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NEWS
Dicembre 2008: Mediterraneo
ANCORA MORTE E ABUSI ALLE FRONTIERE MARITTIME
a cura di Fulvio Vassallo Paleologo

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NEWS
24 novembre 2008: Cape Town - Sud Africa
Scalabrini Centre promuove il processo di reinserimento dei rifugiati vittime degli attacchi xenofobi

Dopo quasi sei mesi dall’inizio della violenza xenofoba che ha provocato migliaia di sfollati in tutto il Sudafrica, numerosi rifugiati a Cape Town vivono ancora confinati nei campi allestiti dalle autorita’ locali, senza una chiara prospettiva di reinserimento nelle comunita’.
A fine Ottobre il Governo ha dichiarato cessata l’emergenza umanitaria e intimato a tutti i rifugiati di ritornare nelle comunita’ di provenienza o di ricollarsi in altre zone della citta’. Per facilitare questo processo le Nazioni Unite hanno stanziato dei fondi da distribuire a coloro, che ancora residenti nei campi, avessero manifestato una precisa volonta’ di reinserimento.
Il governo sudafricano in tutti questi mesi non e’ stato in grado di sviluppare alcuna chiara strategia di reinserimento di lungo termine e pertanto non appare chiaro in quali condizioni i rifugiati possano reinserirsi nel tessuto sociale.
Molte delle Township e delle zone dove i rifugiti risiedevano prima della crisi non sono ancora sicure e per tutti coloro i quali hanno perso casa, lavoro e sicurezze, le prospettive sembrano ancora piu’ limitate.
Durante il mese di Settembre 2008 l’ ONG inglese Oxfam ha deciso di finanziare alcuni progetti di reinserimento sviluppati in partnership con diverse ONG locali.
Questi progetti sono stati contemporaneamente portati avanti in tre diverse localita’del Paese, Johannesburg, Durban e Citta’ del Capo. Si tratta di progetti pilota volti a definire un preciso modello di reinserimento per i rifugiati vittime degli attacchi xenofobi, da sottoporre in seguito alle autorita’ ed eventualmente da adottare nel caso si ripresenti una crisi umanitaria di simile portata.
Lo Scalabrini Centre e’ stato scelto come partner locale per la Citta’ di Cape Town, dopo una lunga consultazione tra i diversi leaders dei rifugiati presenti nei campi, i quali hanno manifestato la precisa volonta’ di lavorare con Scalabrini a fronte del buon lavoro svolto dal centro in tutti qusti anni a favore dei rifugiati di Cape Town.
Cio’ ha rappresentato per tutti noi un attestato di stima e di fiducia da parte della comunita’ dei rifugiati che ha riconoscito al centro non solo quanto di buono fatto durante i primi giorni della crisi, ma anche le attivita’ portate avanti in precedenza.
Il progetto finanziato da Oxfam prevede di reinserire nel tessuto sociale 35 famiglie di diversa nazionalita’, selezionate attraverso la leadership dei rifugiati nel rispetto generale di alcuni criteri tra cui il livello di istruzione, la vulnerabilita’ dei soggetti e l’attenzione al genere.
Dopo aver definito la lista dei beneficiari, il progetto ne prevede il reinserimento in area della citta’ ritenute sicure.
La sfida piu’ grande e’ quella rappresentata dal riuscire a trovare un impiego stabile per questo gruppo di persone, in modo da rendere l’intero progetto sostenibile nel lungo periodo. Il progetto prevede inoltre di assicurare l’iscrizione a scuola per tutti i 22 minori coinvolti.
Per cercare di favorire l’integrazione tra le comunita’ locali e i rifugiati si e’ inoltre deciso che tutti i beneficiari del progetto, nel corso dei tre mesi previsti per la durata del progetto, svolgano un certo numero di ore di attivita’ di volontariato presso le comunita’ di residenza.
Dopo circa due mesi dall’inizio del progetto tutti i beneficiari hanno trovato una sistemazione sicura e alcuni di loro hanno trovato impiego o hanno avuto la possibilita’ di sviluppare piccoli business nel settore inoformale.
Risulta evidente come nonostante la limitata portata del progetto, i potenziali benefici per gli individui coinvolti e per le comunita’ di appartenenza siano notevoli.
La buona riuscita del progetto e l’analisi dei risultati ottenuti potranno rappresentare un’utile linea guida per lo sviluppo di progetti di integrazione duraturi e sostenibili.

Sergio Carciotto
Operatore ASCS, Cape Town


NEWS
17
-18-19 Ottobre 2008: Laici Scalabriniani
A Ciampino l'assemblea Afro-Europea

“Il tempo della paura che vede l’immigrazione strumentalizzata e disegnata come uno dei fenomeni più preoccupanti dell’Italia, disegnato al fine di ottenere consensi, aggrava il divario esistente tra la realtà e la sua rappresentazione e rischia di compromettere i passi compiuti dall’Italia in questi ultimi 15 anni verso l’integrazione”.
E’ questo uno dei temi posti al centro delle riflessioni e delle linee programmatiche tracciate dall’Organismo SAEL dei Missionari Scalabriniani riuniti in Assemblea a Ciampino il 17-18-19 ottobre 2008 scorsi.

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News Ottobre 2008: SCUOLA E IMMIGRAZIONE
Campagna Légalité
Con la presentazione e la raccolta firme di questo documento si apre la Campagna Legalitè, la nostra Campagna per un governo moderno e democratico dell´immigrazione

Come tutti hanno potuto apprendere dagli organi di informazione, la Camera dei Deputati ha approvato all´interno del Pacchetto sulla Scuola, una mozione voluta dalla Lega Nord con cui si impegna il Governo a "rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, favorendo il loro ingresso, previo superamento di test e specifiche prove di valutazione".

Non deve ingannare la prosa moderata e quasi burocratica della mozione; ciò che non si può nascondere è che si intende ricreare il sistema di classi differenziate che erano state abolite nella scuola italiana dopo anni di battaglie sociali per la civilizzazione dell´insegnamento.

Siamo atterriti nel constatare che con una sola legge si spazzano via decenni di lavoro che migliaia di insegnanti e di genitori hanno fatto verso i ragazzi per educarli al rispetto della donna e dell´uomo «senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».
Noi sappiamo che esiste nella scuola italiana, ma anche europea, un problema di non appiattire il merito per un falso egualitarismo: per questo abbiamo anche noi appreso con preoccupazione dei tagli negli stanziamenti alla scuola, della riduzione degli insegnanti di sostegno, del drastico ridimensionamento delle attività post ordinarie e pomeridiane, dove poter e dover far recuperare chi deve, senza penalizzare chi merita.
Tagliare risorse e differenziare chi ha difficoltà non è la ricerca del merito, ma il sogno di una società dei forti, degli intelligenti, dei bianchi, dei nati bene, contro tutto il resto del mondo. Una sorta di turbo-liberismo applicato all´uomo.

