tali), i sudanesi (523mila) ed i
somali (457mila).
L'aumento del numero di rifugiati nel 2007 rispetto
all'anno precedente è dovuto in gran parte alle
difficili condizioni di sicurezza in Iraq. I primi paesi
d'asilo dei rifugiati nel 2007 sono stati il Pakistan,
la Siria, l'Iran, la Germania e la Giordania. Tra gli
sfollati, il primo gruppo è costituito dai colombiani
(fino a 3 milioni di sfollati interni secondo la Corte
costituzionale colombiana), seguiti dagli iracheni (2,4
milioni), dai cittadini della Repubblica Democratica
del Congo (1,3 milioni), dagli ugandesi (1,2 milioni)
e dai somali (un milione di sfollati). Il numero totale
di sfollati assistiti dall'UNHCR in 23 paesi è
di 13,7 milioni.
L'anno scorso sono state presentate 647.200 domande
individuali d'asilo o per il
riconoscimento dello status di rifugiato ai governi
o agli uffici UNHCR presenti in 154
paesi. L'aumento rispetto al 2006 - il primo da quattro
anni a questa parte - è stato del 5% ed è
dovuto, secondo il Rapporto, al numero considerevole
di iracheni che hanno cercato asilo in Europa. I primi
paesi d'origine dei richiedenti asilo nel mondo nel
2007 sono stati l'Iraq (52mila domande inoltrate), la
Somalia (46.100), l'Eritrea (36mila), la Colombia (23.200),
la Federazione Russa (21.800), l'Etiopia (21.600) e
lo Zimbabwe (20.700). Per quanto riguarda, invece, i
paesi dove sono state presentate le domande d'asilo,
ai primi posti nel 2007 si trovavano gli Stati Uniti
d'America, il Sudafrica, la Svezia, la Francia, il Regno
Unito, il Canada e la Grecia. Il Rapporto nota con preoccupazione
che i tassi di riconoscimento dello status di rifugiato
variano in maniera significativa tra i diversi paesi
d'asilo.
I
rifugiati, questione ancora irrisolta
La maggior parte dei rifugiati è ospitata nelle
regioni del pianeta da dove provengono, e non nei paesi
industrializzati. Circa 731mila rifugiati sono potuti
tornare a casa usufruendo di programmi di rimpatrio
volontario nel 2007. Le maggiori operazioni hanno visto
coinvolti i rifugiati provenienti dall'Afghanistan (374mila
rientri nel 2007), dal Sudan meridionale (130.700),
dalla Repubblica Democratica del Congo (60mila), dall'Iraq
(45.400) e dalla Liberia (44.400). Nel corso del 2007,
inoltre, circa 2,1 milioni di sfollati interni hanno
fatto ritorno nelle zone d'origine.
Calano gli apolidi - L'anno scorso sono diminuiti gli
apolidi. Circa tre milioni di persone che fino al 2006
erano state considerate senza nazionalità ne
hanno acquistata una nel 2007, perlopiù grazie
a modifiche alla legislazione in
Nepal, che hanno portato allo regolarizzazione di circa
2,6 milioni di persone, ed in Bangladesh.
Si stima che vi siano circa 12 milioni di apolidi in
tutto il mondo, ma i dati non sono in alcun modo esaustivi.
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IL
PACCHETTO SICUREZZA del Governo Berlusconi
Alcune
riflessioni di P. Lorenzo Prencipe, Direttore del CSER
- Centro Studi Emigrazioni Roma |
Sicurezza
e immigrazione: un legame pericoloso
Tonnellate
di immondizia, centinaia di morti bianche sul lavoro,
pirati della strada che falciano pedoni e fuggono, rom
che improvvisamente si mettono a rubare bambini, assalti
e distruzioni di campi rom da parte di onesti cittadini
in rivolta contro i “ladri di bambini”,
ronde padane o democratiche a caccia di delinquenti,
zingari, rom, rumeni, immigrati clandestini…
Ma,
cosa sta capitando all’Italia e agli italiani?
E’ la domanda che accompagna le immagini televisive,
gli articoli di giornali, i dibattiti pubblici e privati,
le scelte politiche degli ultimi mesi.
>>>Leggi
tutto<<<
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30
Maggio 2008 - Xenofobia in Sud Africa
Scalabrini Centre:
oasi sicura per i rifugiati di Cape Town
di Sergio Carciotto, operatore ASCS
a Cape Town |
“Negli
ultimi anni il Sudafrica è diventato sempre più
xenofobo, con una larga percentuale di sudafricani che
percepiscono gli stranieri, soprattutto quasi esclusivamente
gli stranieri neri, come una diretta minaccia al loro
benessere economico futuro”. Così citava
una ricerca condotta nel 1998 in Sudafrica da Human
Right Watch, l’organizzazione internazionale che
controlla il rispetto dei diritti umani. Durante questi
dieci anni molto poco è stato fatto dalle autorità
del Paese per cercare di favorire l’integrazione
dei cittadini stranieri e creare una cultura dell’ospitalità
e del rispetto reciproco.
Gli episodi di violenza a danno di immigrati, in particolare
somali, si sono susseguiti e intensificati nel corso
degli anni e hanno prodotto una lunga scia di morte
e di dolore.
L’11 maggio 2008 ad Alexandra, una Township nei
pressi di Johannesburg, la comunità locale è
insorta contro gli immigrati stranieri, in particolare
mozambicani e zimbabweani, mettendo a ferro e fuoco
i negozi e le attività commerciali gestiti da
stranieri. Gli episodi di intolleranza si sono poi moltiplicati
rapidamente fino a provocare oltre 40 morti e centinaia
di feriti.
Di colpo il Paese è piombato in una spirale di
violenza xenofoba senza precedenti e che ha riportato
alla mente le tristi immagini di guerriglia urbana,
note durante i tempi dell’Aparthaid.
I fatti avvenuti a Johannesburg hanno rappresentato
il culmine della esasperazione per migliaia di sudafricani
che ogni giorno lottano per sopravvire alla straziante
povertà che avvolge la popolazione nera degli
insediamenti informali situati a ridosso delle aree
urbane.
L’ondata di violenza si è poi diffusa rapidamente
il tutto il Paese ed ha raggiunto in breve tempo anche
Cape Town, dove gli abitanti delle township si sono
sollevati contro i numerosi residenti starnieri, costringendo
questi ultimi ad abbandonare le proprie case e a fuggire
in cerca di protezione.
In poche ore il numero degli sfollati è cresciuto
in maniera vertiginosa, provocando panico e agitazione
anche in coloro che non sono stati direttamente coinvolti
nelle violenze e negli scontri.
Venerdì 23 maggio decine di rifugiati impauriti
hanno bussato alle porte dello Scalabrini Centre, cercando
ospitalità presso il nostro centro. Di colpo
sembrava di essere ritornati al tempo delle persecuzioni
contro gli ebrei.
La Hall del nostro centro per una notte è diventata
sicuro rifugio per uomini, donne e bambini, terrorizzati
da questa ondata di orrore e xenofobia.
In poche ore tutti ci siamo trovati ad affrontare una
vera e propria emergenza umanitaria. Gli aiuti sono
stati pronti e tempestivi e tutta la società
civile ha dato una grande risposta di solidarità
e gran cuore. Le chiese hanno aperto le porte a migliaia
di rifugiati e tutti i cittadini, in diversa misura,
hanno offerto supporto e aiuto.
Gli oltre 20.000 sfollati sono stati per lo più
sistemati presso alcuni campi situati in zone remote
della città, lontani dalle proprie comunità
e dal proprio lavoro.
A distanza di una settimana la situazione rimane ancora
critica e con molta probabilità i campi non potranno
essere chiusi prima di 6-8 settimane.
La priorità in questo momento è quella
di creare le condizioni per favorire il reinserimento
dei cittadini stranieri nelle proprie comunità
e creare i presupposti per una pacifica convivenza e
per una reale integrazione.
Spazio dunque al dialogo, al confronto tra le parti,
e soprattutto alla costruzione di un tessuto sociale
in cui possano convivere le diverse culture.
Autorità, ONG, esponenti politici e società
civile, sono tutti chiamati, ora più che mai,
a svolgere un ruolo di primaria importanza.
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Maggio
2008
I rifugiati sfollati del Sud Africa
di Giulia Treves, operatrice ASCS
a Cape Town
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Nei mesi
precendenti sono aumenti gli attacchi contro gli stranieri,
sia nella zona di Jo’burg che in quella Cape Town.