Succede quando l´uomo non rappresenta più il fine della politica ma il mezzo per raggiungere fini particolari.
Succede quando l´uomo, la donna, le comunità sono consumatori e non cittadini, quando l´uguaglianza viene raccontata come un freno allo sviluppo e al benessere. Eppure ciò che sta sconvolgendo il mondo dovrebbe suggerire prudenza e riflessione.
Il provvedimento passa ora al Senato e ai Senatori della maggioranza e dell´opposizione rivolgiamo lo stesso appello: se mantenuta, si tratta di una decisione sbagliata, politicamente grave, umanamente piena di implicazioni negative.
Essa sfigura la storia politica di questo Paese e fa male alla destra e alla sinistra: perché la destra che ricordiamo noi è quella della legalità, ordine e unità nazionale, questo provvedimento riguarda oggi gli immigrati, ma ci anticipa l´odio per ogni diversità, per ogni extra-territorialità, anche quelle regionali, provinciali, addirittura rionali. La sinistra a sua volta non deve negare l´esistenza del problema, ma proporre un´altra soluzione che noi indichiamo nel ripensamento quasi per intero dei tagli alla scuola, non solo perché mettono in questione molti e gravi aspetti legati al lavoro e all´istruzione, ma perché significano la dispersione dei saperi e di esperienze che molti insegnanti hanno cumulato in lunghi anni in cui la scuola è diventata multietnica e pluriculturale.

Auspichiamo infine che, a partire da legge sulla scuola, si inizi a guardare al futuro della società italiana come una comunità moderna e plurale che va governata e alla quale non si può permettere un impensabile ritorno al passato.

Per aderire al presente appello invia una mail a associazione@nessunluogoelontano.it


N.B. Le firme che raccogliamo saranno inviate al Senato, unitamente al presente appello.
Preghiamo tutti di firmare e far firmare e, se possibile, di dare il massimo risalto all´iniziativa, anche sui propri siti web.

Fonte: Ufficio Stampa, Ass. Nessun Luogo è Lontano


News Ottobre 2008: IMMIGRAZIONE
Diseguali tra i banchi di scuola

Il Pacchetto Scuola fa ancora parlare di sé: ieri è stata approvata una mozione voluta dalla Lega che prevede l´istituzione di classi separate destinate agli studenti stranieri che non superano il test di ammissione nelle scuole, le cosiddette "classi ponte" per l´apprendimento della lingua italiana.

Un provvedimento che seppure formulato con "parole civili" racchiude in sé gravi elementi di pericolosità. Non si tratta, infatti, solo di discriminazione, razzismo e xenofobia, ma di avvallare e formalizzare diversità di partenza - partendo dai minori - aggravando il disagio e acuendo le diseguaglianze.

Bisogna investire sull´insegnamento della lingua italiana per le nuove generazioni straniere e nell´inserimento di queste nella scuola, senza creare, però, "ghetti" e garantendo pari opportunità di accesso e formazione.

Sempre più spesso si attuano politiche demagogiche che non vedono più la persona umana come fine ultimo ma come strumento, tappa per la realizzazione di un progetto "particolare", con inevitabili ripercussioni per l´intera comunità dei cittadini, indipendentemente dalla nazionalità.


Fonte: Ufficio Stampa, Ass. Nessun Luogo è Lontano


News Ottobre 2008: IMMIGRAZIONE
Immigrati, ostaggi della politica: la separazione come nuova forma di integrazione

Da quando Berlusconi e la Lega hanno vinto le elezioni e si sono insediati nelle stanze del potere assistiamo, spesso increduli, ad una escalation di dichiarazioni ad effetto e di decisioni improvvide che, frequentemente, riguardano gli immigrati e gli stranieri.
Si è cominciato con la dichiarazione di guerra, senza esclusione di colpi, contro gli “immigrati (tutti) delinquenti”, i mendicanti, gli accattoni, i romeni e i rom.
I conseguenti decreti sicurezza hanno legalizzato il tutto.

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Fonte CSER - Centro Studio Emigrazione Roma


News Ottobre 2008: IMMIGRAZIONE,
RADDOPPIATI GLI SBARCHI SULLE COSTE ITALIANE

Secondo il Ministero dell’Interno sarebbero 15,4 mila le persone “irregolarmente sbarcate” sulle coste italiane nei primi sette mesi dell’anno. Il doppio rispetto al 2007, anno in cui nello stesso periodo se ne contavano 8,3 mila. Entro la fine del 2008 i migranti in entrata non documentata via mare potrebbero raggiungere le 37mila unità, contro le 20mila del 2007.

Finora il 94% degli sbarchi è avvenuto in Sicilia (contro l’87% nei primi sette mesi del 2007), il 5% in Sardegna e solamente l’1% in Calabria. Se per ipotesi di studio tutte queste persone non venissero rimpatriate, l’impatto numerico previsto di circa 37mila unità inciderebbe per il 5-6% in aumento sugli irregolari in Italia già presenti al 1° gennaio 2008, e per meno dell’1% sulla popolazione straniera complessiva pure già sul territorio.


News Ottobre 2008: IMMIGRAZIONE,
IDENTIKIT DEGLI IMMIGRATI CINESI

Secondo i più recenti dati anagrafici di fonte Istat, sono 145mila i cinesi regolarmente residenti in Italia al 1° gennaio 2007 (a cui andrebbero sommati quantomeno metà dei 65mila irregolari valutati dall’Ismu al 1° gennaio 2008) pari al 5% della presenza straniera complessiva sul territorio nazionale. Quello proveniente dalla Cina è il quarto gruppo per numerosità dopo Albania (376mila), Marocco (343mila) e Romania (342mila).

Mediamente per ogni 400 italiani vi è un cinese residente in Italia. Donne e bambine compongono il 47% del collettivo.
Dal punto di vista territoriale, le regioni col maggior numero di cinesi residenti sono: la Lombardia (33mila), la Toscana (25mila), il Veneto (19mila) e l’Emilia Romagna (17mila). A registrare la più alta densità è invece la Toscana con una persona d’origine cinese ogni 145 italiani sul territorio (i cinesi rappresentano all’11% degli immigrati in regione).

Infine, secondo il Miur, gli alunni cinesi presenti nel sistema scolastico italiano sono stati 28mila nell’anno scolastico 2007/2008 (pari al 5% del totale degli studenti stranieri).