Di fatto sono – purtroppo - ne’ una novita’,
ne’ una rarita’... In passato i piu’
colpiti sono stati sempre i somali. Si tratta di una comunita’
molto chiusa che pero’ eccelle dal punto di vista
imprenditoriale e commerciale: negli anni hanno costruito
tanti negozi, fanno affari suscitando l’invidia
di tanti...
Perche’ in fondo la xenofobia sudafricana e’
dovuta in gran parte a questo... La popolazione nera,
nella zona di Cape Town l’etnia dei Xhosa, e’
stata ovviamente la piu’ penalizzata durante il
periodo dell’apartheid. 15 anni dopo la “liberazione”
e l’avvio della “democrazia” gran parte
della gente si trova ancora con niente. Vive nelle township
dove regna la criminalita’ e l’impunita’.
Da qualche anno queste persone assistono
all’afflusso dei rifugiati – neri come loro,
a volte disperati come loro, ma come ben sapete, non
sono mai i piu’ poveri a migrare... Per organizzare
un viaggio dal Burundi fino a Cape Town (fate il conto
dei chilometri sulla cartina geografica) non si puo’
essere proprio uno sprovveduto... anche se non va dimenticato
che la gente a volte cammina...
In piu’ questi rifugiati provengono da paesi dove
hanno potuto accedere ai servizi dello stato, al sistema
educativo, a una professione....
Il mercato di lavoro sudafricano avra’ anche il
40% di disoccupati ma allo stesso tempo scarseggiano
dottori, infermieri, ingenieri, insegnanti, ect... e
pertanto le qualifiche dei rifugiati sono richieste.
Tutto questo e’ per inquadrare
la”xenofobia”, ovviamente non per giustificarla.
Perche’ la miseria non potra’ mai giustificare
l’uccisione di oltre 40 rifugiati nelle township
di Jo’burg...mozambicani e zimbabwani, trascinati
fuori dalle case, picchiati, legati e bruciati vivi.
Donne e bambini insultati, donne stuprate solo perche’
straniere...
La gente scappa... 15.000 mozambicani sono gia’
rientrati in patria... altri rifugiati sono fuggiti
in Botswana, gli zimbabwani cercano di tornare a casa,
anche se ad aspettarli c’e’ il nulla e i
militanti del ZANU-PF pronti con i manganelli...
Sapevamo che l’ondata di violenza si sarebbe estesa
anche a Cape Town... anche se qui ha acquistato connotati
un po’ diversi...
Si’, hanno attaccato i rifugiati, ma soprattutto
hanno saccheggiato le loro case... piu’ che xenophobia
si tratta di anarchia e criminalita’...
Al momento abbiamo circa 20.000 sfollati
nell’area di Cape Town. Sono alloggiati in chiese,
locali dei diversi comuni, e nei primi campi profughi
che il Sud Africa ha allestito. Peccato che questi campi
si trovano nelle holiday resort dei turisti in luoghi
lontani dal centro della citta’ (e dai posti di
lavoro di tanti di questi rifugiati).
Oggi abbiamo ricevuto notizia che (in un campo allestito
del governo!!) c’erano 4 volontari ad assistere
600 rifugiati...
Se i capetowniani hanno dimostrato tanta
solidarieta’, il governo e le sue istituzioni
hanno dimostrato le solite difficolta’ organizzative...
D’altronde chi si poteva aspettare grandi risposte
da un governo che ha assistito senza fare nulla al peggiornamento
della situazione nei mesi precedenti, anzi parlando
degli stranieri in termini di illegali e persone indocumentate...
ma questo discorso vi suonera’ molto familiare...
Che altro vi posso dire... adesso si
sta affrontando l’emergenza... e tutto sommato
va anche abbastanza bene. Il futuro invece? Tutto da
vedere... migliaia di persone che hanno perso tutto,
casa, lavoro, risparmi... bambini che non vanno a scuola...
persone spaventate, costrette a rivivere esperienze
di questo tipo...
Le prossime settimane saranno cruciali
per capire se c’e’ una via per tornare a
una qualche forma di “normalita’”
e vita dignitosa...
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