News Ottobre 2008: MORTI BIANCHE,
174 LE VITTIME TRA GLI STRANIERI SONO CIRCA

I dati più recenti dell’Inail hanno evidenziato per il 2007 un numero di 141mila infortuni sul lavoro a carico di stranieri in Italia (il 9% in più rispetto al 2006).
Gli incidenti mortali sono stati 174 (+4%), in media uno ogni due giorni per i soli stranieri.

La quota di stranieri coinvolti in incidenti e morti sul lavoro in Italia durante il 2007 è stata pari rispettivamente al 15,4% ed al 14,9% del totale. Gli incidenti hanno colpito soprattutto marocchini (23mila, +3% rispetto al 2006, con 23 morti), rumeni (ben 18mila, in crescita addirittura del 58% in un anno, con 41 morti sul lavoro) e albanesi (15mila, +2% rispetto al 2006, con 18 morti sul lavoro).


News Ottobre 2008: RECORD DI IRREGOLARI NEL 2008
SONO CIRCA 650MILA

Al 1° gennaio 2008 i clandestini in Italia sono almeno 650mila (conteggio al minimo). La stima della Fondazione Ismu è stata calcolata ipotizzando che il numero di irregolari al 1° gennaio 2008 sia approssimabile al 90% delle persone che ad aprile hanno presentato domanda per il decreto-flussi 2007.
Tra i principali gruppi nazionali si evidenzierebbero quote di irregolarità particolarmente alte per i bangladeshi (52%), boliviani (42%), pakistani (39%), indiani (37%), moldovi (34%), srilankesi (29%), cinesi (28%), ghanesi e egiziani (25%), ucraini, marocchini e senegalesi (23%).

Bassi tassi di irregolarità si registrano tra argentini, iraniani ed eritrei (3%), macedoni (6%), albanesi (8%), ecuadoriani e serbo-montenegrini (10%).


L’osservatorio sulle vittime delle migrazioni
FORTRESS EUROPE
http://fortresseurope.blogspot.com

presenta
RAPPORTO AGOSTO 2008

Più sbarchi, più stragi. Raddoppiano le vittime dell'immigrazione nel Canale di Sicilia, di pari passo con l'aumento degli arrivi. Sempre più grave il bollettino dalle frontiere europee. I migranti e rifugiati morti ad agosto alle porte dell’Ue sono almeno 270, secondo le notizie censite sulla stampa, 179 dei quali tra la Libia, Malta e l’Italia. È il bilancio più grave dall’inizio dell’anno. Vittime anche tra l’Algeria e la Sardegna (14), in Spagna (45), Iran (30), Turchia (1) e Egitto (1). Continua il viaggio di Fortress Europe attraverso il Mediterraneo. Dopo i reportage su Grecia, Israele e Turchia, dedichiamo questo rapporto mensile alla grave e poco conosciuta situazione di Cipro.

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IMMIGRAZIONE -
“We ask our right” –
La protesta dei rifugiati

742 persone, provenienti dall’Eritrea, dalla Somalia, dall’Etiopia si sono messe in marcia ieri dal Centro di Castelnuovo di Porto fino al quartiere Prati di Roma, dove hanno chiesto il riconoscimento dello status di rifugiati, che dia loro la certezza di tornare ad esistere. Le cronache di oggi, pur con la cautela di un fatto che ha stupito tutti, danno conto di questa iniziativa che non è stata una protesta, non un corteo e non certo un sit-in, visto che si sono sciroppati oltre trenta chilometri sotto una canicola che avrebbe rimbecillito i marciatori delle olimpiadi.

I resoconti appaiono dunque striminziti, in certi casi balbettanti; sappiamo che quasi tutti i giornali sono stati avvertiti della marcia quando era già iniziata e ci hanno spedito in fretta e furia i redattori disponibili, magari della redazione sportiva o quelli esperti di vela e pesca da altura. Si prevede che già domani magari se ne saprà di più e, puntualmente, leggeremo il Manifesto che cercherà di mettere il cappello sulla marcia e le pagine romane de Il Giornale che adombreranno ipotesi di una macchinazione ordita da Fassino, per convincere Casini ad allearsi col PD contro Berlusconi alle prossime elezioni regionali abruzzesi.

Mentre aspettiamo domani, vorremmo dire alcune cose oggi: quella marcia di ieri era piena di dignità e lucida disperazione, voluta da gente che non conosce la lingua, non le nostre leggi, non i nostri centri sociali e nemmeno le opinioni del ministro La Russa sulla Repubblica di Salò, ma che pur avendo attraversato i deserti africani, riesce a stupirsi del deserto civile che ha trovato da noi: la Croce Rossa a distribuire acqua e qualche funzionario degli Interni a prendere impegni generici. Stop. Non le istituzioni, non la politica, non le organizzazioni sindacali. E, quel che ci brucia come una cancrena, non noi del terzo settore. Del resto non siamo preparati: i politici sanno occuparsi di strategie tattiche, di bruni vespa, di scuole politiche estive; l’Unchr di diritti umani, ma vuole vedere il sangue, la gente che crepa di sete e di dissenteria; le associazioni umanitarie si infilano i fratini griffati solo se vedono pance gonfiate dai tumori, piorree alveolari, scabbie all’ultimo stadio, ma sui di diritti civili sono un po’ arrugginite. Gente come noi, che si occupa di migranti, di poveri, di sofferenze del mondo, sa farlo con quella levità parrocchiale che non ci costringa mai a scegliere tra la vita e la morte del diritto, dei diritti, perché noi sappiamo che non per questa terra siamo fatti ma per un Regno che ci verrà preparato. Se su quelle t-shirt di ieri ci fosse stato scritto “pane e lavoro”, saremmo scesi in piazza, avremmo portato acqua, pane, coperte o ombrellini per il sole, ma che ne sappiamo noi di diritti civili? E’ roba da radicali…

Ecco perché la marcia di quel non popolo ha messo in evidenza che gli “invisibili” siamo noi, che non esiste un tempo per i diritti umani e uno per quelli civili e politici e che mettersi la mano in tasca ed una sul cuore spesso non basta. Ecco perché quel non popolo in marcia ricordava il popolo di Mosè e quello di Ghandi che ha cacciato gli inglesi. Il paragone non può avvenire sul piano delle proporzioni, ma su quello dei fatti sì. Gli egiziani con gli ebrei e gli inglesi con gli indiani, sapevano difendersi, reprimere e qualche volta premiare chi si vendeva loro, ma non sapevano rispondere all’aspirazione alla libertà perché essi stessi l’avevano dimenticata e dunque persero perché non seppero contrastarla.

Fabrizio Molina

PS. L’articolo è stato pubblicato sul nostro sito www.nessunluogoelontano.it,
dove vi è la possibilità di lasciare commenti e riflessioni


Fonte: Ufficio Stampa, Ass. Nessun Luogo è Lontano


FRANCIA - APPELLO A BENEDETTO XVI DEI SANS PAPIER DI PARIGI

PARIGI (Migranti-press) – Da diversi mesi gli stranieri sprovvisti di permesso di soggiorno si danno appuntamento a Parigi e in una qualche piazza si pongono in cerchio silenzioso per attirare l’attenzione del pubblico e parlare della loro triste condizione con l’eloquenza del silenzio. Così è programmato anche per il 12 settembre, dalle 18.30 alle 19.30, in prossimità della visita del Papa e del suo incontro con Sarkozy, Presidente della Repubblica e Presidente di turno dell’Unione Europea. “Il Cercle de silence - si legge in un loro appello - invita gli sprovvisti di permesso di soggiorno e quanti lottano al loro fianco a formare un cerchio in silenzio per attirare l’attenzione del Papa e di tutti gli altri rappresentanti delle religioni praticate in Francia, sulla situazione disumana cui sono ridotti dai poteri pubblici in Francia e nell’Unione Europea gli stranieri privi di permesso di soggiorno”. Il messaggio prosegue col chiedere “in nome dei valori, di cui sono portatrici le differenti religioni, di fare pressione sui poteri pubblici, ricordando ad essi che sono al servizio del benessere di tutti gli uomini”. E vengono citati i libri sacri delle varie religioni:

“Gesù nel Vangelo dei cristiani: Ho avuto fame e mi avere dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25, 35-37).

“Il Profeta nel Corano: Fare del bene ai vostri due genitori, al vicino, agli orfani, ai miseri, al vicino che sta al fianco…, allo straniero di passaggio” (Sura 4, v. 36).

“Dio nella Torah: Quando uno straniero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli farete torto. Il forestiero dimorante tra di voi lo tratterete come colui che è nato tra di voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto” (Levitino 19, 33-34).

Segue la citazione dell’articolo 13 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo:
1. Ogni persona ha il diritto di circolare liberamente e di scegliere la sua residenza all’interno di uno Stato. - 2. Ogni persona ha il diritto di lasciare qualunque paese, compreso il proprio e di far ritorno al suo paese”.

Vengono infine ricordati alcuni degli ultimi drammi da cui sono stati colpiti i sans papier: chi è stato atterrato dalle armi da fuoco della polizia, chi si è impiccato per la disperazione, chi si è gettato dalla finestra od è annegato nel tentativo di sfuggire all’espulsione.

L’appello è sottoscritto da numerose sigle di associazioni laiche e cristiane, fra le quali da Secours catholique, Réseau chrétiens-immigrés, Pastorale des migrants. L’appuntamento per il “Cerchio del silenzio” è davanti alla Chiesa Saint Bernard, ben conosciuta per essere stata la prima chiesa ad essere occupata dai richiedenti un permesso di soggiorno. La chiesa da qualche settimana è stata affidata ai missionari scalabriniani perché ne facciano un centro di pastorale intercomunitaria.



IMMIGRAZIONE - Il governo dichiara lo stato di emergenza nazionale

25 luglio 2008 - Apprendiamo, in queste ore, la notizia del gravissimo provvedimento approvato dal Consiglio dei Ministri che ha dichiarato lo stato di emergenza su tutto il territorio
nazionale per "il persistente ed eccezionale afflusso di extracomunitari".

Fonte: Ufficio Stampa, Ass. Nessun Luogo è Lontano

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MIGRAZIONI, RAPPORTO GIUGNO 2008 - Almeno 185 morti alle frontiere Ue, di cui 173 solo nel Canale di Sicilia.

Vittime anche alle Canarie, nel porto di Venezia e in Turchia, dove un cittadino somalo è stato ucciso da un proiettile durante una protesta in un campo di detenzione. E gli spari della polizia hanno ucciso anche tre profughi lungo il confine egiziano con Israele. Una delle vittime è una bambina sudanese di sette anni. Quella del Sinai si conferma la nuova rotta dei rifugiati eritrei e sudanesi, che alle carceri libiche e alla morte in mare preferiscono lo Stato ebraico.


Luglio 2008 - Nuova direttiva dell’Unione Europea
sul ‘ritorno’: ancora una volta si dimentica la reciprocità
di P. Leonir Chiarello, MIssionario Scalabriniano

Fonte Scalabrini International Migration Network Journal

In questi giorni sta discutendo la messa in vigore di certi strumenti legislativi volti a organizzare e armonizzare, con una serie di direttive, la politica migratoria dei suoi stati membri. Le direttive sono strumenti legislativi privi di applicazione diretta, che, per avere valore giuridico, devono poi essere implementate attraverso le legislazioni nazionali degli stati membri. Lo scopo di queste direttive è di armonizzare certi aspetti della politica e dei procedimenti che regolano un campo specifico, in questo caso, la migrazione. Il 18 giugno scorso il parlamento europeo ha approvato in prima lettura la prima di queste iniziative1, quella conosciuta come “Direttiva Ritorno.” In essa, ciò che ha causato maggior scalpore nei media, troviamo l’introduzione di principi per equiparare in tutti gli stati membri dell’Unione i procedimenti di detenzione e espulsione degli immigranti ‘senza documenti.’ Allo stesso tempo, la direttiva contiene elementi suscettibili d’interpretazioni discrezionali da parte dei vari governi. Questi elementi potrebbero essere interpretati secondo politiche restrittive e discriminatorie verso i migranti che non hanno specializzazioni lavorative o che provengono da paesi poveri. In molti casi, per lo meno a livello ufficiale, si parla eufemisticamente di tale direttiva come di uno strumento che spinge e incoraggia il ritorno ‘volontario’ degli immigrati irregolari. In realtà alla detenzione di un immigrato irregolare segue un periodo in cui lo Stato può decidere la sua regolarizzazione o la sua deportazione. Quando è scelta la deportazione o l’espulsione, il migrante ha trenta giorni per decidere se ritornare al proprio paese ‘volontariamente’ o meno. Nel caso questi non accetti, lo Stato può tenerlo in carcere per un periodo di sei mesi, che possono essere estesi fino a altri dodici (per un massimo di diciotto). La direttiva, inoltre, stabilisce le condizioni per un eventuale ritorno al paese d’espulsione. Tutti gli stati membri devono rispettare questi principi come i minimi applicabili, potendo introdurre, nell’applicazione di questa direttiva attraverso le legislazioni nazionali, condizioni più favorevoli ai migranti, ma non più restrittive. Uno dei rischi che corre l’Europa con questa legislazione, è quello di essere percepita come ingrata verso i paesi che storicamente avevano accolto gli immigrati europei quando questi si trovavano nel bisogno. Allo stesso tempo, esiste anche il rischio di interpretare la messa in vigore di tale direttiva come una scelta politica di ‘criminalizzazione’ dei migranti per il fatto di non essere in regola con un regolamento amministrativo che restringe e discrimina l’ingresso degli stranieri nel territorio europeo. Inoltre, questa direttiva può essere considerata come un’altra manifestazione della contraddizione con la quale vengono definite e implementate le politiche e le relazioni internazionali: da un lato si abbattono le frontiere per facilitare il flusso di beni e di capitali, dall’altro si costruiscono mura geografiche, legali e politiche per frenare le circolazione delle persone e dei servizi. In questo modo, i paesi europei non stanno forse confermando la tendenza a mantenere l’asimmetria economica internazionale imposta dai paesi sviluppati verso quelli in via di sviluppo? Questa contraddizione delle politiche di governo può dar adito a forme di razzismo, disparità, xenofobia e a altre forme di discriminazione verso i migranti. Una politica migratoria adeguata deve sempre fondarsi su principi di promozione e di rispetto incondizionato della dignità e dei diritti umani dei migranti e dei loro famigliari; il rigetto della discriminazione, l’uguaglianza dei diritti, la non criminalizzazione dei migranti e la promozione dello sviluppo integrale di tutte le persone in tutte le loro dimensioni. Senza di questo viene spontanea la domanda: può essere considerata legittima una legge ingiusta? Nota: per approfondire la conoscenza della ‘Direttiva Ritorno’ e della politica migratoria dell’Unione Europea si può consultare il sito: http://europa.eu
e quello del Parlamento Europeo: http://www.europarl.europa.eu/news/public/documents_par_theme/902/default_en.htm


Luglio 2008 - UNA "VOCE VIVA" SCALABRINIANA DAL SUD AMERICA
I nostri confratelli e i laici scalabriniani del Sud America denunciano discriminazione e ingiustizia nelle politiche migratorie europee.

Scarica il documento (portoghese)


Luglio 2008 - Migrazione Internazionale in Prima Pagina dell’Agenda Mondiale
di Joseph Chamie, Direttore di Ricerca del Centro Studi Migrazione
di New York

Fonte Scalabrini International Migration Network Journal

Vi sono quattro i fattori che collocano con urgenza la migrazione mondiale nelladiscussione nazionale e internazionale. Il primo, e forse il più importante, è il fattore demografico. In genere, i paesidi accoglienza stanno attraversando una “crisi della natalità.” Con un maggiornumero di morti che di nascite, molti dei paesi di accoglienza stanno sperimentandoun rapido invecchiamento e una diminuzione della popolazione.Contemporaneamente, i paesi di emigrazione, specialmente in Asia e in Africa,continuano a crescere rapidamente con la maggioranza della popolazione in etàgiovanile. Il secondo è il fattore economico. Con l’invecchiamento e la diminuzionedella popolazione, molte nazioni sviluppate vedono la diminuzione della forzalavoratrice, avvertono la pressione finanziaria per quanto riguarda le pensionigarantite dai governi e si trovano in difficoltà per assicurare l’assistenza sanitariadegli anziani. Inoltre, un numero di nazioni del Golfo Persico stanno contrattandonumerosi lavoratori migranti per alimentare le loro economie in crescita sotto lostimolo della ricchezza petrolifera. Allo stesso tempo, molti uomini e donne nei paesipoveri e in via di sviluppo, si trovano in difficoltà per trovare lavoro e cercanopossibilità di impiego in paesi più ricchi, specialmente in Europa e in nord America. Il terzo fattore è la cultura, un ampio settore che include etnicità, lingua,religione, abitudini e tradizioni. Diversamente dal passato, oggi gli immigranti sonospesso molto diversi culturalmente dalla società di accoglienza. Per esempio, dopola seconda guerra mondiale, molti immigrati provenivano dalle nazioni relativamentepovere dell’Europa meridionale. Oggi invece, molti immigrati, non hanno soloun’educazione inferiore e meno capacità lavorative della popolazione locale, masono anche etnicamente e culturalmente differenti, generando preoccupazioni perquanto riguarda l’integrazione, l’assimilazione e l’integrità culturale. Infine, il quarto fattore cruciale è la sicurezza nazionale. Gli eventi del 9settembre 2001 negli Stati Uniti, le bombe in Gran Bretagna, Spagna, Indonesia e inaltri paesi, assieme a vari crimini violenti commessi da immigrati e largamenteriportati dai media, hanno suscitato preoccupazione per la presenza d’immigratiinternazionali e ciò che questo può significare per la sicurezza nazionale. Diconseguenza, molti paesi hanno rafforzato la guardia dei confini, ristretto le politichemigratorie e istituite nuove procedure come fotografie e impronte digitali percontrollare chi arriva da determinati paesi. In queste circostanze, la migrazione internazionale continuerà senza dubbionel prossimo futuro a essere in prima pagina nelle discussioni nazionali einternazionali. Inoltre, sembra certo che nei prossimi anni la discussione su comemeglio gestire la migrazione internazionale diventerà sempre più controversa,divisiva e antagonista per i governi e le organizzazioni internazionali.


11 Luglio 2008 - SICUREZZA SOCIALE - DECRETO SICUREZZA
L'On. Franco Narducci, gia' ospite del Meeting
di Loreto, nel suo intervento alla camera dice
"no all'uso dell'esercito per contrastare la criminalita', sì alla valorizzazione dell'operato delle forze di polizia".
E sul processo di integrazione cita il Beato Scalabrini.

Fonte www.italiannetwork.it

L’on. Franco Narducci, intervenendo oggi in Aula sul Decreto sicurezza, ha esordito affermando che il tema dell’ordine e della sicurezza pubblica è una priorità assoluta del Partito Democratico ma ha fatto notare che approvare i provvedimenti in questione significa inviare “al mondo l’impressione di un paese che opera sotto l’effetto di una spinta xenofoba”.

Narducci ricordando l’art. 21 della Carta dei diritti dell’UE ha sottolineato che il Governo italiano farebbe bene ad “aspettare la valutazione della Commissione europea prima di procedere alla raccolta ed utilizzazione dei rilievi dattiloscopici dei Rom, compresi i minori, poiché potrebbe costituire discriminazione su base etnica”. Poi sull’uso dell’esercito in città ha aggiunto che ciò “anziché diminuire la paura l’accresce”.

“A me pare - ha proseguito Narducci - che abbiano ragione le forze di polizia quando dicono no all'uso dell'esercito per contrastare la criminalità” ; chiedendosi “come il Ministro dell’Interno sottovaluti l’impressione di una sorta di ingeneroso commissariamento delle forze di polizia che hanno conseguito brillanti risultati contro la criminalità, pagando anche un prezzo alto in termini di vittime”.

“Combattere l’immigrazione clandestina - ha incalzato l’on. Franco Narducci - significa anche combattere il lavoro nero che è sicuramente il più duro da sconfiggere, soprattutto quando è caricato indebitamente, come accade in Italia, di significati economici che fanno pensare alla sua tolleranza”.

“Il migliore deterrente contro la criminalità legata ai cittadini immigrati nel nostro Paese - ha concluso Narducci - è l’integrazione a partire dal processo di scolarizzazione e la promozione culturale e sociale come ricordava, con il suo esempio, mons.Giovanni Scalabrini”.


MAI SENZA L’ALTRO!
Lettera della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Istituti Missionari (CIMI) alle comunità missionarie in Italia nel contesto del corrente clima sociale politico culturale in relazione ai migranti.

Siamo missionari/e, cioè, migranti.
Abbiamo passato buona parte delle nostra vita altrove, da ‘stranieri’. Come tali ci siamo sentiti accolti, amati, e abbiamo convissuto esperienze esaltanti di incontro, scambio ed arricchimento. Nei giorni di guerra e conflitti alcuni/e di noi sono stati protetti e salvati da coloro che ci “ospitavano”.
Conosciamo per esperienza la ‘debolezza’ di trovarsi in un Paese ‘straniero’. Quegli anni e quei volti e quelle speranze ci hanno resi più attenti e vulnerabili; ci hanno aperto gli occhi sulla realtà del nostro mondo; ci hanno trasformati!
Come missionari/e siamo profondamente feriti da quanto sta accadendo nella nostra terra, rispetto ai migranti.
Ci preoccupa il ‘virus’ che gradualmente sta infettando non solo parte della nostra società, ma, purtroppo, anche porzioni delle nostre stesse comunità missionarie! Un ‘virus’ che spinge a considerare immigrati, Rom, i “senza documenti”, come gente che ruba, violenta, diventa ‘il nemico' che minaccia la nostra sicurezza.
Come missionari/e siamo profondamente indignati perché persuasi che ogni attentato perpetrato alla dignità della persona si afferma come radicale negazione di un comune progetto di umanità che insieme abbiamo la responsabilità di costruire.
La ‘criminalizzazione’ dei migranti e il conseguente tentativo di farne il ‘capro espiatorio’ per una crisi sociale che ha ben altre radici, ci amareggia e ci spinge a dissentire dallo ‘spirito’ che sembra prevalere nella società.
Ci sembra di riconoscere lo stesso ‘virus’ che ha coinvolto, attraverso il crescente ricorso alla violenza e alla logica della competizione e della manipolazione mediatico-politica, il nostro tessuto sociale, minandone le difese ‘civili’.
Come cittadini, ci preoccupa il rinnegamento dei valori portanti di una Costituzione con la quale ci identifichiamo e che, seppur faticosamente, ha offerto negli anni spunti e prospettive di solidarietà e civile convivenza.
Come discepoli di Cristo, rimaniamo sconcertati nel constatare come episodi di intolleranza, giustizia sommaria, discriminazione ed esclusione abbiano potuto trovare terreno fertile anche in varie comunità cristiane.
Questi fatti gettano una luce particolarmente inquietante sul tipo di Vangelo e di ‘evangelizzazione’ che in tutti questi anni la Chiesa, cui apparteniamo e di cui siamo espressione, ha proclamato e testimoniato. Siamo infatti persuasi che il ‘virus’ di cui sopra deve essere combattuto anche attraverso la nostra predicazione, l’accoglienza evangelica e la testimonianza quotidiana di ospitalità.
Vogliamo esprimere solidarietà e vicinanza ai nostri fratelli e sorelle migranti assicurando loro che non saranno mai soli in questo viaggio di speranza comune.
Invitiamo le nostre comunità missionarie e quanti/e hanno a cuore la dignità della persona e i valori del Vangelo a contrastare in ogni modo la logica violenta dell’esclusione e della criminalizzazione dei migranti. Mettiamoci insieme per continuare a creare spazi di ospitalità e di dialogo, che soli assicureranno il germoglio di un futuro più umano per tutti.
Il futuro della nostra società è legato ai nostri cuori aperti e ospitali.
Mai senza l’altro!

Commissione Giustizia e Pace
Conferenza Istituti Missionari in Italia
Limone sul Garda,
27 Maggio 2008


20 giugno 2008
Giornata Mondiale del Rifugiato
11 milioni di rifugiati e 26 milioni di sfollati interni; torna a crescere il numero delle persone in fuga dalla propria casa o dal proprio Paese

New York (Agenzia Fides)
Si celebra il 20 giugno la Giornata mondiale dei rifugiati, indetta dalle Nazioni Unite. La ricorrenza coincide con un momento particolarmente delicato per le condizioni di milioni di profughi, sfollati e rifugiati in tutto il mondo, e con un incremento del numero di persone coinvolte dopo alcuni anni di relativa stabilità.
E' quanto emerge dal rapporto "Global trends" diffuso per l'occasione dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR, United Nations High Commissioner Refugees).
I nuovi dati mostrano come, alla fine del 2007, vi fossero 11,4 milioni di rifugiati al di fuori dei loro paesi d'origine e 26 milioni di sfollati interni, fuggiti a guerre o persecuzioni, di cui 13,7 milioni assistiti dall'UNHCR. Dopo un quinquennio, dal 2001 al 2005, in cui il numero di rifugiati è calato, negli ultimi due anni è stato registrato un aumento. In ragione di questa inversione di tendenza negativa, António
Guterres, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha manifestato nei giorni scorsi la preoccupazione delle Nazioni Unite per una situazione che tende nuovamente a diventare critica.
Fra le aree del mondo che hanno causato un inasprimento del problema rifugiati ci sono Iraq e Afghanistan, dove i conflitti in corso da anni inducono alla fuga una parte crescente della popolazione. Fra i problemi messi in luce dall'Alto Commissario delle Nazioni Unite, ci sono alcune emergenze globali che hanno un'influenza diretta sugli spostamenti di grandi masse di persone. In questo senso i fattori che contribuiscono al deteriorarsi del problema sono numerosi e s'intrecciano fra loro: i conflitti nei punti caldi del pianeta, la mancanza di democrazia in molti paesi, il drammatico rialzo dei prezzi dei generi alimentari che ha colpito maggiormente i più poveri e sta generando instabilità in molte zone e, infine, il deteriorarsi dell'ambiente a causa dei cambiamenti climatici, che, a sua volta, porta ad una maggiore competizione per risorse sempre più scarse.
Dai nuovi dati messi a disposizione dalle Nazioni Unite emerge come gli afgani (di cui circa 3 milioni sono ancora rifugiati, la maggior parte in Pakistan ed in Iran) e gli iracheni (circa 2 milioni dei quali sono fuggiti dal paese, perlopiù in Siria ed in Giordania) costituiscano quasi la metà del numero totale di rifugiati di
cui si occupava l'UNHCR alla fine del 2007. I gruppi più numerosi dopo gli afgani e gli iracheni sono i colombiani (552mila persone che si trovano in una situazione simile a quella dei rifugiati pur non essendo tutti tecnicamente tali), i sudanesi (523mila) ed i somali (457mila).
L'aumento del numero di rifugiati nel 2007 rispetto all'anno precedente è dovuto in gran parte alle difficili condizioni di sicurezza in Iraq. I primi paesi d'asilo dei rifugiati nel 2007 sono stati il Pakistan, la Siria, l'Iran, la Germania e la Giordania. Tra gli sfollati, il primo gruppo è costituito dai colombiani (fino a 3 milioni di sfollati interni secondo la Corte costituzionale colombiana), seguiti dagli iracheni (2,4 milioni), dai cittadini della Repubblica Democratica del Congo (1,3 milioni), dagli ugandesi (1,2 milioni) e dai somali (un milione di sfollati). Il numero totale di sfollati assistiti dall'UNHCR in 23 paesi è di 13,7 milioni.
L'anno scorso sono state presentate 647.200 domande individuali d'asilo o per il
riconoscimento dello status di rifugiato ai governi o agli uffici UNHCR presenti in 154
paesi. L'aumento rispetto al 2006 - il primo da quattro anni a questa parte - è stato del 5% ed è dovuto, secondo il Rapporto, al numero considerevole di iracheni che hanno cercato asilo in Europa. I primi paesi d'origine dei richiedenti asilo nel mondo nel 2007 sono stati l'Iraq (52mila domande inoltrate), la Somalia (46.100), l'Eritrea (36mila), la Colombia (23.200), la Federazione Russa (21.800), l'Etiopia (21.600) e lo Zimbabwe (20.700). Per quanto riguarda, invece, i paesi dove sono state presentate le domande d'asilo, ai primi posti nel 2007 si trovavano gli Stati Uniti d'America, il Sudafrica, la Svezia, la Francia, il Regno Unito, il Canada e la Grecia. Il Rapporto nota con preoccupazione che i tassi di riconoscimento dello status di rifugiato variano in maniera significativa tra i diversi paesi d'asilo.

I rifugiati, questione ancora irrisolta
La maggior parte dei rifugiati è ospitata nelle regioni del pianeta da dove provengono, e non nei paesi industrializzati. Circa 731mila rifugiati sono potuti tornare a casa usufruendo di programmi di rimpatrio volontario nel 2007. Le maggiori operazioni hanno visto coinvolti i rifugiati provenienti dall'Afghanistan (374mila rientri nel 2007), dal Sudan meridionale (130.700), dalla Repubblica Democratica del Congo (60mila), dall'Iraq (45.400) e dalla Liberia (44.400). Nel corso del 2007, inoltre, circa 2,1 milioni di sfollati interni hanno fatto ritorno nelle zone d'origine.
Calano gli apolidi - L'anno scorso sono diminuiti gli apolidi. Circa tre milioni di persone che fino al 2006 erano state considerate senza nazionalità ne hanno acquistata una nel 2007, perlopiù grazie a modifiche alla legislazione in
Nepal, che hanno portato allo regolarizzazione di circa 2,6 milioni di persone, ed in Bangladesh.
Si stima che vi siano circa 12 milioni di apolidi in tutto il mondo, ma i dati non sono in alcun modo esaustivi.


IL PACCHETTO SICUREZZA del Governo Berlusconi
Alcune riflessioni di P. Lorenzo Prencipe, Direttore del CSER - Centro Studi Emigrazioni Roma

Sicurezza e immigrazione: un legame pericoloso

Tonnellate di immondizia, centinaia di morti bianche sul lavoro, pirati della strada che falciano pedoni e fuggono, rom che improvvisamente si mettono a rubare bambini, assalti e distruzioni di campi rom da parte di onesti cittadini in rivolta contro i “ladri di bambini”, ronde padane o democratiche a caccia di delinquenti, zingari, rom, rumeni, immigrati clandestini…

Ma, cosa sta capitando all’Italia e agli italiani? E’ la domanda che accompagna le immagini televisive, gli articoli di giornali, i dibattiti pubblici e privati, le scelte politiche degli ultimi mesi.

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30 Maggio 2008 - Xenofobia in Sud Africa
Scalabrini Centre:
oasi sicura per i rifugiati di Cape Town

di Sergio Carciotto, operatore ASCS a Cape Town

“Negli ultimi anni il Sudafrica è diventato sempre più xenofobo, con una larga percentuale di sudafricani che percepiscono gli stranieri, soprattutto quasi esclusivamente gli stranieri neri, come una diretta minaccia al loro benessere economico futuro”. Così citava una ricerca condotta nel 1998 in Sudafrica da Human Right Watch, l’organizzazione internazionale che controlla il rispetto dei diritti umani. Durante questi dieci anni molto poco è stato fatto dalle autorità del Paese per cercare di favorire l’integrazione dei cittadini stranieri e creare una cultura dell’ospitalità e del rispetto reciproco.
Gli episodi di violenza a danno di immigrati, in particolare somali, si sono susseguiti e intensificati nel corso degli anni e hanno prodotto una lunga scia di morte e di dolore.
L’11 maggio 2008 ad Alexandra, una Township nei pressi di Johannesburg, la comunità locale è insorta contro gli immigrati stranieri, in particolare mozambicani e zimbabweani, mettendo a ferro e fuoco i negozi e le attività commerciali gestiti da stranieri. Gli episodi di intolleranza si sono poi moltiplicati rapidamente fino a provocare oltre 40 morti e centinaia di feriti.
Di colpo il Paese è piombato in una spirale di violenza xenofoba senza precedenti e che ha riportato alla mente le tristi immagini di guerriglia urbana, note durante i tempi dell’Aparthaid.
I fatti avvenuti a Johannesburg hanno rappresentato il culmine della esasperazione per migliaia di sudafricani che ogni giorno lottano per sopravvire alla straziante povertà che avvolge la popolazione nera degli insediamenti informali situati a ridosso delle aree urbane.
L’ondata di violenza si è poi diffusa rapidamente il tutto il Paese ed ha raggiunto in breve tempo anche Cape Town, dove gli abitanti delle township si sono sollevati contro i numerosi residenti starnieri, costringendo questi ultimi ad abbandonare le proprie case e a fuggire in cerca di protezione.
In poche ore il numero degli sfollati è cresciuto in maniera vertiginosa, provocando panico e agitazione anche in coloro che non sono stati direttamente coinvolti nelle violenze e negli scontri.
Venerdì 23 maggio decine di rifugiati impauriti hanno bussato alle porte dello Scalabrini Centre, cercando ospitalità presso il nostro centro. Di colpo sembrava di essere ritornati al tempo delle persecuzioni contro gli ebrei.
La Hall del nostro centro per una notte è diventata sicuro rifugio per uomini, donne e bambini, terrorizzati da questa ondata di orrore e xenofobia.
In poche ore tutti ci siamo trovati ad affrontare una vera e propria emergenza umanitaria. Gli aiuti sono stati pronti e tempestivi e tutta la società civile ha dato una grande risposta di solidarità e gran cuore. Le chiese hanno aperto le porte a migliaia di rifugiati e tutti i cittadini, in diversa misura, hanno offerto supporto e aiuto.
Gli oltre 20.000 sfollati sono stati per lo più sistemati presso alcuni campi situati in zone remote della città, lontani dalle proprie comunità e dal proprio lavoro.
A distanza di una settimana la situazione rimane ancora critica e con molta probabilità i campi non potranno essere chiusi prima di 6-8 settimane.
La priorità in questo momento è quella di creare le condizioni per favorire il reinserimento dei cittadini stranieri nelle proprie comunità e creare i presupposti per una pacifica convivenza e per una reale integrazione.
Spazio dunque al dialogo, al confronto tra le parti, e soprattutto alla costruzione di un tessuto sociale in cui possano convivere le diverse culture.
Autorità, ONG, esponenti politici e società civile, sono tutti chiamati, ora più che mai, a svolgere un ruolo di primaria importanza.


Maggio 2008
I rifugiati sfollati del Sud Africa
di Giulia Treves, operatrice ASCS a Cape Town

Nei mesi precendenti sono aumenti gli attacchi contro gli stranieri, sia nella zona di Jo’burg che in quella Cape Town. Di fatto sono – purtroppo - ne’ una novita’, ne’ una rarita’... In passato i piu’ colpiti sono stati sempre i somali. Si tratta di una comunita’ molto chiusa che pero’ eccelle dal punto di vista imprenditoriale e commerciale: negli anni hanno costruito tanti negozi, fanno affari suscitando l’invidia di tanti...
Perche’ in fondo la xenofobia sudafricana e’ dovuta in gran parte a questo... La popolazione nera, nella zona di Cape Town l’etnia dei Xhosa, e’ stata ovviamente la piu’ penalizzata durante il periodo dell’apartheid. 15 anni dopo la “liberazione” e l’avvio della “democrazia” gran parte della gente si trova ancora con niente. Vive nelle township dove regna la criminalita’ e l’impunita’.

Da qualche anno queste persone assistono all’afflusso dei rifugiati – neri come loro, a volte disperati come loro, ma come ben sapete, non sono mai i piu’ poveri a migrare... Per organizzare un viaggio dal Burundi fino a Cape Town (fate il conto dei chilometri sulla cartina geografica) non si puo’ essere proprio uno sprovveduto... anche se non va dimenticato che la gente a volte cammina...
In piu’ questi rifugiati provengono da paesi dove hanno potuto accedere ai servizi dello stato, al sistema educativo, a una professione....
Il mercato di lavoro sudafricano avra’ anche il 40% di disoccupati ma allo stesso tempo scarseggiano dottori, infermieri, ingenieri, insegnanti, ect... e pertanto le qualifiche dei rifugiati sono richieste.

Tutto questo e’ per inquadrare la”xenofobia”, ovviamente non per giustificarla.
Perche’ la miseria non potra’ mai giustificare l’uccisione di oltre 40 rifugiati nelle township di Jo’burg...mozambicani e zimbabwani, trascinati fuori dalle case, picchiati, legati e bruciati vivi. Donne e bambini insultati, donne stuprate solo perche’ straniere...
La gente scappa... 15.000 mozambicani sono gia’ rientrati in patria... altri rifugiati sono fuggiti in Botswana, gli zimbabwani cercano di tornare a casa, anche se ad aspettarli c’e’ il nulla e i militanti del ZANU-PF pronti con i manganelli...
Sapevamo che l’ondata di violenza si sarebbe estesa anche a Cape Town... anche se qui ha acquistato connotati un po’ diversi...
Si’, hanno attaccato i rifugiati, ma soprattutto hanno saccheggiato le loro case... piu’ che xenophobia si tratta di anarchia e criminalita’...

Al momento abbiamo circa 20.000 sfollati nell’area di Cape Town. Sono alloggiati in chiese, locali dei diversi comuni, e nei primi campi profughi che il Sud Africa ha allestito. Peccato che questi campi si trovano nelle holiday resort dei turisti in luoghi lontani dal centro della citta’ (e dai posti di lavoro di tanti di questi rifugiati).
Oggi abbiamo ricevuto notizia che (in un campo allestito del governo!!) c’erano 4 volontari ad assistere 600 rifugiati...

Se i capetowniani hanno dimostrato tanta solidarieta’, il governo e le sue istituzioni hanno dimostrato le solite difficolta’ organizzative... D’altronde chi si poteva aspettare grandi risposte da un governo che ha assistito senza fare nulla al peggiornamento della situazione nei mesi precedenti, anzi parlando degli stranieri in termini di illegali e persone indocumentate... ma questo discorso vi suonera’ molto familiare...

Che altro vi posso dire... adesso si sta affrontando l’emergenza... e tutto sommato va anche abbastanza bene. Il futuro invece? Tutto da vedere... migliaia di persone che hanno perso tutto, casa, lavoro, risparmi... bambini che non vanno a scuola... persone spaventate, costrette a rivivere esperienze di questo tipo...

Le prossime settimane saranno cruciali per capire se c’e’ una via per tornare a una qualche forma di “normalita’” e vita dignitosa...


 

 



 



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